La Conferenza unificata boccia il ddl svuota province

Abolizione delle province: avanti piano, anzi indietro

di Paolo Padoin - - Cronaca, il Blog di Paolo Padoin, Lente d'Ingrandimento

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Il ministro Graziano Delrio

Gli enti locali, in Conferenza unificata, bocciano il ddl svuota province. Per l’UPI, a fronte di 11 milioni di risparmi, il provvedimento farebbe lievitare la spesa pubblica di 2 miliardi. Per i governatori, oltre all’incertezza sui costi, il testo violerebbe le prerogative regionali in materia di unioni di comuni. Solo l’Anci ha promosso il disegno di legge seppure con alcune correzioni in materia di unioni di comuni e incentivi all’associazionismo.

Sorprende il parere contrario dei governatori che, pur ritenendo «giusta e condivisibile» l’intenzione che ha animato il ministro per gli affari regionali, hanno ritenuto «non idonea» la proposta del governo, «non solo per il mancato rispetto delle competenze legislative regionali, ma anche perché i comuni avrebbero su alcune materie difficoltà se non impossibilità a gestire le funzioni». A preoccupare regioni e province è l’impennata di costi che deriverebbe dal ddl, in barba a tutti gli intenti di semplificazione e risparmio che lo animano.

L’Upi ha provato a fare due calcoli e ha stimato che, a fronte di 11 milioni di risparmi determinati dalla riduzione dei costi della politica (per la soppressione di consigli e giunte provinciali), senza le province la spesa pubblica aumenterebbe di 2 miliardi. Anche le regioni sono preoccupate per una possibile escalation di costi. «Tutte le regioni hanno espresso parere negativo sul ddl Delrio a meno che non si riveda il testo al 90%», ha commentato Massimo Garavaglia, assessore all’economia, bilancio e semplificazione della Lombardia. Che osserva inoltre: «si tratta di un impianto che di fatto porterà ad un’impennata dei costi, come dimostra l’esempio della Sicilia che decide di abolire le province istituendo enti di secondo livello e così passa da nove province a 35. In forza di questo decreto resta tutto il personale delle province, per cui non c’è risparmio alcuno, in compenso nascono enti ibridi dove il bilancio viene redatto da soggetti non eletti dai cittadini». Le regioni, tuttavia, si sono dette aperte al confronto a condizione che si rimetta mano al provvedimento attribuendo alla legge regionale il ruolo di regolazione delle funzioni del sistema locale e che venga riconosciuta la potestà legislativa esclusiva delle regione in materia di unioni di comuni.

Il ministro Graziano Delrio, tuttavia, resta ottimista sul futuro del provvedimento perché autorevoli studi dimostrano come i risparmi minimi derivanti dall’abolizione delle province saranno tra i 700 e gli 800 milioni. I maggiori costi che l’Upi preannuncia dipendono da una premessa assolutamente infondata e cioè che i centri di costo diventerebbero circa 1.300 e che l’area vasta debba necessariamente avere economie di scala migliori di quelle comunali.

In realtà la sola abolizione delle province è poca cosa: occorre intervenire pesantemente sui costi della politica, su tutti gli altri sprechi delle istituzioni centrali, sulle elefantiache spese delle regioni, sulla proliferazione di enti pubblici e parapubblici a tutti i livelli. Siamo ancora lontani da una vera rivoluzione della spesa: troppi sono i politici e i parassiti che dobbiamo mantenere, e ormai il paese non può più sostenere questo enorme peso. Sbrighiamoci a fare una bella sforbiciata, non solo a parole.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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