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Confesercenti Toscana: Nico Gronchi confermato alla presidenza. “Il commercio è vitale e aiuta le città. Ma la buracrotax è distruttiva”

Nico Gronchi, presidente di Confesercenti Toscana e Nazionale

Nico Gronchi è stato riconfermato alla presidenza di Confesercenti Toscana, incarico che ricopre dal 2015 e che mantiene insieme alla presidenza nazionale. La rielezione è avvenuta stamani, 9 giugno 2026, durante l’assemblea regionale elettiva dell’associazione che si è tenuta nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio.

“Chi pensava che centri commerciali, e-commerce, marketplace e Intelligenza Artificiale avrebbero distrutto il commercio e le nostre città si sbagliava – ha spiegato Gronchi – Il commercio non scompare, si trasforma: le città si modellano ed è proprio per questo che oggi è più moderno che mai. Meno commercio tradizionale e più digitale, più turismo, nuove infrastrutture: sono i volti diversi di una stessa regione in trasformazione. Ma il cambiamento lascia indietro i territori più deboli e va governato”.

Negli ultimi 10 anni le imprese del commercio al dettaglio in Toscana sono diminuite del 15,2%, con una flessione che sale al 18,5% nei comuni sotto i 5.000 abitanti. Il fenomeno, è stato spiegato, è reso più dirompente dall’aumento dei costi che gravano sulle imprese.

Secondo le elaborazioni di Confesercenti su dati Istat e Arera, dopo i picchi del 2023 le bollette restano intorno al 40% sopra i livelli pre-Covid: per un ristorante la spesa annua per il gas è salita da 4.900 a 7.500 euro (+53%) e quella per l’elettricità da 9.000 a 11.300 (+25,6%), con un aggravio per il terziario stimato a livello nazionale in circa 3 miliardi di euro l’anno. Alla pressione energetica si aggiunge quella degli affitti commerciali. A Firenze, nella zona del Duomo, la locazione dei negozi è aumentata del 27,9%, sospinta dai valori immobiliari legati alla pressione turistica.

BUROCRAZIA – Gli adempimenti burocratici rappresentano una componente rilevante dei costi che gravano sulle imprese del commercio, del turismo e dei servizi, in particolare sulle micro e piccole attivita’: una occulta buracrotax che drena ben il 3% del fatturato – secondo le stime di Confesercenti – questo il peso annuo complessivo delle procedure necessarie a mantenere in vita la propria attivita’.

Per oneri burocratici, ogni impresa infatti si trova a pagare in media oltre 10 mila euro l’anno, per un esborso complessivo di 12 miliardi di euro l’anno che portano a raddoppiare la pressione fiscale e burocratica sulle imprese. Un fardello, quello della burocrazia, che non si misura soltanto nei costi monetari diretti, ma anche nel tempo dedicato alla gestione delle scadenze, ai rapporti con la pubblica amministrazione e all’adeguamento continuo alle normative.

Negli ultimi quindici anni il tema della semplificazione amministrativa e’ rimasto costantemente al centro del confronto pubblico tra Governi, associazioni d’impresa e amministrazioni territoriali. Il portale Impresa in un giorno e il modello SUAP hanno rappresentato un passaggio quasi rivoluzionario verso l’idea di un punto unico di accesso per l’avvio e la gestione dell’attivita’ d’impresa: di fatto una eccellente idea rimasta pero’ solo sulla carta. Il tema della semplificazione e’ tornato al centro con il PNRR, che ha collegato in modo piu’ stretto la riduzione degli oneri burocratici agli obiettivi di competitivita’ e di capacita’ amministrativa.

ONERI – L’Agenda per la semplificazione 2020-2026 ha previsto la reingegnerizzazione delle procedure, la standardizzazione della modulistica, la digitalizzazione dei procedimenti e la creazione di un catalogo unico dei regimi amministrativi, con traguardi quantitativi di centinaia di procedure da semplificare entro il 2026. Nel complesso, il dibattito degli ultimi quindici anni mostra un elemento ricorrente: l’ampia consapevolezza del costo economico della burocrazia non si e’ ancora tradotta in una riduzione strutturale e percepibile degli oneri per le imprese.

Ed i risultati finora raggiunti sono drammaticamente parziali finche’ non si Interverra’ in modo sistematico su tre criticita’: l’eccesso di stratificazione normativa, la mancata uniformita’ territoriale nell’applicazione delle regole e la tendenza a sostituire, continuamente, vecchi adempimenti con nuovi obblighi formali. Nel mondo del lavoro, la sovrapposizione continua di normativa rende infatti la gestione onerosissima per le aziende.

I COSTI – Prima di analizzare nel dettaglio il peso economico degli adempimenti, e’ utile precisare che commercio, ricettivita’ e pubblici esercizi condividono un nucleo comune di obblighi amministrativi – fiscali, contributivi, in materia di lavoro, sicurezza e privacy – ma presentano anche differenze rilevanti legate alla natura dell’attivita’ svolta. Nella tabella che segue, considerando le imprese da 0 a 49 addetti, abbiamo stimato il costo annuo complessivo per ciascuna impresa degli adempimenti burocratici necessari a mantenere in vita la propria attivita’.

La spesa annua media per impresa e’ poco meno di 10mila euro, il costo e’ piu’ alto per le imprese turistiche, soprattutto per quelle alberghiere: in media ogni impresa spende oltre 14mila euro l’anno solo per le procedure. Di questa cifra, l’80% e’ per l’acquisto di servizi professionali esterni all’impresa. Nel complesso queste spese incidono per quasi il 3% sul fatturato delle imprese.


Sandro Bennucci

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