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Disabili e studenti, l’inciviltà di non farli votare

FIRENZE – Due “piccoli” casi rispetto alla crisi internazionale, ai milioni di disoccupati, ai servizi sanitari e sociali sempre più cari e scadenti. Eppure, rappresentano bene il pericolo di inciviltà che l’Italia, culla del Rinascimento e del buon vivere, sta correndo. Due casi che riguardano gli studenti all’estero e i disabili e che Giulia Ghizzani e Stefania Ressa hanno raccontato bene su Firenze Post.

1) Gli studenti che stanno partecipando al progetto Erasmus non hanno diritto al voto. Non potranno votare nella città dove stanno studiando e, se non vorranno o potranno sobbarcarsi delle spese di viaggio per tornare a casa, saranno di fatto cittadini di serie B.

Il caso era stato segnalato per tempo, subito dopo la convocazione delle elezioni anticipate. Ma né il consiglio dei ministri, né la burocrazia europea hanno fatto niente per risolverlo.

Dunque, fanno bene i ragazzi di Siviglia a “inscenare” l’apertura delle urne e fanno bene a protestare, perché diritto al voto non significa soltanto poterlo teoricamente esercitare, ma avere la capacità pratica di mettere la scheda nell’urna.

Governo e Parlamento hanno anticipato le elezioni, il Vaticano sembra addirittura che anticiperà il conclave, ma nel caso degli studenti italiani all’estero non è stato fatto nulla. Non avranno diritto di voto.

Il Progetto Erasmus, pagato con i nostri soldi, è stato definito uno dei pochi lati buoni dell’Europa. Sì, perché l’Europa è fatta anche di lavoratori e studenti, di persone, non solo di banche centrali e paletti finanziari. E questo è uno dei pochi progetti concreti che permette interscambi virtuosi nel continente. Ma poco importa: saranno degli esiliati per il voto.

2) L’altro caso è tutto fiorentino, ma è probabile che si riproponga anche in altre città. Di fronte all’esigenza di garantire il diritto di voto ai disabili, il servizio di trasporto pubblico ha sempre organizzato autobus speciali. Questa volta non lo farà.

Una scelta economica, evidentemente. E anche “tecnica” visto che viene giustificata con una burocratica frase. “La cessione (dell’azienda, ndr), operativa con decorrenza 1 dicembre 2012, non ha incluso gli autobus adibiti al trasporto disabili”, scrive il responsabile di Ataf Gestioni.

Insomma, trasportare disabili non è compito di Ataf perché dalle carte della vendita non risulta. Stop. Tutto qui. Non ci si preoccupa di altro. E non importa se decine o centinaia di persone, che quel giorno non potranno essere assistite da amici o parenti per andare al seggio, vedranno solo alla tv quel che succede nel loro Paese.

Ecco, se un Paese preclude la possibilità concreta di votare a studenti e disabili allora è probabile che si stia prendendo una china che porta verso un’inciviltà di fondo che neanche i grandi scandali bancari, le tangenti e le lottizzazioni di potere fanno emergere: un’inciviltà quotidiana che non costituisce il caso emblematico, ma rappresenta la normalità. E per questo ancor più pericolosa.

elezioni 2013

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