
Tregua di Trump: Teheran pronta a riaprire Hormuz. Il prezzo del petrolio crolla. Tavolo di pace in Pakistan

LONDRA – Dopo l’annuncio della tregua da parte di Trump, Teheran si è dichiarata disponibile a riaprire lo Stretto di Hormuz. E il petrolio crolla con il cessate il fuoco: il Wti arriva a perdere fino al 18% scendendo ben sotto i 100 dollari al barile a 93,03 dollari.
I Colloqui tra Stati Uniti e Iran con una mediazione di Islamabad sono previsti a partire da venerdì in Pakistan: lo hanno riferito media regionali, con l’agenzia di stampa Fars che ha anche delineato dieci “punti” che sarebbero
parte della trattativa. Stando alla sua ricostruzione, i punti sarebbero stati accettati dal presidente americano Donald Trump. Le fonti di Fars elencano i nodi in discussione: l’impegno
dell’Iran a non costruire armi nucleari; disposizioni volte a preparare il terreno per una cessazione completa di qualsiasi aggressione contro l’Iran e i suoi alleati; il possibile ritiro
delle forze combattenti statunitensi dalla regione e il divieto di qualsiasi attacco contro l’Iran; un transito giornaliero limitato di navi attraverso lo Stretto di Hormuz per due settimane, nell’ambito di un protocollo di “passaggio sicuro”; la
revoca di tutte le sanzioni primarie, secondarie e delle Nazioni Unite contro l’Iran; la copertura delle perdite subite dall’Iran a causa della guerra tramite la creazione di un fondo di
investimento e finanziario per il Paese; il riconoscimento da parte degli Stati Uniti del diritto dell’Iran ad arricchire materiali nucleari e l’avvio di discussioni sul livello di
arricchimento; il permesso per Teheran di negoziare trattati di pace bilaterali e multilaterali con i Paesi della regione; l’estensione della politica di non aggressione verso tutti i gruppi della resistenza nella regione; la ratifica di tutti gli
impegni attraverso una risoluzione ufficiale delle Nazioni Unite.
Dopo trentanove giorni di guerra, la crisi mediorientale ha subito una sterzata improvvisa nella notte, quando il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato il raggiungimento di un accordo per un cessate il fuoco di due settimane con l’Iran.
La notizia è giunta meno di due ore prima della scadenza del termine delle 20 (le due del mattino in Italia, come riportato in tempo reale da Firenze Post) che il Commander-in-Chief aveva fissato per l’avvio di un’operazione militare senza precedenti che avrebbe potuto portare “all’annientamento di una società millenaria”.
La condizione sine qua non posta da Washington, e apparentemente accettata da Teheran, è la riapertura “completa, immediata e sicura” dello Stretto di Hormuz, l’arteria vitale per il commercio petrolifero mondiale che era stata strozzata dalle tensioni degli ultimi giorni. Ancora una volta, il tycoon ha affidato a Truth Social la narrazione di questa svolta, attribuendo un ruolo decisivo alla mediazione del Pakistan. Ieri, i colloqui con il Primo Ministro Shehbaz Sharif e il Maresciallo di Campo Asim Munir hanno convinto il Presidente a “sospendere l’invio di forze distruttive” alla volta della Repubblica islamica.
Tra le righe della comunicazione presidenziale emerge la volontà di presentare lo stallo non come un compromesso, ma come il frutto di una posizione di forza: “Il motivo per cui lo facciamo è che abbiamo già raggiunto e superato tutti gli obiettivi militari”, ha scritto oggi Trump, suggerendo che la minaccia dell’uso della forza sia stata lo strumento necessario per portare l’Iran al tavolo negoziale.
LIBANO – “Israele sostiene la decisione del presidente Trump di sospendere gli attacchi contro l’Iran per due settimane, a condizione che l’Iran apra immediatamente gli stretti e interrompa tutti gli attacchi contro gli Stati Uniti, Israele e i paesi della regione. La tregua di due settimane non include il Libano”. E’ quanto si legge sul profilo X dell’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
