Esprimono forti timori in una lettera al garante

Carceri, Firenze: detenuti in fermento a Solliccianino per l’arrivo di 22 internati gravi dall’Opg di Montelupo

di Sandro Addario - - Cronaca, Primo piano

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Il carcere di Solliccianino a Firenze

Il carcere di Solliccianino a Firenze

FIRENZE – Il previsto trasferimento di 22 internati gravi dall’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo all’Istituto Mario Gozzini di Firenze, la struttura a custodia attenuata più nota come «Solliccianino», sta creando fermento e preoccupazione tra gli stessi detenuti della struttura penitenziaria. Dopo la decisione della Regione Toscana, il tam tam è corso veloce tra le celle del Gozzini, tanto che oggi 1 aprile gli stessi detenuti hanno preso carta e penna e consegnato alla Direzione del carcere una lettera aperta, da trasmettere al Garante dei detenuti di Firenze Eros Cruccolini.

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La preoccupazione maggiore riguarda le possibilità di «convivenza» – pur in ambienti separati – tra detenuti che stanno seguendo un percorso di riabilitazione che può portare anche alla semilibertà e soggetti affetti da patologie psichiatriche gravi. Tanto più che sembra che per «far spazio» ai 22 di Montelupo, qualche decina dei 90 detenuti di Solliccianino dovrà far ritorno in un carcere «ordinario». Resta aperto anche il problema su chi dovrà sorvegliare gli internati: la Polizia Penitenziaria  o personale delle Asl? Con quali costi?

«Siamo i detenuti dell’lstituto Mario Gozzini – scrivono nella loro lettera – e abbiamo appreso dai giornali e dalle TV che questa struttura verrà convertita ad uso sanitario per la detenzione di soggetti con patologie psichiatriche (anche gravi) dell’OPG di Montelupo Fiorentino. Siamo sinceramente preoccupati dal momento che questo istituto è nato 25 anni fa come primo carcere a custodia attenuata in ltalia allo scopo di seguire e sostenere i progetti delle persone detenute. Si sottolinea poi che il ‘Mario Gozzini’ (meglio conosciuto in città come Solliccianino) ospita anche un reparto dove confluiscono detenuti per concludere la pena in semilibertà».

«La nostra preoccupazione – dicono i detenuti – riguarda l’eventuale cambio di destinazione dell’attuale struttura   ad uso totalmente   psichiatrico e quindi la domanda che ci poniamo è: come finirà il nostro percorso di riabilitazione nella società se verremo abbandonati e trasferiti in altre carceri? Qualcuno tra noi, mentre si trovava in altri Penitenziari, era diventato depresso e non vedeva più il futuro, mentre qui ha ricominciato a sperare».

«L’Istituto – prosegue la lettera – non è preparato all’accoglienza di detenuti con patologie psichiatriche e riconvertirlo a questo scopo comporterà sicuramente un costo ulteriore per la società. Ci teniamo a far presente che al momento in questa struttura siamo circa 90 detenuti   di cui alcuni in semilibertà e quindi già avviati verso un concreto reinserimento esterno. Tutti gli altri sono occupati durante la giornata in corsi scolastici e di formazione professionali ed in laboratori di tipo culturale e varie attività lavorative».

«A questo punto – concludono i detenuti – ci sentiamo trattati come “merce di scambio” e non come esseri umani che hanno commesso degli errori ma cercano di riprendere in mano la loro vita. Ci sembra che chi ha pensato a questa nuova destinazione per l’Istituto Gozzini voglia privarci di quei pochi diritti che la nostra condizione ci consente. Pertanto desideriamo che la nostra situazione e i nostri pur fragili diritti non vengano sottovalutati chiedendo a chi di dovere di riflettere bene sui percorso che ha intrapreso».

Ecco il testo completo della lettera dei detenuti di Solliccianino

 

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Sandro Addario

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