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Malagò da presidente a commissario della Federcalcio. L’ipotesi della giunta del Coni. Ma la Serie A stavolta é contraria

Giovanni Malagò (Foto d’archivio)

BOLOGNA – Si giocherà fra qualche ora, ossia mercoledì 6 ottobre 2026, la partita più importante per il futuro del calcio italiano: quando la Giunta del Coni sarà chiamata a decidere sul caso del mancato tesseramento di Giovanni Malagò e il relativo commissariamento della Figc.

L’esito potrebbe risolversi con un colpo di scena che indirizzerebbe il voto evitando di spaccare la stessa Giunta tra favorevoli e contrari a Malagò. Secondo quanto filtra dagli ambienti federali, il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, e il numero uno della Figc Malagò, si incontreranno prima della Giunta. Per l’ultimo di numerosi incontri e confronti che ci sarebbero stati in questi ultimi venti giorni. Ma forse quello decisivo. L’ipotesi sul tavolo sarebbe quella di proporre alla Giunta lo stesso Malagò commissario della Federcalcio.

Un’ipotesi che da un lato consentirebbe al Coni di rispettare i suoi obblighi ed evitare a sua volta il commissariamento del Comitato di Buonfiglio da parte del governo, dall’altra sarebbe una soluzione per mantenere al timone fino a nuove elezioni lo stesso Malagò, regolarmente eletto e ora a rischio per una questione formale.

L’unica cosa certa è che l’eventualità di un commissariamento non piace alla Lega Serie A, sostenitrice di Malagò al momento dell’elezione, ritenendo l’istituto del commissariamento “del tutto inopportuno, anche perché potrebbe condurre nel caos il calcio, in una fase delicatissima”.

La Giunta arriverà a decidere dopo una battaglia a suon di pareri legali, richiesti sia dal Coni che dalla Federazione e arrivati nei giorni scorsi per essere analizzati. Il Comitato Olimpico si è affidato a quattro saggi giuristi e tutti gli avvocati ritengono il tesseramento un “requisito indispensabile” per la candidatura, tra i quali spicca quello di Franco Gaetano Scoca, 91 anni, professore emerito di Diritto Amministrativo alla Sapienza, secondo il quale “l’elezione del non tesserato è invalida”.

Il mancato tesseramento di Malagò non costituisce invece una “grave violazione dell’ordinamento sportivo” tale da comportare il commissariamento della stessa federazione, è in sintesi il parere dell’avvocato Bernardo Giorgio Mattarella, figlio del Presidente della Repubblica e ordinario di diritto amministrativo direttore del corso di laurea in giurisprudenza alla Luiss Guido Carli. Il parere fa parte dei cinque che la Figc ha chiesto ad altrettanti luminari giuristi.

“Non qualsiasi violazione o disfunzione giustifica il commissariamento, che è una misura eccezionale, da riservare a situazioni di particolare gravità”, ha sottolineato il figlio del presidente della Repubblica. Secondo il giurista, inoltre, l’ammissione della candidatura di Malagò, disposta dal Segretario Generale Figc, Marco Brunelli, con provvedimento del 14 maggio 2026, “non può essere contestata dal Coni a seguito di una segnalazione della Procura generale dello sport del 15 luglio 2026”.

Sulla stessa falsariga, gli altri quattro giuristi interpellati dalla Federcalcio, Sabino Cassese, Antonio Nuzzo, Saverio Ruperto e Pietro Sirena. Ora la palla passa alla Giunta e ai suoi membri, nelle cui mani c’è il futuro del calcio italiano.


Sandro Bennucci

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