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Italia in Bosnia per vincere e andare al Mondiale. Nello stadio che “intrappolò” la Fiorentina. Kean e Retegui davanti. Formazioni

Il ct Rino Gattuso (foto dai social della Nazionale di Calcio)

ZENICA (BOSNIA ERZEGOVINA) – Era nuovo e tirato a lucido, 54 anni fa, lo stadio Bilino Polje, durante la finale di Mitropa Cup 1972, persa dalla Fiorentina contro la squadra di casa, il Celik, che significa “acciaio” in omaggio al polo metallurgico più importante, prima della Jugoslavia e ora della Bosnia Erzegovina. In questo stadio, stasera, l’Italia cercherà l’impresa: ossia la vittoria contro la Bosnia di Dzeko per staccare il biglietto per la fase finale del Mondiale 2026 in Usa, Canadà e Messico.

BOLGIA – Rino Gattuso e gli azzurri sono consapevoli del clima incandescente che sarà creato non solo dagli 8.800 spettatori che affolleranno gli angusti spalti, ma anche dalle altre migliaia che saranno affacciate alle finestre dei palazzoni che circondano il Bilino Polje. Tifosi in poltrona però urlanti. In modo da creare la bolgia del 1972, quando anche l’arbitro si fece travolgere, non punendo l’intervento proditorio al primo minuto su De Sisti, costretto a uscire subito. E annullando un gol all’allora centravanti Clerici per un fuorigioco sconfessato perfino dalla statalista tv slava di allora.

LOTTA – Stasera, contro la Bosnia, l’Italia deve vincere su quel rettangolo di gioco attorniato dai palazzoni sbrecciati. Per gli azzurri, la vigilia è scivolata via provando a pensare il meno possibile all’esame mondiale cui il ct Gattuso e compagni sono chiamati ad affrontare. Si sono detti tutto e in questi lunghissimi giorni, dove tattica e tecnica dovranno cedere il passo a cuore e anima, attenzione e coraggio. Niente paura, si sono ripetuti più volte gli Azzurri, quella semmai deve essere disinnescata con aggressività, agonismo, equilibrio e una buona dose di positività, quella che Gattuso ha cercato di innescare nella testa dei giocatori professando al tempo stesso massima carattere ed umiltà.

GATTUSO – “Si vive per notti così. Ci giochiamo tanto, sono due Mondiali a cui non partecipiamo, dobbiamo anche pensare a non perdere energie e gettarle tutte in campo”, ha detto Gattuso, che sente il peso della notte che verrà. “Devo guardare negli occhi i giocatori e trasmettere fiducia, abbiamo la possibilità di raggiungere questo obiettivo. Il gruppo è migliorato in questi sette mesi. Se siamo meno belli non è un problema adesso, con mentalità e voglia abbiamo raggiunto obiettivi inaspettati e questo non deve mancare”, ha aggiunto sottolineando che non intende cercare alibi di alcun tipo.

BOSNIA – “Se pensiamo al campo e alla tribuna è da deboli. Anche se fosse stato brutto possiamo fare poco”.La Nazionale – arrivata a Zenica solo alla vigilia per motivi meteorologici (ha nevicato fino ai giorni scorsi) – ha potuto ‘assaggiare’ quel campo infido per capire o quantomeno immaginare il clima che l’accoglierà. Per quello bastano però le parole del tecnico bosniaco Sergej Barbarez. “La partita è importante per l’Italia, così come per noi. Forse è un po’ più importante per noi, perché non si tratta solo di calcio, ma anche dello stato del Paese. Potremmo essere un po’ più emotivi, ma giocare in una grande competizione è sempre un grande traguardo”, ha sottolineato il ct che, con un velo di ironia e tattica psicologica, ha dato l’idea di quale sarà la strategia: “Il piano? Se facciamo gol, parcheggeremo l’autobus davanti la porta, se iniziamo a perdere lo parcheggeremo a casa loro…”.

DZEKO – Battuta a cui Gattuso ha risposto con uguale ironia: “Barbarez lo conosco, è un giocatore di poker”. Sarà dunque anche una battaglia di nervi. Ed è necessario che siano distesi, come quelli mostrati da Edin Dzeko, attaccante 40enne che conosce vizi e virtù del calcio italiano. L’ex di Roma, Inter e Fiorentina non entra nella polemica riguardante l’esultanza azzurra nell’affrontare la Bosnia e non il Galles (“Quella di Dimarco è stata cosa normalissima, non mi sono offeso. Bisogna stare attenti, però, perché i social trasformano le cose normali in qualcosa di grande”) ma avverte con quale spirito la Bosnia sfiderà l’Italia: “Vogliamo vincere. Gli Azzurri sanno benissimo contro chi gioca e sarà preparata. Noi giocheremo al massimo delle nostre potenzialità. Per me sarà una partita diversa dalle altre, l’Italia è il mio secondo Paese, lo sento molto. Siamo abituati a giocare a Zenica, è piccolo e ricorda gli stadi italiani”.

KEAN – Ma non sarà come stare a casa. “Sta a noi dare una gioia agli italiani – è il messaggio finale di Gattuso -. Se non ci dovessimo qualificare sarebbe una delusione e una mazzata importante ma non sono la persona adatta per dire cosa succederà al nostro calcio in quel caso. Un mio pensiero ce l’ho ma lo tengo dentro di me”. Grinta, ci vorrà grinta. Ma Ringhio Gattuso lo sa. E i giocatori, a cominciare da un Kean in grande spolvero, lo sanno benissimo. Giocherà al fianco di Retegui. Con Pio Esposito pronto a dare una mano. E allora vai: con l’ideale elmetto in testa e la voglia buttare il pallone dentro.

Le probabili formazioni

BOSNIA ERZEGOVINA (4-4-2): Vasilj; Dedic, Katic, Muharemovic, Kolasinac; Bajraktarevic, Tahirovic, Sunjic, Memic; Dzeko, Demirovic. Allenatore: Barbarez

ITALIA (3-5-2): Donnarumma; Mancini, Bastoni, Calafiori; Politano, Barella, Locatelli, Tonali, Dimarco; Kean, Retegui. Allenatore: Gattuso

ARBITRO: Turpin (Fra)


Sandro Bennucci

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