Papa Leone XIV: un anno di pontificato. Per una pace disarmata e disarmante. Nonostante gli attacchi di Trump

“Vado avanti!”, ha fatto dire Papa Leone XIV al cardinale Parolin, dopo l’ennesimo attacco di Trump. Che lo accusava di mettere a rischio la vita dei cattolici non condannando l’arma nucleare che l’Iran vorrebbe costruire e mettere a punto. “Vado avanti”, ossia non mi fermo. Come i cristiani perseguitati fin dai tempi delle catacombe. E come i martiri di ogni epoca. E andrà avanti anche incontrando, giovedì 7 maggio 2026, l’inviato di Trump, il segretario di Stato americano Rubio. A Roma per ricucire un rapporto diciamo molto deteriorato.
Si era presentato al mondo, il Papa americano, che proprio dal presidente degli Stati Uniti ora è avversato e messo all’indice, l’8 maggio del 2025, con un breve discorso, scritto e preparato in anticipo. Una ‘prima volta’ per un neo pontefice, visto che i più recenti avevano scelto poche parole a braccio, mentre in passato ci si limitava a benedire il popolo dalla loggia.
Tra le sue prime parole c’era quella “pace disarmata e disarmante” che è poi diventato il filo rosso di discorsi, gesti, incontri, viaggi di questo primo anno di pontificato. Robert Francis Prevost, dopo un conclave breve, seguito alla malattia e morte di Papa Francesco, un anno fa arrivava sul soglio di Pietro superando cardinali che nei giorni precedenti sembravano più gettonati.
Un’elezione, però, non del tutto a sorpresa, considerato che il cardinale Prevost era stato
chiamato in Curia da Bergoglio due anni prima per gestire il delicato Dicastero dei vescovi. Era conosciuto dunque da tutti e incarnava quella figura che poteva portare l’unità nella Chiesa e proseguire il lavoro di ‘ricucitura’, avviata dal predecessore, del mondo ridotto in pezzi dalle guerre.
Prevost, primo Papa nato negli Stati Uniti, ma anche primo Pontefice con una esperienza da missionario e, ancora, primo agostiniano, scelse l’impegnativo nome di Leone XIV, per rendere omaggio a Leone XIII, il ‘papa sociale’ che si occupò di lavoro, diritti, economia. Un discorso da rimettere in cima all’agenda non solo perché permangono profonde disparità nelle società ma anche perché l’avvento dell’intelligenza artificiale, alla quale Leone dovrebbe dedicare la sua prossima enciclica, rischia di essere un vulnus nella tutela della dignità.
La pace è stata senza dubbio la preoccupazione principale. Tanti gli incontri in questi dodici mesi, ma soprattutto sono stati continui i colloqui telefonici con i leader della terra, dal presidenti russo Vladimir Putin e ucraino Voldymyr Zelensky, ai leader israeliani, Benjamin Netanyahu e Isaac Herzog. Molto
più complessi, come stiamo vedendo, i rapporti con il presidente Donald Trump, capace di sferzare contro il Papa statunitense attacchi che non hanno precedenti nella storia.
Per quanto riguarda la vita interna alla Chiesa cattolica, Leone XIV ha preso in eredità il Giubileo della speranza, con una miriade di incontri nei quali ha cominciato a farsi conoscere dai fedeli. Il primo bagno di folla è stato proprio al Giubileo dei Giovani con un milione di ragazzi arrivati da tutto il mondo a Tor Vergata per pregare con un Papa che molti di loro non conoscevano.
In questi dodici mesi, Prevost ha anche ripristinato vecchi segni del pontificato che erano stati archiviati negli anni di Bergoglio: dal ritorno al palazzo apostolico, al ripristino di alcuni elementi formali dell’abbigliamento, come la mozzetta.
Amante della natura e dello sport, Leone XIV ha riscoperto la residenza papale di Castel Gandolfo. Ma anche questi segni di discontinuità con il Pontefice argentino, più che ad una rottura con il passato, sembrano attribuibili alla personale interpretazione del pontificato che ogni Papa porta con sé.
Di certo, su temi e questioni, Leone XIV sembra cercare una maggiore armonia tra le tante anime della Chiesa. E così ha lasciato aperta la porta ai movimenti popolari e allo stesso tempo ha riaccolto in basilica i tradizionalisti, solo per fare un paio di esempi.
Anche sulla carità c’è stato un cambio di passo ma sempre con l’attenzione agli ultimi: al lavoro
dell’Elemosineria (dove c’è stato un avvicendamento tra il cardinale Konrad Krajewski e un suo fedelissimo confratello agostiniano, monsignor Luis Marín de San Martín) si affianca il rafforzamento delle relazioni con i grandi donatori, quelli che alla fine possono fare la differenza, come la ricca e potente Papal
Foundation, anch’essa di matrice statunitense, che ha visto aumentare i donatori con il nuovo Papa.
Ma torniamo all’attualità, un anno dopo l’ascesa di Leone XIV al soglio pontificio, frase con la quale si indica il trono del Papa, la Cattedra di San Pietro e, per estensione, l’autorità papale, la Santa Sede e l’intera carica di Sommo Pontefice della Chiesa cattolica. Era l’8 maggio 2025. Un anno dopo, nelle parole di Trump si legge una reazione scomposta al ripetersi degli appelli di Leone per la pace. Richiami nei quali
senza giri di parole ha attaccato le grandi potenze che “devastano il mondo”.
Infine quella dichiarazione all’uscita della residenza di Castel Gandolfo dove definì le minacce Usa
all’Iran “non accettabili”. Era il 7 aprile e il tycoon, neanche una settimana dopo, lanciò la sua bordata.
Sullo sfondo c’era anche un presunto viaggio del Papa negli Stati Uniti che da oltreoceano auspicavano per quest’anno, per celebrare il 250° anniversario dall’indipendenza.
Ma mentre negli Usa, il 4 luglio 2026, ci saranno parate e celebrazioni, il Papa americano sarà a Lampedusa, a portare conforto ai migranti e, verosimilmente, a denunciare, ancora una volta, quel nord del mondo che poco o nulla fa per l’emisfero sud.
Ma c’è anche altro. Da leader repubblicano, Trump fu pesante anche con Papa Francesco: è “molto politicizzato”, “penso che non capisca i problemi del nostro Paese”, lo attaccava nel 2016 sulla
questione dei migranti. E anche in quel caso trovò un Pontefice deciso, e un po’ meno mite di Prevost: “Una persona che pensa di fare i muri non è cristiano”, disse Bergoglio ai giornalisti di
ritorno dal suo viaggio negli Stati Uniti.
E nel 2017, quando Trump venne eletto per la prima volta alla Casa Bianca, il commento del Papa argentino fu laconico: “Vedremo che cosa farà”. Frase che può fare il paio con le parole del cardinale Parolin, attribuite a Leone XIV: “Vado avanti!”
