Nel 2009 festeggiò il 25 aprile con gli operai del Nuovo Pignone

Quirinale, parte da Firenze il fuoco di sbarramento per Marini

di Marco Bastiani - - Politica

Franco Marini quando era presidente del Senato

Franco Marini quando era presidente del Senato

FIRENZE – Franco Marini non ce l’ha fatta a diventare il nuovo Capo dello Stato alla prima elezione. Ed è stata Firenze la “bestia nera” per il nuovo potenziale presidente della Repubblica. Una città che comunque Franco Marini ama, dove è più volte venuto a celebrare le feste istituzionali della Repubblica.

Sulla carta Franco Marini poteva contare su 730 grandi elettori (quelli di Pd, Pdl e Scelta civica) con una maggioranza qualificata di 672 voti, ma una parte del Pd lo ha bocciato, seguendo l’indicazione di Matteo Renzi, che già prima che uscisse come candidato ufficiale del partito ne aveva disprezzato il profilo.

I voti del primo scrutinio (Fonte: SkyTg24)

I voti del primo scrutinio (Fonte: SkyTg24)

Già prima del voto la strada per Marini sembrava in salita. “Deciderò in coscienza o scheda bianca, per non andare contro il mio partito, oppure un altro candidato: mi piacerebbe una donna, ma non voglio fare nomi in questo momento”, ha detto l’ex vicesindaco di Firenze, Dario Nardella, oggi deputato “renziano” del Pd. “Serve a tenere uniti Lega e Pdl ed è una scelta che rischia di farci esplodere. Ho espresso l’opinione che non possiamo votare Marini per più motivi: prima di tutto di metodo perché una candidatura secca proposta ieri senza un confronto, avrebbe avuto come esito quello di spaccare non solo il Pd ma tutto il centrosinistra”, ha aggiunto Nardella.

Parole simili sono state usate anche da Luca Lotti, uno dei deputati più vicini al sindaco fiorentino e dalla renziana Simona Bonafè, che all’assemblea dei grandi elettori del centrosinistra ha rivendicato di aver votato contro la proposta di Bersani di Franco Marini per il Quirinale: “Non faremo i franchi tiratori ma voteremo contro anche in aula. Avevamo sempre detto  che non era una candidatura all’altezza del momento, il partito ha scelto di non ascoltare il 40% degli elettori delle primarie”.

E non sono solo i renziani a bocciare Marini. “Sento tutto il peso della responsabilità del voto di oggi. Per questo non voterò Marini”, ha scritto su Facebook, Elisa Simoni, deputata fiorentina di area bersaniana. “Perché penso – aggiunge – che mai come adesso salvare il Pd è salvare l’Italia: il bene comune”.

Al contrario, è ben felice di votare Marini è il senese Alfredo Monaci, suo referente toscano da sempre. Così come salirebbero di colpo le quotazioni del responsabile toscano enti locali del Pd Stefano Bruzzesi, da sempre vicino a Marini nella Margherita prima e nel Pd poi.

Una delle ultime occasioni in cui Marini è venuto a Firenze risale al 23 aprile 2009, quando celebrò con le maestranze della “Nuovo Pignone”, azienda con 4000 lavoratori, il 64esimo anniversario della Liberazione. Marini nel discorso ricordò gli operai dell’azienda fiorentina che nel ‘44 furono deportati a Dachau.

«La Resistenza, su cui poggia le basi il nostro edificio repubblicano», sottolineò allora Marini, «fu prima di tutto un’esigenza di dignità civile e nazionale che spinse all’azione di fronte all’occupazione tedesca. Solamente grazie alla Resistenza l’Italia potè dissociare le sue responsabilità da quelle del fascismo acquisendo il diritto di essere riammessa nel consesso dei popoli liberi».

Da aquilano, in quell’occasione l’ex presidente del Senato volle anche ringraziare la Toscana per l’aiuto e il sostegno che sta dando ai terremotati dell’Abruzzo.

 

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