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Matteo Renzi dalla Fiera del Levante di Bari lancia la sfida al Pd

Pd, Renzi: «In Italia 20 anni di occasioni perse»

Matteo Renzi dalla Fiera del Levante di Bari lancia la sfida al Pd
Matteo Renzi dalla Fiera del Levante di Bari lancia la sfida al Pd

FIRENZE – Da Bari, dalla Fiera del Levante, il sindaco di Firenze Matteo Renzo ancia la sua sfida alla segreteria del Pd. E’ arrivato nel padiglione che ospita la convention con 45 minuti di ritardo. Ad attenderlo, circa duemila persone.

La rottamazione della politica. «L’Italia in questi venti ha perso tempo, ma non ha risolto i problemi delle persone. L’unica cosa che ha creato sono i talk show. Vedere imprese che chiudono e grandi aziende come Alitalia e Telecom, significa che parlando di rottamazione della classe dirigente siamo stati fin troppo gentili. In questi 20 anni un intero establishment politico ha fallito». Poi, rivolto ai suoi sostenitori:  «Sui carri non si sale, i carri si spingono» chiaro riferimento alla gran corsa di dirigenti che nelle ultime settimane sono andati a ingrossare lo schieramento renziano.

Giudizio sul governo Letta. «Il governo non si caratterizza per quanto dura ma per  le cose che fa. Se fa le cose utili noi lo sosteniamo. Non vogliamo mettere bandierine come Brunetta ma fare in modo che le cose si facciano».

Amnistia e indulto, autogol. La presa di distanza più netta è su amnistia e indulto: «Affrontare oggi il tema dell’amnistia e dell’indulto è un clamoroso autogol. Bellissimo vedere chi fa volontariato nelle carceri, ma come facciamo a insegnare la legalità ai giovani e agli studenti se ogni sei anni buttiamo fuori i detenuti perché le carceri scoppiano?».

Immigrazione, la legge Bossi-Fini. Sull’immigrazione abbiamo un quadro di insieme di politiche inadeguate, dice il sindaco di Firenze: «Si possono cambiare la Bossi-Fini e la Giovanardi. Bastano i cognomi per capire perché… Ma non è per quello che li cambiamo, le cambiamo perché non hanno funzionato».

Sentinella del bipolarismo. Passaggio fondamentale sulla legge elettorale: «Per farla  non c’è bisogno di fare lo sciopero della fame, come il mio amico Roberto Giacchetti. Questo congresso del Pd servono per definire ciò che Pd farà nei prossimi mesi. Se vinciamo noi saremo le sentinelle del bipolarismo in cui ci si confronta e non ci si insulta. Entro novembre presenteremo nostra proposta di legge che consentirà di sapere subito chi ha vinto. Chi vince le elezioni sarà responsabile delle cose che non fa. Ci dovrà essere alternanza. Il nostro sistema elettorale sarà quello del sindaco d’Italia».

L’Europa è da cambiare. Cambiamento da applicare all’Unione europea: «L’Italia deve cambiare verso l’Europa ed è l’Europa il problema dell’Europa. L’Europa non può essere solo quella cosa che ci dice quello che dobbiamo fare, ma che poi si dimentica di noi quando ci sono le tragedie a Lampedusa. Siamo noi che dobbiamo chiedere all’Europa. Serve un’Europa con regole uguali per tutti, dal lavoro alla difesa». Sulla politica di Bruxelles pronuncia parole nette: «Il Pd deve avere il  coraggio di dire che l’Europa è malata».

Troppe regole nel mondo del lavoro. «La Repubblica è fondata sui soliti noti, sugli amici degli amici. Proviamo a cambiare le regole del lavoro ed eliminiamo i vincoli  per chi vuole investire. Centrosinistra abbia il coraggio di dire che non c’è più libertà di assumere perché chi avvia un’azienda deve rispettare troppe regole. Dobbiamo semplificare la burocrazia e puntare alla digitalizzazione. Il Pd che vogliamo vive con gli altri, non sta a discutere per sei mesi di regole. Non accetteremo di farci trasformare in un numero».

Pd, Renzi fa un’analisi dura del partito. «Il Pd ha visto una crisi profonda di iscritti  e di voti. Siamo il primo partito solo fra i dipendenti pubblici e fra i pensionati. Ripartiamo dalla scuola, dalla scommessa sul capitale umano. Non ci siamo mai preoccupati di considerare gli insegnanti, mai coinvolti in un progetto serio. Andiamo per Comune per Comune e coinvolgiamo chi si occupa di educazione, anche con i social network. Facciamo partire la più grande campagna di ascolto fra gli insegnanti. Il nostro Pd ripartirà dalla scuola. Ho l’idea di un partito che non ha paura. Un anno fa ero quello di abbattere. Poi abbiamo perso le elezioni e qualcuno si è reso conto che forse di Renzi c’è bisogno. Non ero un infiltrato prima, non sono il salvatore della patria adesso. Avrei voluto vincerle, le elezioni e non essere qui. Ho l’entusiasmo della coerenza: se fai politica devi mettere in campo le energie migliori».

La rivoluzione radicale di Renzi. «Porterò avanti l’idea della rivoluzione radicale che serve al Paese -garantisce il sindaco da Bari- Fanno bene ad aver paura di me quelli che da 20 anni ci fanno lezioni dalle cattedre e dai giornali. Manterremo le promesse con la coerenza di chi si mette in gioco. Diamo il nome dei nostri sogni all’Italia e il Pd cambierà il verso di questo Paese».


Massimiliano Mantiloni

Giornalista

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