Continuano gli sbarchi e i centri d'accoglienza sono strapieni

Immigrazione: in Toscana altri 560 nuovi arrivi. E il governatore Rossi attacca i prefetti: «Soldati al servizio del governo»

di Redazione - - Cronaca, Economia, Politica, Primo piano

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Migranti in partenza per un centro di accoglienza

Migranti in partenza per un centro di accoglienza

FIRENZE – Emergenza sbarchi, in Toscana sono in arrivo 560 profughi. Nei giorni scorsi, il Viminale aveva chiesto ad ogni Prefettura di prendersi in carico 100 migranti. La Toscana per il momento non riesce ad arrivare a tale cifra e ne accoglierà 560, una media cioè di 56 per ciascuna delle dieci province. Ma i migranti non saranno distribuiti in modo equo tra le province. Firenze è la provincia che ne ospita di più, aggiudicandosi una percentuale del 26,9% dei nuovi arrivi, seguita da Pisa con l’11%, da Arezzo e Livorno con il 9%. La Toscana risponde ancora all’emergenza sbarchi con quella che viene chiamata ‘accoglienza diffusa’, ovvero lo smistamento dei profughi in tanti luoghi diversi e possibilmente piccoli, dunque non caserme, alberghi o tendopoli.

MINISTERO – A Roma intanto c’è stata una riunione del Ministro Alfano con Sindaci, Anci e prefetti per valutare la situazione degli sbarchi e suddividere equamente l’accoglienza, per la quale però molte regioni, come Val d’aosta e Lombardia, non si dichiarano più disposte. L’idea intanto, accolta da Fassino, presidente Anci, è quella di far lavorare i profughi, su base volontaria, impiegandoli in lavori socialmente utili.

ROSSI – In merito alla riunione romana il Presidente Rossi, confermando la disponibilità all’accoglienza di piccoli gruppi di migranti, con esclusione di tendopoli e caserme, ha affermato: “Bisogna perseguire questa strada coinvolgendo tutti i livelli istituzionali. Il Governo ha invece fatto la scelta di interpellare le prefettura e i prefetti, che sono soldati, rispondono al loro datore di lavoro, ma in gioco c’è la reputazione dell’Italia e quindi penso che avrebbe fatto meglio il Governo a coinvolgere le Regioni in questo processo per evitare situazioni di contrasto istituzionale”. Il Governatore, superimpegnato nella campagna elettorale, non solo attacca il “suo” governo, ma non si accorge neppure di offendere e denigrare una categoria di servitori dello Stato – definiti sprezzantemente soldati – che invece in tutti questi anni ha contibuito in modo decisivo a far fronte alle principali emergenze del Paese, compresa l’immigrazione.

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