Prato: sequestrati alla Dogaia droga e un cellulare

PRATO – Nuovo sequestro di un cellulare e di droga nel carcere di Prato. La procura in una nota spiega che “nel quadro dell’attività investigativa in corso”, svolta dalla polizia penitenziaria, mercoledì scorso un detenuto recluso in una cella nella sezione isolamento del reparto media sicurezza è stato sorpreso a telefonare con uno smartphone. Trovata anche “un’agenda densa di recapiti telefonici”. Il giorno dopo poi, nella sesta sezione del reparto di media sicurezza, rinvenuti 30 grammi di cocaina e 10 di hashish.
La procura ricorda anche che domenica scorsa era stato intercettato un lancio di un plico dall’esterno: l’involucro, recuperato in prossimità dei passeggi, conteneva 92 grammi di hashish e un mini smartphone privo di scheda sim. Il 18 luglio recuperati invece 5 cellulari introdotti con un drone al quale era stata legata una lenza di circa venti metri per poter depositare il plico dentro il penitenziario e il 25 luglio
sequestrati uno smartphone, un mini smartphone privo di scheda sim e 1900 grammi di hashish. “Il nuovo rinvenimento – commenta la procura – dimostra l’efficacia delle investigazioni in atto e, al contempo, la notevole gravità della situazione esistente nella struttura carceraria”, che attualmente ospita 634 detenuti. Da settembre 2024, precisa la procura, sequestrati 92 dispositivi telefonici, 3.791 grammi di hashish, 290 di cocaina, 4,61 di eroina, 1,59 di ecstasy, 66 di anfetamine.
“Risultano tuttora attive numerose ulteriori sim corrispondenti ad altrettanti apparecchi e ulteriori utenze nella disponibilità di più detenuti. La collaborazione dei detenuti continua a rivelarsi fruttuosa e si auspica possa incrementarsi. Sarebbe auspicabile, si ribadisce, un appropriato intervento di schermatura sul carcere, la fornitura di disturbatori di frequenza alla struttura pratese, l’intensificarsi dei controlli, la collocazione di un intercettatore di droni funzionante e l’istallazione di telecamere che consentano di coprire la visuale su tutto il carcere e ciò al fine di agevolare le attività intercettive”.
