Decisione del giudice inapplicabile per carenze tecniche

Scomparsa Guerrina Piscaglia, Padre Gratien in carcere invece che ai domiciliari: manca il braccialetto elettronico

di Redazione - - Cronaca

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Padre Gratien, "Graziano", Alabi (foto dal sito Badiatedaldablog.blogspot.com)

Padre Gratien, “Graziano”, Alabi (foto dal sito Badiatedaldablog.blogspot.com)

FIRENZE – Le disfunzioni del nostro apparato della giustizia portano anche a questo: una decisione del Tribunale non può essere eseguita perché mancano gli strumenti tecnici per farlo. Infatti il tribunale del Riesame ha concesso gli arresti domiciliari a padre Gratien Alabi, da scontare fra le mura di un convento romano. Ma il sacerdote congolese per il momento, resta in carcere perché, a quanto risulta alla sua difesa, non c’è ancora un braccialetto elettronico a disposizione.

Il sacerdote congolese è accusato dell’omicidio di Guerrina Piscaglia, la donna 50enne scomparsa il primo maggio del 2014 dal paesino di Ca Raffaello (Badia Prataglia, Arezzo), ed è in carcere da ormai otto mesi. La prima udienza del processo a suo carico è in programma il 18 dicembre, dopo lo spostamento di quella del 4 dicembre a causa dello sciopero degli avvocati.

A Gratien Alabi i domiciliari erano stati concessi dallo scorso 3 dicembre, quindi da quasi una settimana resta in carcere, nonostante il provvedimento dei giudici. Il problema era subito emerso, eppure ancora non è stato risolto.

Già nel dicembre 2013 il Governo Letta, e soprattutto Annamaria Cancellieri, come ministro della Giustizia, avevano promosso l’uso del braccialetto, da utilizzare (stabilisce il decreto carceri) esclusivamente per i detenuti ristretti agli arresti domiciliari. Ma anche allora (è un vizio di tutti i ministri e di tutti i governi) si era trattato di mero annuncio, non seguito dai fatti.

In sostanza il ministero aveva appaltato a Telecom Italia la predisposizione dei braccialetti elettronici ma l’assegnazione era stata poi annullata. Prima dal Tar, dopo il ricorso di Fastweb, poi dal Consiglio di Stato, che ha demandato alla Corte di Giustizia Europea l’intera questione – un appalto senza gara per l’importo di 80 milioni di euro – affinché le norme vengano correttamente interpretate. Risultato: adesso ottenere un braccialetto per un detenuto, che sia pienamente efficiente, anche dall’interno delle spesse mura di un antico convento, come nel caso di padre Gratien, è un serio problema.

 

 

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