Manifestazioni in tono minore e contestazioni alla festa del lavoro

Preiti eroe del 1 maggio

di Paolo Padoin - - il Blog di Paolo Padoin, Lente d'Ingrandimento, Politica

Le manifestazioni del 1 maggio si sono svolte in tono minore, adeguato a questo momento difficile, con la crisi che attanaglia famiglie, piccoli imprenditori, operai, e che ha spinto alcuni italiani addirittura al suicidio. Non possiamo festeggiare il lavoro se la disoccupazione dilaga, se ci sono tanti italiani, soprattutto giovani, che cercano e non trovano occupazione e tanti che, sfiduciati e disperati, non la cercano nemmeno più. La stessa segretaria generale della CGIL, volendo sottolineare che le celebrazioni debbono essere adeguate alla situazione attuale, ha sostenuto che il concertone tradizionale del 1 maggio è ormai segnato dal tempo. Insomma, l’evento “principe” della festa del lavoro non gode più nemmeno del consenso della leader del maggiore sindacato.

Proprio per ricordare un episodio di disperazione legato al lavoro i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil hanno scelto Perugia per la manifestazione nazionale del primo maggio. Nella città umbra, all’inizio dello scorso marzo, un imprenditore in difficoltà, Andrea Zampi, era entrato negli uffici della regione e aveva ucciso a colpi d’arma da fuoco due impiegate che lavoravano nel settore formazione. Quest’episodio è divenuto simbolo, per i tre sindacati, della necessità di restituire centralità al lavoro come del resto si propone di fare il nuovo governo.

In varie città le manifestazioni sono state segnate da contestazioni forti, alcune delle quali molto discutibili. A Milano sono stati gridati slogan contro l’ex ministro Fornero per denunciare la sempre più pesante disoccupazione: sono slogan che hanno fondamento, se la stessa Fornero ha recentemente riconosciuto, tracciando un consuntivo della sua attività, che un conto è fare il professore e un conto è fare il ministro.

Gli episodi più gravi sono avvenuti a Torino, una piazza che conosco molto bene e che non è nuova a contestazioni pesanti da parte degli autonomi. Nel corteo ha fatto capolino uno striscione disgustoso, con la foto di Luigi Preiti  (il disoccupato che ha sparato a due carabinieri fuori da Palazzo Chigi) con sotto la dedica: “Il primo maggio è per voi”. Accanto la foto di tre imprenditori che si sono tolti la vita e tre figure nere, a simboleggiare i prossimi morti. A corredo la scritta: “La crisi uccide”.askat

Gli autonomi, insomma, hanno deciso di celebrare Preiti come loro personalissimo eroe. Un eroe che ha ridotto in fin di vita un carabiniere, ferendone un altro; un eroe che ha aperto il fuoco contro due servitori dello Stato che stavano semplicemente facendo il loro dovere. Non mi meravigliano queste performance degli autonomi torinesi, ma questa volta l’esaltazione di Preiti potrebbe essere collegata a due distinte dichiarazioni del presidente della camera Laura Boldrini che, commentando gli spari contro i due carabinieri, aveva immediatamente affermato: ”Quello che è accaduto è un fatto molto grave per i feriti, un fatto gravissimo. La violenza va condannata ma va capito anche perché tutto questo è successo e la storia di quest’uomo racconta una storia di disperazione. (..) La crisi arriva a trasformare una vittima in un carnefice, come questa persona che ha sparato”. E, nonostante le polemiche subito sorte, la Boldrini ha ribadito questo concetto il 1 maggio a Palermo, ricordando il sacrificio del carabiniere gravemente ferito, ma confermando che l’emergenza lavoro fa sì che “la vittima diventi carnefice, come purtroppo è successo nei giorni scorsi davanti a Palazzo Chigi”. Qualche soggetto potrebbe strumentalmente interpretare queste affermazioni, che hanno tutt’altra finalità, come una giustificazione del gesto di Preiti.

Non mi sembra che la terza carica dello Stato, pur animata da sentimenti nobili, in tali occasioni abbia tenuto un comportamento consono alle sue alte funzioni. Ritengo anzi che sia opportuno richiamare la sua attenzione sull’invito alla prudenza rivolto da Rosa Maria Di Giorgi al mondo della politica dalle colonne del nostro giornale: se anche i massimi responsabili delle istituzioni non riflettono sulle parole che pronunciano, rischiano d’innescare involontariamente pericolose derive alle quali, a lungo andare, riusciremo difficilmente a porre un argine.

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già Prefetto di Firenze
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