Vespa: 80 anni fa nasceva a Pontedera uno dei simboli dell’Italia del dopoguerra

La Vespa compie ottant’anni e continua a essere uno dei simboli più riconoscibili dell’industria e dello stile italiano nel mondo. Il brevetto fu depositato il 23 aprile del 1946 e da allora quasi venti milioni di esemplari hanno percorso le strade dei cinque continenti, trasformando uno scooter in un vero fenomeno di costume e mobilità.
Nata a Pontedera dalla ricostruzione industriale del dopoguerra e dall’intuizione di Enrico Piaggio, la Vespa rappresentò una soluzione semplice e accessibile per la mobilità individuale di un Paese che usciva dal conflitto. Il progetto dell’ingegnere aeronautico Corradino D’Ascanio introdusse innovazioni tecniche decisive, come la scocca portante e una posizione di guida più comoda e protettiva, elementi che contribuirono al successo del modello fin dagli anni Cinquanta.
Nel tempo, la Vespa è diventata molto più di un mezzo di trasporto: ha accompagnato la crescita economica e sociale di intere generazioni, entrando nel cinema, nella musica e nell’immaginario collettivo. Già a pochi anni dal debutto, la produzione si diffuse in diversi Paesi e lo scooter italiano divenne uno dei primi marchi globali della mobilità.
Oggi la Vespa resta un prodotto industriale attuale, realizzato in più stabilimenti tra Europa e Asia e capace di evolversi sul piano tecnologico senza rinunciare al design che l’ha resa un’icona.
In occasione degli 80 anni dalla registrazione del brevetto della Vespa, gli Archivi di Stato pubblicano sul Portale Antenati l’atto di nascita di Corradino D’Ascanio (1891-1981), ingegnere e inventore italiano che ne fu il progettista.
L’iniziativa rientra nella rubrica “Dal registro alla Storia”, che valorizza il patrimonio documentario conservato negli Archivi di Stato attraverso la diffusione online di fonti originali legate a figure che hanno contribuito allo sviluppo culturale, industriale e sociale del Paese. Figura di grande rilievo nel panorama dell’ingegneria del Novecento, d’Ascanio fu protagonista delle prime sperimentazioni nel campo dell’aviazione e del volo verticale, arrivando a progettare prototipi di elicotteri e numerose innovazioni tecniche.
Su incarico di Enrico Piaggio, nel 1946 sviluppò un nuovo modello di motoveicolo destinato a rivoluzionare la mobilità del dopoguerra: la Vespa, divenuta in breve tempo un simbolo internazionale del Made in Italy per semplicità, funzionalità ed eleganza.
“La pubblicazione del certificato di nascita -si legge in una nota-, conservato presso l’Archivio di Stato di Pescara, consente di riscoprire le radici di una figura centrale della cultura industriale italiana attraverso una fonte autentica, accessibile a tutti. Un modo per raccontare, soprattutto alle nuove generazioni, la grande storia del nostro Paese, da sempre capofila nel mondo del design e dell’ingegno”.
MARCHETTI (LEGA) – Il deputato della Lega Augusto Marchetti scrive: “Auguri alla Vespa per il suo ottantesimo anniversario. Un grazie speciale a Piaggio e a tutti coloro che hanno reso la Vespa un simbolo intramontabile di libertà, stile italiano e ottimismo”.
E ancora: “Ottant’anni di un’icona che ha accompagnato la vita di milioni di persone nel mondo. È arrivato il momento che l’Italia riconosca ufficialmente il suo valore culturale: avanti con l’iter della mia Proposta di Legge ‘Riconoscimento del motociclo Vespa Piaggio quale patrimonio culturale nazionale’, già incardinata in Commissione Cultura alla Camera che prevede anche l’ingresso nei centri storici. La Lega è orgogliosa di questa grande eccellenza italiana e continuerà a battersi per valorizzarla”.
GIANI – “In 80 anni la Vespa è diventata molto più di un semplice mezzo di trasporto. È diventata simbolo capace di unire generazioni e culture diverse e può dirsi a ragione una delle grandi eccellenze dell’industria e del genio toscano. Con quasi 20 milioni di esemplari prodotti e diffusi nei cinque continenti, la Vespa della Piaggio, dal Dopoguerra ad oggi, ha rivoluzionato il modo di muoversi, portando praticità ed eleganza sulle strade di tutto il mondo”.
Così in una nota il presidente della Toscana, Eugenio Giani, rende omaggio alla Vespa della Piaggio nell’ottantesimo anniversario del deposito del brevetto avvenuto all’Ufficio Brevetti di Firenze il 23 aprile 1946.
“Il brevetto – rievoca Giani – fu depositato da Enrico Piaggio, che voleva mettere a disposizione degli italiani che uscivano dalla guerra un mezzo economico, agile ed accessibile a tutti. L’invenzione fu opera dell’ingegnere Corradino D’Ascanio, che applicò principi derivati dall’ingegneria aeronautica per creare uno scooter rivoluzionario in grado di offrire una guida comoda e pulita, grazie allo scudo anteriore che proteggeva il conducente. Essa rappresentò l’avvio di una nuova era della mobilità. La Vespa divenne in breve delle icone del design italiano, simbolo di libertà e stile, con il risultato che, ancora oggi, è in grado di affascinare milioni di uomini e di donne in tutto il mondo”.
Nel documento originario il mezzo veniva descritto come una motocicletta innovativa, caratterizzata da una struttura compatta con carrozzeria protettiva che copriva interamente la parte meccanica. Tale brevetto dette il via alla produzione della Vespa 98, il primo modello uscito dagli stabilimenti di Pontedera (Pisa) ufficialmente presentato alla Fiera di Milano nel settembre del 1946.
