Intanto Rossi parla del Pd: il segretario del partito non sia anche candidato premier

Elezione di Napolitano, presidi di protesta anche a Firenze: “Ha perso il cambiamento”

di Giulia Ghizzani - - Politica

Giorgio Napolitano

Stamani a Firenze le prime proteste dopo la rielezione di Napolitano a Capo dello Stato

FIRENZE – Dopo la rielezione, ieri, di Giorgio Napolitano a Capo dello Stato, esplode la protesta anche a Firenze. Stamani è stato organizzato un presidio “in difesa della democrazia” per alzare la voce contro la nomina di Napolitano al Quirinale: circa 200 persone, secondo le stime dei promotori, si sono riunite nella centrale piazza della Repubblica – dopo un appello diffuso via Facebook e Twitter – tra rappresentanti di M5s, Sel, Alba, perUnaltracittà, appartenenti al Comitato no tunnel Tav di Firenze e ai movimenti per l’acqua pubblica e Spazi liberati.

Nel corso della manifestazione, durata circa un’ora, sono stati esposti cartelli di dissenso come “Napolitano ri-eletto, ha vinto Berlusconi, ha perso il cambiamento”, fotocopie di un tweet di Maurizio Gasparri “Napolitano eletto, ha vinto Berlusconi!”, e diffusi volantini con scritto “Rielezione di Napolitano il ceto politico occupa e cancella la democrazia”. Già ieri, a Roma, non erano mancati i momenti di tensione e malumore: non appena appresa la notizia dell’elezione di Napolitano a presidente della Repubblica, una nutrita folla di cittadini si era riunita in piazza Montecitorio per contestare la scelta al grido di “Vergogna, vergogna, tutti a casa”.

Oggi le critiche sono invece arrivate nel capoluogo toscano. ”Ciò che è avvenuto sancisce in modo drammatico lo scollamento tra paese reale e ceto politico e dirigente – ha dichiarato Ornella De Zordo, consigliere comunale di perUnaltracittà – che sulle nostre teste decide in modo antidemocratico. Ci riconvocheremo tutti – ha annunciato de Zordo – in un’assemblea cittadina aperta”.

Intanto stamani il governatore Enrico Rossi è tornato a parlare del cambiamento, in prospettiva, del Partito Democratico. “Il segretario del Pd non deve, né potrà, essere candidato premier. Dovrà dare l’esempio, evitando che la premiership oscuri tutti gli altri”, ha scritto Rossi affidando al suo blog le prime riflessioni.

Per Rossi ”alla radice del dramma che il Pd” ha vissuto per l’elezione del Capo dello Stato ”c’è la questione del partito, della sua organizzazione” e la vicenda di Prodi ”decreta in modo tragico e definitivo la fine di un’intera classe dirigente a livello nazionale, che coinvolge anche le new entry e la stessa periferia”. Ma – rimarca – ”le ragioni del progetto politico del Pd rimangono tutte valide” e ”chi pensasse adesso di costruirsi in proprio qualcosa darebbe solo un contributo alla dissoluzione della sinistra. Per questo bisogna incominciare dalla ricostruzione del Pd”, oggi ”partito contenitore di tutto, diviso, indisciplinato, pieno di rancori, denso di personalismi e arroganze”.

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Giulia Ghizzani

Giornalista
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