Il ricordo che fa paura ai campioni del mondo in vista del match con gli azzurri di Conte

Italia-Germania 4-3: dalla più bella partita di tutti i tempi alla sfida con i tedeschi di Euro2016 (video)

di Sandro Bennucci - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento, Sport

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Rivera, autore del gol del 4-3, abbracciato da Gigi Riva

Rivera, autore del gol del 4-3, abbracciato da Gigi Riva

Ancora tu? Riecco la Germania. E riecco i tedeschi impressionati, se non addirittura impauriti. Che hanno cominciato a martellare il loro ct, Löw, campione del mondo in Brasile nel 2014, dicendo che ha paura di un’Italia fatta di vecchietti. Che si chiamano Buffon, Chiellini, De Rossi, eccetera. Vecchietti terribili in questi europei francesi. I tedeschi vogliono dare una scossa alla loro nazionale perché temono di tornare a casa dopo la partita dei quarti di finale di sabato, a Bordeaux. Del resto, mica hanno torto. Nei grandi appuntamenti del calcio, l’Italia ha quasi sempre strapazzato la Germania. Dieci anni fa, 2006, ai mondiali organizzati in casa, la Germania venne eliminata in semifinale dagli azzurri di Marcello Lippi. Un po’ più indietro, mondiali del 1982, i tedeschi persero la finale di Madrid contro Paolo Rossi e Graziani. Ma io credo che faccia ancora veramente male, alla Germania, la storica semifinale del Messico. Il favoloso 4-3 del 17 giugno 1970. Avevo 20 anni e godo ancora al ricordo. Credo che valga la pena riviverla, o almeno rivisitarla quella magica partita in vista dell’appuntamento di Euro2016, sabato 2 luglio nella patria del vino. Bordeaux appunto. Allora saliamo sulla macchina del tempo, facendo il salto indietro per planare al sole messicano con gli azzurri, allora guidati da Ferruccio Valcareggi, triestino d’origine e fiorentino d’adozione. Un grande Ferruccio Valcareggi, ingiustamente attaccato qualche mese fa da qualche giornale alla ricerca di scoop a scoppio ritardato. Hanno scritto che la formazione non la faceva lui ma Walter Mandelli, un dirigente d’azienda. Mandelli era presidente del settore tecnico, ma di pallone non ne sapeva molto. ‘Uccio invece sì. Era un allenatiore di indole riservata, ma con profonda conoscenza di calcio. E grande umanità. Peccato che Mazzola e Rivera, allora impegnati nella famosa staffetta, si siano prestati al gioco dissacratore. Ma io, che avevo già cominciato a fare il giornalista da qualche anno, e frequentavo assiduamente Coverciano, posso garantire che con i giocatori parlava Valcareggi. Ed era lui a impartire ordini e indicazioni tattiche. E a coprirgli le spalle c’era il più grande dirigente sportivo italiano di tutti i tempi: Artemio Franchi. Che non avrebbe mai lasciato Valcareggi in balìa dell’onde. Del resto, quella dell’Italia in Messico, era una nazionale che aveva vinto il campionato europeo del 1968 eliminando l’allora Unione sovietica per sorteggio (per screditarci avevano favoleggiato di una moneta con la doppia faccia…) e battendo poi l’allora Jugoslavia nella finale bis. Un’altra Italia, certo: il boom economico dava ancora i suoi effetti. E trionfavano la ‘500, Gianni Morandi, Mina, i Beatles…

(Video: sintesi della partita)

BOSSANOVA – La formazione non ho bisogno di rileggerla, ce l’ho stampata in mente. E venne immortalata quasi subito da Fausto Cigliano che, probabilmente, appena finita la partita (la sera a Città del Messico, notte fonda in Italia) si mise ad armeggiare con la chitarra tirando fuori una bossanova molto carina. Il testo che gli venne in mente non era altro che la formazione dell’Italia, riserve comprese, con l’idea di alternare Rivera e Mazzola in panchina. Con Zoff. Diceva: Albertosi, Burgnich e Facchetti, con Bertini, Rosato e Cera. C’era un gol. Domenghini e Mazzola, Boninsegna e Rivera … in panchina. Ancora: con Zoff.  De Sisti (capitano della Fiorentina dello scudetto 1968-69) e Riva. “Riva non innervosirti, Valcareggi, ti sta a guardare… fai un gol”. Eccellente. La incise anche Mina in un album del ’72 che s’intitolava “Altro”.

CAROSIO – Non basta. Nel ’90 il regista Andrea Barzini firmò anche un film ispirato alla semifinale. Titolo: Italia-Germania 4-3. Ma torniamo a bomba. Nel girone eliminatorio di quel mondiale, gli azzurri non avevano brillato. Vittoria striminzita con la Svezia, 1-0, per un tiro di Domenghini passato sotto la pancia al portiere scandinavo. Ecco una felice analogia con questi Europei: anche gli azzurri di Conte, nel girone E, hanno battuto la Svezia con uno striminzito 1-0. Prodezza di Eder. Chissà che.. Poi, nel 1970, vennero due pareggini con Uruguay e Israele. In realtà contro Israele l’Italia aveva segnato due gol, con Riva e Domenghini, annullati dall’arbitro etiope. Scatenando l’ira di Niccolò Carosio, telecronista Rai, che attaccò il direttore di gara. Finendo accusato di razzismo e allontanato, da quel momento, dal servizio. Fine di un mito: era stato lui a raccontare, alla radio, le vittorie italiane ai mondiali del ’34 e del ’38… Nei quarti di finale il primo botto: 4-1 al Messico padrone di casa. Con Gigi Riva sugli scudi: aveva appena guidato il suo Cagliari allo scudetto ma al mondiale, fino a quel momento, era rimasto a motore freddo. Semifinale contro la Germania. Tante letture, tante interpretazioni: perfino i ricordi della guerra, finita da 25 anni. Ma la polemica che più di ogni altra minava la tranquillità dei ragazzi del CT Ferruccio Valcareggi, e che esploderà dopo la finale, era però quella della famosa “staffetta” tra l’interista Sandro Mazzola e il milanista Gianni Rivera, Pallone d’oro 1969. Dopo la vittoria sulla Germania, nella finale contro il Brasile, infatti, Rivera non venne inserito al posto di Mazzola alla fine del primo tempo, come doveva essere, ma solo negli ultimi 8 minuti. Avremmo perso ugualmente dai brasiliani di Pelè, però la stampa milanese crocifisse il povero ‘Uccio. E, come detto, anche Rivera e Mazzola, nell’epoca in cui maturità e capelli bianchi dovrebbero ispirare le dichiarazioni, si sono messi a sparare sul loro antico commissario tecnico. Perché?

MITO – La Germania, non ancora riunita (si chiamava Germania  Ovest) si presentava all’Azteca fiduciosa e favorita: stravinto il girone eliminatorio, era riuscita nei quarti in un’impresa ottima, ribaltando nei tempi supplementari contro i campioni in carica dell’Inghilterra lo 0-2 con cui i britannici conducevano fino a venti minuti dalla fine (fu anche la prima vittoria in assoluto dei tedeschi sugli inglesi). Valcareggi escluse ancora una volta dalla formazione iniziale Rivera preferendogli Mazzola. Il primo gol fu segnato da Roberto Boninsegna dopo 8  minuti.  Poi Italia prudentemente in difesa. E via in contropiede. O in ripartenza, come si direbbe oggi.  Con De Sisti gran faticatore a metà campo. Grande Enrico Albertosi, già portiere della Fiorentina passato al Cagliari da un paio di stagioni. Partita comunque normale, almeno fin qui. Ma tedeschi disperati quando s’infortunò il loro miglior uomo: Franz Beckenbauer, detto kaiser Franz. Che tornò stoicamente in campo con il braccio al collo. Il colpaccio arrivò da un tedesco italianizzato:  Karl-Heinz Schnellinger, terzino del Milan, al suo primo e unico gol in quarantasette partite con la nazionale. Accadde  due minuti e mezzo oltre i tempi regolamentari. La cosa, contrariamente a quanto succede oggi, a quei tempi era più unica che rara. In quasi tutte le partite gli arbitri fischiavano la fine allo scadere del 90º minuto. Questo spiega lo sconcerto del telecronista, Nando Martellini, che al fischio finale dei tempi regolamentari disse al microfono: Questo arbitro Yamasaki! Due minuti e mezzo dopo la fine del tempo regolamentare!

SUPPLEMENTARI – Iniziarono così quei  supplementari  entrati nella storia: al gol di Gerd Müller, bomber straordinario,  rispose un terzinaccio friulano, Tarcisio Burgnich. E l’Italia, un minuto prima della fine del primo tempo supplementare, passò addirittura in vantaggio: grande assolo di Riva in contropiede. Tre a due … Quindi l’infortunio a Beckenbauer . Al quinto minuto del secondo tempo supplementare la Germania trovò il pareggio. Il colpo di testa di Seeler, su un pallone proveniente da un calcio d’angolo sembrò indirizzare la palla fuori, ma Müller intervenne di testa, trovando uno spiraglio tra Rivera (piazzato sulla linea di porta) e il palo. Albertosi, spiazzato, annaspò. Tre a tre.  Ma l’Italia del miracolo economico seppe fare un altro miracolo: dopo appena appena sessanta secondi tornò in vantaggio. Palla rimessa in gioco dal centro campo, undici passaggi, nessun intervento dei tedeschi e conclusione di Rivera, di piatto: 4-3! L’alba trovò tutta l’Italia sveglia, a strombazzare i clacson per le strade. Era la gioia genuina di un Paese in crescita. Eppoi… Eppoi non andò bene. La finale, contro il Brasile di Pelè, fu una disfatta: 1-4. Ma nella storia, e nella nostra memoria, resta la targa dell’Azteca: con le prodezze di Albertosi e De Sisti e la staffetta Mazzola-Rivera. Ossia il trionfo e il tormento di un grande commissario tecnico: Ferruccio Valcareggi. E ora? Aspettiamo con fiducia. Nemmeno Antonio Conte è molto amato. Personalmente l’ho criticato spesso da quando è diventato ct azzurro. E non mi è piaciuta la sua “fuga” anticipata dalla Nazionale verso i milioni di sterline del Chelsea, forse svalutate dopo il Brexit, ma sempre tante. Se l’Italia giocherà come contro la Spagna, la probabilità di far fuori anche la Germania sarà alta. Provaci Conte. E provateci azzurri. Ripensando alla Bossanova del 1970. Nessuno di voi era nato, ma la responsabilità che avete oggi è enorme.

 

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Sandro Bennucci

Sandro Bennucci

Direttore del Firenze Post
sandro.bennucci@firenzepost.it

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