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Mps verso l’assemblea: la lista del Cda fa i conti sui consensi

Mps

Scatta il conto alla rovescia per l’assemblea di Monte dei Paschi di Siena che eleggerà il nuovo consiglio d’amministrazione. Ad una settimana dall’appuntamento, in programma a Siena il 15 aprile, si intensificano gli incontri con gli investitori da parte delle liste in campo per la nuova governance della banca.

Da un lato c’è la lista del Cda con la candidatura di Nicola Maione a presidente e Fabrizio Palermo ad amministratore delegato; dall’altra quella di Plt Holding, la società di partecipazioni della famiglia Tortora, che indica Cesare Bisoni alla presidenza e Luigi Lovaglio come ceo. La terza lista è quella di minoranza delle Sgr e i fondi di Assogestioni. In queste ore, intanto, si stanno intensificando gli incontri dei rappresentanti delle due liste con gli investitori sia italiani che esteri.

Sia sul fronte della lista del Cda che sul versante di Plt Holding c’è molto fermento con l’agenda degli incontri molto fitta. La lista del Cda, dopo le prime interlocuzioni, ha fatto una prima analisi dalla quale sono emersi, secondo quanto si apprende, diversi riscontri positivi. Per quanto riguarda i grandi soci c’è da registrare la decisione di Delfin, primo azionista di Mps con il 17,5%, di partecipare all’assemblea.

La holding che fa capo alla famiglia Del Vecchio e guidata da Francesco Milleri, secondo quanto riferito dal Sole 24 Ore che cita fonti autorevoli, ha depositato le azioni in vista dell’assise. Con la partecipazione di Delfin si preannuncia un’affluenza probabilmente vicina se non superiore al 70%. E con molta probabilità l’orientamento sarebbe quello dell’astensione in assemblea. Secondo alcune ricostruzioni fatte in ambienti finanziari la lista che vede candidati Nicola Maione e Fabrizio Palermo potrebbe contare su una base di partenza del 20% del capitale.

Ci sarebbe il supporto di Francesco Gaetano Caltagirone che, in considerazione della sua quota dell’11,45%, avrà un ruolo di primo piano. Si aggiungerebbero inoltre l’1,4% di Benetton e l’1% dei fondi Mediolanum. Ci sarebbero poi le casse di previdenza che complessivamente arrivano intorno all’1,5%. Si aggiungono inoltre, secondo quanto si apprende, altre casse e fondi più piccoli che raggiungerebbero complessivamente una quota del 5%.

Da questo calcolo resterebbero fuori le quote di Banco Bpm e quella del Mef. A supporto della lista del Cda, inoltre, dovrebbero esserci anche i voti dei fondi che tradizionalmente seguono le indicazioni dei proxy advisors. Sia Iss che Glass Lewis, infatti, hanno indicato la lista del Cda come quella da votare. Sulla lista di Plt Holding, Glass Lewis ha sottolineato come nonostante l’enfasi sulla “continuità della leadership possa trovare riscontro in alcuni azionisti, la validità di tale esito non appare al momento sufficientemente fondata”.

Sulla posizione del proxy advisor è intervenuto Pierluigi Tortora, presidente del consiglio di amministrazione di Plt Holding, il quale, con una lettera agli azionisti, spiega di aver apprezzato la “profondità dell’analisi svolta” e sottolinea come le “conclusioni del report non siano coerenti con le sue stesse risultanze”. Quando analisi e conclusioni “divergono, spetta agli investitori decidere a quale delle due attribuire fiducia”, conclude la lettera.

Per avere altre indicazioni su cosa accadrà in assemblea bisognerà attendere i prossimi giorni quando i fondi inizieranno a pubblicare le loro intenzioni voto. L’attenzione si concentra in particolare su Blackrock con il suo 5%, ma anche a Vanguard e Norges che insieme raggiungono il 9% del Monte. Sul fronte della lista che candida Luigi Lovaglio e Cesare Bisoni, la base di partenza è quella dell’1,2% di Plt Holding a cui potrebbe aggiungersi la quota dell’imprenditore Girondi prossimo al 3%.

In serata il consiglio d’amministrazione della banca in “seguito e in conseguenza della revoca delle deleghe” deliberata in data 25 marzo, ha proceduto alla risoluzione unilaterale per giusta causa del rapporto di lavoro con Luigi Lovaglio nella sua qualità di direttore generale. In occasione della revoca delle deleghe, Lovaglio era stato sospeso dall’incarico di direttore generale.



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