Si riparte dall’ufficiale Iaccarino, riferì subito che la nave era ko

Concordia, processo: l’attacco del pm a Schettino con testimoni-chiave

di Massimiliano Mantiloni - - Cronaca

La Concordia la sera del naufragio davanti al Giglio il 13 gennaio 2012

La Concordia la sera del naufragio davanti al Giglio il 13 gennaio 2012

GROSSETO – La procura di Grosseto schiera subito da oggi, lunedì 7 ottobre, alla ripresa del processo, tre testimoni ritenuti utili per mettere con le spalle al muro l’ex comandante della Costa Concordia Francesco Schettino. Sono l’ufficiale di coperta Giovanni Iaccarino, il cartografo Simone Canessa e l’ufficiale in addestramento Salvatore Ursino. Tutti e tre la sera del 13 gennaio 2012 si trovarono a ricoprire il ruolo di osservatori privilegiati del naufragio. Attese anche le proiezioni in aula di estratti dalla scatola nera e l’ascolto di intercettazioni audio.

Il primo in assoluto ad essere sentito sarà Iaccarino. Era un ufficiale importante a bordo. Assistente del comandante, subito dopo l’urto venne inviato a verificare di persona i locali motori. Accertò che era tutto allagato, che i motori erano inservibili, che la nave era squarciata e imbarcava un’immensità d’acqua, che gli impianti non funzionavano. E già alle 22, un quarto d’ora dopo la collisione, comunicava dai ponti allagati, via telefono, questi dati precisi a Schettino e agli ufficiali di plancia. Dati, commentarono i periti nella relazione all’incidente probatorio, da cui Schettino avrebbe dovuto immediatamente desumere che la nave non sarebbe stata più galleggiabile e quindi avrebbe dovuto dare l’allarme generale e l’ordine di abbandono. Ma non lo fece subito, ma molto più tardi.

Quindi si procederà, anche nell’udienza di domani martedì 8 ottobre, col cartografo Simone Canessa e l’ufficiale in affiancamento a Ciro Ambrosio, vice di Schettino in plancia. Canessa tracciò la rotta sulle carte nautiche, un altro dei punti decisivi della vicenda, giacché quelle sulla nave sarebbero state in una scala inadeguata a studiare accostate troppo vicine agli scogli. Ma Schettino dopo aver salpato da Civitavecchia ordinò la rotta che portò la Costa Concordia a sbattere a Le Scole. Prevista anche la deposizione dell’ufficiale in addestramento Salvatore Ursino: era in plancia per affinare il suo percorso di formazione come uno stagista, un tirocinante di terra; poteva solo assistere alle operazioni di plancia senza interloquire con gli altri ufficiali, però i pm confidano nella sua testimonianza per aggiungere elementi e dettagli.

Altri testimoni sono quelli della plancia, gente estranea alla guardia che però accompagnava Schettino sul ponte. Tra questi la ballerina moldava Domnica Cemortan, il maitre Antonello Tievoli che chiese a Schettino di avvicinarsi al Giglio; il cosiddetto commissario-eroe, ma poi condannato nei patteggiamenti per concorso in omicidio colposo, Manrico Giampedroni, direttore dell’hotel di bordo; Ciro Onorato, membro dell’equipaggio ma sul ponte di comando con Schettino. Dalla plancia fu raggiunto per telefono mentre era a casa sua a Grosseto per sapere se il fondale fosse sufficiente al passaggio della Concordia, anche il comandante in pensione di Costa, Mario Palombo.

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Massimiliano Mantiloni

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Giornalista

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