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Nazionale: Maldini e Leonardo lasciano. Abete: “Situazione nuova”. Tornano in lizza Conte e Mancini, spunta Thiago Motta

Maldini e Leonardo (foto dai social)


ROMA – Paolo Maldini e Leonardo lasciano la Nazionale. Oggi, 27 luglio 2026, dopo neanche due settimane dalla nomina, il direttore tecnico e il consulente azzurro hanno deciso di rassegnare le dimissioni. Dopo il caos ct scoppiato intorno ad Andrea Pirlo per il suo ruolo di testimonial di una compagnia di scommesse russe.

A confermarlo il presidente della Lnd, Giancarlo Abete: “Hanno comunicato la volontà di dimettersi. Adesso bisogna ripartire da zero. Non siamo abituati a queste situazioni. Bisogna ripartire con un progetto serio. Non è stato fatto ancora nessun nome sul nuovo ct”. Così Abete all’uscita della riunione delle componenti in Figc. “Lo abbiamo saputo nel finale della riunione delle componenti, da notizie dei media”, ha aggiunto Abete, sottolineando che “fino a 45 minuti fa pensavamo alle alternative volute dal dt e dall’advisor. Ora dobbiamo ripartire da un progetto serio. Il colloquio di oggi è partito dalla trattativa con Guardiola e successivamente l’indicazione di Pirlo dopo i quali sono emersi i problemi che ormai tutti conoscono, attività non note alla Federazione quando ha fatto questo tipo di scelta. Dopo c’è stata la non
accettazione di Maldini e Leonardo – ha aggiunto Abete. – Bisogna cercare di riprendere il filo se il progetto resta quello di individuare un direttore tecnico e presidente del Club Italia, ma questa è una valutazione che deve fare Malagò. C’è delusione per Maldini che aveva detto che Nazionale non si può rifiutare? C’è situazione non prevista, Maldini ha parlato di 10 anni e sono passati quattro giorni…, ma
sono dei corto circuiti che possono capitare”.

L’intransigenza di Maldini che aveva paventato dimissioni qualora fosse saltato il nome di Pirlo nonostante il caso Russia, ha avuto la meglio sull’opportunità di non far saltare il banco e gettare via quel modello di riforme di lunga durata che aveva messo in piedi per rilanciare l’intero movimento nazionale del calcio. L’ex campione rossonero avrebbe comunicato direttamente a Malagò la sua scelta, non accettando alcun tipo di compromesso. Incassato il no di Guardiola, ‘saltato’ Andrea Pirlo, ad un certo punto era anche spuntato un nome nuovo sul tavolo della Figc. Quello di Thiago Motta, alla vigilia di un Consiglio federale che sembrava poter segnare una svolta sull’identikit del futuro ct. Un profilo giovane, di prospettiva, dal gioco moderno e con quelle credenziali che si avvicinerebbero a quelle richieste dal Club Italia. Ma è sembrato più una ipotesi che altro, un tentativo effimero per provare a trovare un’intesa tra le parti affidandosi ad un nome che potesse tenere tutto in equilibrio. Una scelta che non è mai davvero decollata proprio perché le parti sono rimasti distanti dopo la bocciatura di Pirlo, fallendo il tentativo di ricucire ed evitare quella “pessima figura”, come l’ha definita il ministro dello Sport, Andrea Abodi, che potesse davvero dare una svolta. Per Maldini e Leonardo la scelta tecnica era un principio inderogabile e non sono tornati sui loro passi.

IL FUTURO DELLA PANCHINA AZZURRA – Sono due i nomi che erano sul tavolo e che tornano a prendere nuovamente forma per la panchina azzurra, ovvero i due ex ct Antonio Conte e Roberto Mancini. Perchè l’ultima parola è e resta quella del presidente federale che, nell’incontro con le componenti, ha riproposto proprio le due figure che fin da subito, da quando ad aprile si era dimesso Rino Gattuso, sono sembrate le più idonee e spendibili per ripartire. Conte è il grande favorito ma soprattutto il preferito dei club di A che l’hanno sponsorizzato fin da subito, Mancini è amico personale del presidente federale e compagno di tante partite di calcetto al circolo Aniene. “Sto lavorando, a breve saprete tutto. Martedì in Consiglio ci saranno delle novità sul ct”, ha dichiarato Malagò dopo la mancata nomina di Andrea Pirlo prima che arrivasse la comunicazione di Maldini e Leonardo. La situazione è tesa e complessa. E in risposta alle dichiarazioni del ministro Andrea Abodi, che sul caso aveva detto “bisogna rimediare alla brutta figura”, ha replicato: “Bisogna vedere chi l’ha fatta la brutta figura. Devo dire che il mondo di Abodi, con il quale oggi ho ottimi rapporti, è uno di quei mondi che non può parlare di brutte figure che ce ne sono state tante da tante parti”.

Il Consiglio federale di domani, 28 luglio, mai così atteso, proverà a chiudere una parte di questa telenovela trovando l’intesa su un nome ora che non c’è bisogno di passare per una scelta condivisa. Lasciata la sede della Federcalcio da una uscita secondaria, senza rilasciare altre dichiarazioni, si preparerà al Consiglio per comunicazioni ufficiali sulla situazione che ha l’urgenza di definirsi ora in tempi brevissimi.



Paulo Soares

redazione@firenzepost.it

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