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Antonella e Savina, imprigionate in casa

Casa spa, l’odissea di Antonella e Savina barricate nel loro appartamento

Antonella e Savina
Antonella e Savina

FIRENZE – Un’odissea lunga venti scalini, quella che stanno vivendo Antonella e sua madre Savina. Entrambe con gravi malattie alle spalle. L’una, Antonella, colpita da nevrosi e prigioniera di crisi di panico; l’altra, Savina, invalida su una sedia a rotelle. Madre e figlia vivono al primo piano – senza ascensore – nelle case popolari del Galluzzo, in via Santi di Tito. La richiesta a Casa spa, partecipata del Comune di Firenze, di essere trasferite al piano terra – per le evidenti disabilità di Savina costretta a muoversi sulla carrozzina – parte nel 2007.

All’epoca l’amministrazione comunale aveva scoraggiato le due donne dicendo loro che non c’erano soldi sufficienti per ristrutturare l’appartantamento dove le due signore avrebbero voluto trasferirsi e che, per legge, era inadeguato ad ospitare inquilini. Fino all’anno scorso, quando non solo sono stati reperiti i soldi per la ristrutturazione ma lo stesso appartamento è stato assegnato ad una signora proveniente da un’altra zona della città, con rammarico e rabbia di Savina e Antonella. Rabbia dovuta al fatto che entrambe non hanno idea del perché, malgrado l’incresciosa situazione che sono costrette a vivere, la casa per la quale avevano inviato la richiesta sia stata assegnata ad un caso «nettamente meno grave» del loro.

«Rientravamo nelle prime posizioni in graduatoria – lamenta Antonella – e nonostante i ripetuti solleciti a Casa spa, nessuno ha saputo dirci qualcosa. I criteri di assegnazione, laddove ce ne fossero, non sono chiari. Pare infatti che la scelta dei richiedenti, a volte, sia a discrezione della Commissione».

Case popolari al Galluzzo
Case popolari al Galluzzo

«Che modo di lavorare è questo – rincara Antonella – non abbiamo nemmeno il bagno a norma e in questa casa ci sentiamo prigioniere. Savina e sua figlia sono barricate in casa. Affrontare ogni giorno più di venti scalini per prendere anche solo una boccata d’aria è un’impresa titanica, soprattutto per Savina costretta su una sedia a rotelle. «Chiediamo soltanto più attenzione da parte delle istituzioni affinché sia trovata una soluzione consona al nostro caso».

«E’ una situazione assurda – aggiunge Paolo Cavalcabò, medico curante di Antonella e Savina che da tempo si mobilita per aiutare le pazienti -; pur vivendo in una zona tranquilla, con un bel parco a due passi non escono quasi mai perché non hanno nessuno che le aiuti a portare giù la carrozzina. Che qualcuno faccia qualcosa, e al più presto».


stefania ressa

Giornalista

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