La denuncia di Asstra

Trasporto urbano: un italiano su cinque viaggia in autobus senza biglietto. Firenze al di sotto della media

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia

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ROMA – Dopo circa un anno da un’inquietante indagine dell’Associazione delle aziende pubbliche di trasporto, che indicava un’evasione da parte di un italiano su 5 del biglietto del bus, il Governo è corso ai ripari (meglio tardi che mai) aumentando le sanzioni fino a 200 euro. Ma forse neppure questo deterrente riuscirà a risolvere il problema, se non si aumentano i controlli.

In effetti Asstra, l’associazione che riunisce il migliaio di aziende del trasporto pubblico e privato (di cui 159 partecipate direttamente o indirettamente dagli enti locali). già nel 2016 aveva realizzato un’indagine sulle principali città, scoprendo che la situazione – con qualche  eccezione – era preoccupante. A Roma un passeggero su tre viaggia senza biglietto, e così a Bari. A Reggio Calabria l’evasione è al 25%, Napoli al 17, Firenze al 14. Si salvavano Torino, Milano e Genova, che dichiarano una evasione poco sopra il 5% ma la stimano circa al doppio. Secondo Asstra il tutto si traduceva in mancati incassi per mezzo miliardo all’anno.

Secondo dati del 2016 i controlli non sono troppo efficaci: gli addetti dell’Atac a Roma, pur intensificando le verifiche rispetto al passato, hanno controllato 2 milioni di passeggeri, appena 5 mila al giorno. A Torino i controlli sono stati 3 milioni. I verbali, poi, sono rari: 126 mila a Roma, 108 mila a Torino, 80 mila a Firenze, nemmeno 40 mila a Napoli, solo 5 mila a Palermo.

Il presidente di Asstra, Massimo Roncucci conferma: «Aumentare le sanzioni può fare da deterrente in un sistema in cui le contravvenzioni sono ancora poche e, pertanto, i passeggeri sono propensi a rischiare. Per la riscossione le norme sono inadeguate». Ad esempio, un passeggero può tranquillamente rifiutarsi di mostrare un documento di identità al controllore. I multati, di fatto, sono soltanto quelli che ammettono l’errore e declinano le generalità.

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Camillo Cipriani

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