Bocciature e dimissioni a raffica

Tsunami nel Pd: impallinato anche Prodi

di Paolo Padoin - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento

Il secondo candidato del Pd di Bersani, Romano Prodi, è stato anche lui impallinato sulla strada del colle. Dopo le entusiastiche dichiarazioni del mattino, dopo la riunione dell’Assemblea dei grandi elettori, nella quale il professore era stato acclamato all’unanimità, il segreto dell’urna ha dato invece esiti devastanti per il Pd.

Prodi è rimasto molto lontano dal risultato teorico che gli veniva accreditato contando i voti del centrosinistra. Al quarto scrutinio si è fermato a 395 voti sui 504 richiesti e i circa 496 che gli venivano attribuiti.

Il candidato M5S Stefano Rodotà ha preso 213 voti, meno che negli scrutini precedenti ma Sel questa volta aveva preannunciato voto per Prodi.

Il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, lanciata improvvisamente da Monti,  è arrivata a 78. Notiamo che superMario, dopo aver affossato l’Italia con l’attività del suo governo e con la sua salita in politica, ha dimenticato qualche trascorso non molto positivo della sua ministra. A suo tempo la stampa infatti ha ricordato  gli antichi legami del ministro dell’interno con gruppi industriali e finanziari milanesi e i rapporti con  Fondiaria e Telecom del figlio di Cancellieri, manager coperto d’oro con liquidazioni e contratti milionari.

«La candidatura di Prodi non c’è più» ha ammesso Renzi. Intanto sono piovute le dimissioni di Bersani e di Rosy Bindi, la quale ha dichiarato: «Non sono stata direttamente coinvolta nelle scelte degli ultimi mesi né consultata sulla gestione della fase post elettorale e non intendo perciò portare la responsabilità della cattiva prova offerta dal Pd in questi giorni, in un momento decisivo per la vita delle Istituzioni e del Paese». Da brava toscana la Bindi ha preso atto onestamente del fallimento del suo partito.

Ma dove sono andati i voti che, in teoria, Prodi avrebbe dovuto incassare? “Tutti i nostri voti sono andati a Romano Prodi”, fanno sapere da Sel. A tradire, dunque, sarebbero stati i dissidenti del Pd. Il Professore ha preso atto e ha ritirato la candidatura: «Oggi mi è stato offerto un compito – così in una nota- molto mi onorava anche se non faceva parte dei programmi della mia vita. Ringrazio coloro che mi hanno ritenuto degno di questo incarico. Il risultato del voto e la dinamica che è alle sue spalle mi inducono a ritenere che non ci siano più le condizioni».

Lo spettacolo vergognoso di un partito alla sbando ha coinvolto quasi tutti gli esponenti, vecchi e nuovi. Oltre a Bersani, primo responsabile del caos, anche Renzi non ha fatto certo una bella figura con il suo viaggio lampo a Roma per ricompattare il partito sul nome di Prodi, visti i risultati.

Che succederà nelle prossime votazioni? Scelta civica insisterà sulla candidatura Cancellieri. M5S, che finora si è dimostrato più serio e coerente di qualche partito con ben altra storia alle spalle, continuerà a votare Rodotà. Pdl e Lega, che non hanno partecipato al quarto scrutinio, erano infuriati con il Pd perché la candidatura di Marini era stata accantonata violando il patto iniziale. Quale tattica sceglieranno, se verrà proposta un’ulteriore alternativa da parte del Pd, ormai a corto di nomi, visto che ne ha bruciati due al primo colpo? Oppure seguiranno la proposta di Monti o presenteranno un proprio candidato?

Da oggi vedremo quali altre sorprese ci riserverà questo inverecondo teatrino della politica, ma non possiamo certo essere ottimisti.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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