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D’Errico, l’architetto fiorentino che resuscita i castelli in Oman

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da MUSCAT (Oman) – «La soddisfazione più grande in 36 anni di Oman? Quella di aver ristrutturato un forte costruito da un italiano nel cinquecento». Parla come un fiume di piena l’architetto fiorentino Enrico d’Errico, professione «restauratore» di castelli e fortilizi. «È quello di Mirani – dice – all’ingresso della baia della capitale Muscat, opera di Cairate da Milano al tempo della presenza portoghese su queste coste».

D’Errico riscuote totale fiducia del sultano omanita Qābūs bin Saʿīd che gli è stato affidato il rifacimento di numerosi edifici storici del paese nell’estremo lembo dell’Arabia. Un territorio che ha una secolare storia alle spalle, tanto da essere stato anche impero coloniale – quasi al pari di Portogallo e Regno Unito – lungo le rotte di transito tra Europa e le Indie.

«L’Oman – dice d’Errico – vuole recuperare il proprio patrimonio culturale in primo luogo per legare la popolazione alla propria storia e alle proprie origini. Valorizzare il passato significa creare unità e senso di appartenenza. In una parola diventare nazione». E di questo c’è bisogno in un paese «giovane» come l’Oman dove l’età media non supera i 25 anni e oltre il 40% della popolazione ne ha meno di 15. E in fatto di conservazione del patrimonio culturale la mano italiana svolge un ruolo di primo piano in Oman, particolarmente apprezzato dalle autorità governative.

«Solo in fatto di castelli e fortezze in questo paese ce ne sono almeno seicento oltre a molti altri edifici di valore storico» sottolinea l’architetto fiorentino, che non ha perso nulla del suo accento toscano, nonostante quotidianamente parli e pensi in inglese. Lasciata Firenze agli inizi degli anni ’70 con destinazione la Persia dello scià Reza Pahlevi, d’Errico ha esperienze professionali in vari paesi del mondo in ambito dell’Unesco. Nel 1978 lo «sbarco» in Oman, dove una dopo l’altra riscatta dal degrado del tempo prestigiose testimonianze del passato.

Tra i tanti è il caso di Bahla, un’imponente fortezza del XIII secolo, divenuta patrimonio dell’umanità nel 1987 ma dichiarato in pericolo. La mano di D’Errico interviene e riesce a «fermare il tempo», salvando i basamenti antichi della struttura e della cittadella. Stesso intervento di recupero per il vicino castello di Jabrin, una struttura del XVII secolo interamente recuperata, che spicca per la sua silenziosa maestosità in una pianura un tempo desertica. Due perle imperdibili di un viaggio in Oman.

I cantieri diretti da d’Errico non conoscono soste. Oggi ne dirige sette, con oltre quattrocento persone, tra tecnici e manodopera, da gestire quotidianamente. Ma l’architetto fiorentino non si perde d’animo. Disegni e progetti escono dalle sue mani senza soluzione di continuità. Mai pensato di lavorare in Italia, meglio ancora in Toscana? «Qui in Oman mi trovo bene, perché dovrei cambiare?» risponde con un sorriso mentre sale sulla sua Vespa per andare in un cantiere. Rigorosamente in cravatta, nonostante il caldo tropicale. Ha settantadue anni, ma per lui il tempo è un optional. I «suoi» castelli ricostruiti possono testimoniarlo.

 
 

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Oman, viaggi


Sandro Addario

Giornalista

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