Lo sbarco degli anglo-americani in Sicilia aprì il fronte italiano

10 luglio, settant’anni fa, l’inizio della fine

di Francesco Butini - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento

lo sbarcoSettant’anni fa esatti, il 10 luglio 1943, la guerra entrava in territorio italiano.

Cinque mesi prima era terminata la battaglia di Stalingrado, uno degli spartiacque della Seconda Guerra Mondiale. Era il gelido febbraio 1943. Apparentemente invincibili, le armate corazzate di Hitler furono annientate da quelle sovietiche in una delle grandi carneficine che segnarono la guerra. E il tragico naufragio delle armate dell’Asse in terra russa sarebbe stato pagato amaramente anche da noi italiani.

In Europa si combatteva ormai da tempo solo sul fronte orientale e l’Unione Sovietica ne sopportava quasi interamente il peso. D’altra parte il fronte occidentale era crollato sin dall’inizio della guerra con la liquefazione della Francia. E Londra, vincendo la battaglia d’Inghilterra, riuscì a vanificare i piani d’invasione tedesca, che per fortuna non vennero mai più attuati.

Due mesi prima le forze dell’Asse si erano arrese nel Nord Africa. Era il caldo maggio 1943. Dopo la vittoria nella battaglia di El Alamein, la campagna africana si era chiusa a favore degli Alleati.

L’insistenza sovietica per aprire nuovi fronti di guerra e alleggerire così il proprio era già reiterata da tempo. Nella Conferenza di Casablanca, nel gennaio 1943, gli alleati anglo-americani decisero di creare un nuovo fronte in Italia una volta risolta la campagna nord-africana.

La Sicilia è il cuore del Mediterraneo, sulla cui sponda meridionale gli Alleati avevano già risolto la guerra con l’Asse. La Sicilia diventò così la porta d’ingresso per l’Italia, tenacemente voluta come nuovo teatro di guerra dagli inglesi per consolidare il predominio britannico sul mare Mediterraneo.

Tra Licata e Gela, tra Pachino e Augusta, nel luglio 1943, inizia la fine di Benito Mussolini sotto l’attacco della VII armata americana del generale George Patton (il “generale d’acciaio”) e della VIII armata inglese del generale Bernard Montgomery.

Quale è il significato di quel 10 luglio 1943?

Il significato bellico è stato detto: aprire un nuovo fronte in Europa da parte degli Alleati nel “ventre molle” dell’Asse. Con la conseguenza di portare la guerra in casa degli italiani. Il Duce aveva annunciato tre anni prima che “un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. L’ora delle decisioni irrevocabili”. Dopo pochi mesi lo stesso Duce proclamò che “spezzeremo le reni alla Grecia, in due o dodici mesi poco importa, la guerra è appena cominciata”. Alla fine, il 10 luglio 1943 la guerra entrò invece di prepotenza in casa nostra.

Considerando le forze aeronavali e terrestri utilizzate dagli inglesi e dagli americani, lo sbarco in Sicilia costituisce la seconda più grande operazione organizzata dagli Alleati: solo l’imponente sbarco in Normandia avrebbe impegnato più soldati.

Nove giorni dopo lo sbarco in Sicilia, il bombardamento alleato su Roma (3000 morti) fu la goccia – di sangue – che avrebbe fatto traboccare il vaso di Mussolini, che sembrava di ferro e si dimostrò di coccio.

Due settimane dopo, lo sbarco degli Alleati in Sicilia produsse il più importante significato politico: la caduta di Mussolini nel Gran Consiglio del fascismo, con la complicità del Re.

La paura della guerra in casa fece novanta. Ma la tragedia era appena iniziata.

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Francesco Butini

Francesco Butini

Istituto di studi politici "Renato Branzi"

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