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Campobasso, madre e figlia morte avvelenate: interrogato il sindaco di Pietracatella, amico del padre Gianni Di Vita

Le vittime Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita

CAMPOBASSO – Nuova giornata di interrogatori nell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute alla fine di dicembre 2026 all’ospedale Cardarelli di Campobasso dopo un avvelenamento da ricina. Stamattina, 1 giugno 2026, la Squadra Mobile di Campobasso ha convocato in Questura il sindaco di Pietracatella Antonio Tomassone.

Tomassone, da sempre legatissimo a Gianni Di Vita, padre e marito delle due vittime, ex sindaco e per anni consigliere comunale del paese molisano, è stato rieletto proprio pochi giorni fa alla guida dell’amministrazione comunale. Il primo cittadino è arrivato in Questura poco prima delle 11 per essere sentito dagli investigatori. A unire i due uomini è la militanza politica nel Partito Democratico molisano di cui Tomassone fino al 2024 è stato membro della segreteria regionale, mentre alle ultime elezioni si è presentato a guida di una lista civica di centro-sinistra. Anche Gianni Di Vita ha ricoperto incarichi ufficiali nel partito ed è stato a sua volta sindaco di Pietracatella per dieci anni, mentre dal 2020 ne è stato consigliere di maggioranza fino alla tragedia che ha coinvolto la moglie Antonella e la figlia Sara. Il legame con la sezione locale del Partito Democratico riguarda anche Vittorino Facciolla, avvocato di Di Vita e consigliere regionale del Molise eletto con il centro-sinistra.

Tomassone è stato sentito per circa due ore ed è stato convocato come persona informata sui fatti proprio in ragione della conoscenza personale e dei rapporti istituzionali intrattenuti negli anni con Di Vita. Da tempo, infatti, gli investigatori stanno cercando di ricostruire la cerchia di persone che gravitavano attorno alla famiglia per risolvere il giallo.

SUPER PERIZIA – Si attende adesso il risultato della consulenza tecnica sugli accertamenti autoptici che verrà depositata insieme alla super-perizia di Locatelli. La ricina è una proteina  tossica che tende a degradarsi molto presto, l’esperto quindi sulla base della quantità rinvenuta nel corpo delle donne dovrà cercare di risalire alla data dell’ingestione


Gilda Giusti

Redazione Firenze Post

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