Esplosione di Calenzano: sei dipendenti Eni chiedono di patteggiare. Spetterà al Gip decidere

PRATO – Sei dei nove indagati per l’esplosione del deposito Enel di Calenzano, che provocò la morte di cinque persone, hanno chiesto di patteggiare la pena. Lo fa sapere la Procura di Prato, guidata da Luca Tescaroli, attraverso un comunicato. La decisione spetterà al Gip.
Per gli altri 3 indagati – un dipendente Eni e due della ditta appaltatrice Sergen – chiesto il rinvio a giudizio. “I 6 principali imputati – spiega la procura – hanno manifestato la disponibilità a vedersi applicati, complessivamente, 14 anni e 6 mesi per i reati di omicidio colposo e disastro colposo”. La Procura aggiunge che i sei imputati hanno rinunciato a difendersi “il che costituisce, allo stato, un
importante risultato raggiunto”.
Le richieste di patteggiamento, trasmesse al giudice per le indagini preliminari con il parere favorevole della Procura di Prato in ragione della congruità delle pene e dell’avvenuto risarcimento del danno ai
familiari delle vittime e alle persone offese, riguardano: Luigi Cullurà: pena finale di due anni e nove mesi di reclusione (con sostituzione in lavori di pubblica utilità); Carlo Di Perna: pena finale di due anni e sei mesi di reclusione (con sostituzione in lavori di pubblica utilità); Emanuela Proietti: pena finale di due
anni e cinque mesi di reclusione (con sostituzione in lavori di pubblica utilità); Marco Bini: pena finale di due anni e tre mesi di reclusione (con sostituzione in lavori di pubblica utilità); Andrea Strafelini: pena finale di due anni e tre mesi di reclusione (con sostituzione in lavori di pubblica utilità): Elio Ferrara: pena finale di due anni di reclusione, con sospensione condizionale e non menzione (lo stesso Ferrara riveste anche la qualità di persona offesa, avendo riportato gravi lesioni nell’esplosione).
Complessivamente – scrive sempre la Procura – i sei imputati hanno manifestato la disponibilità a concordare pene per un totale di quattordici anni e sei mesi per le accuse di omicidio colposo plurimo e disastro colposo, rinunciando al dibattimento.
Il procuratore Luca Tescaroli, in un comunicato, sottolinea che la richiesta di patteggiamento non costituisce ammissione di responsabilità sul piano giuridico, ma rappresenta una presa d’atto del quadro probatorio. Per altre tre posizioni – quelle di Francesco Cirone, Enrico Cerbino e Luigi Murno – è stata invece esercitata l’azione penale con richiesta di rinvio a giudizio.
Per le contestazioni contravvenzionali relative agli scarichi di acque reflue nel fosso Tomerello senza autorizzazione, gli indagati Patrizia Boschetti, Luigi Cullurà, Emanuela Proietti e Marco Bini hanno inoltre
presentato istanza di oblazione.
Sul fronte della sicurezza e del territorio, l’inchiesta ha permesso di disinnescare definitivamente i
rischi legati all’impianto nel cuore di Calenzano. La Procura, spiega una nota, ha revocato il sequestro probatorio e disposto la restituzione dell’area a Eni (ora ridenominata Eni Industrial Evolution): il deposito è stato completamente svuotato e sono già avviate le attività di decommissioning, bonifica e smantellamento degli impianti in vista della riconversione industriale, a tutela degli impianti in vista della riconversione industriale, a tutela anche dei livelli occupazionali.
