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Familiari di marinai al rientro di Nave Zeffiro

In mille a Taranto ad accogliere Nave Zeffiro (Foto)

Familiari di marinai al rientro di Nave Zeffiro
Familiari di marinai al rientro di Nave Zeffiro

da TARANTO – Almeno un migliaio di persone erano in attesa ieri mattina sulla banchina della Stazione Navale Mar Grande di Taranto, per il rientro di Nave Zeffiro dopo cinque mesi di missione antipirateria nelle acque del Corno d’Africa. L’emozione e l’ansia di riabbracciare il proprio congiunto imbarcato è palpabile negli occhi di tutti: famiglie intere, anche di tre generazioni, dalla nonna al nipotino, sono lì a sfidare il vento di tramontana che rendeva non facile l’ormeggio della grande unità. Partito il 16 maggio, lo Zeffiro – comandato prima dal capitano di fregata Roberto Micelli quindi dal 1 agosto dal capitano di fregata Marco Antoniazzi – ha fatto quasi 3200 ore di navigazione, cui si aggiungono 160 ore di volo della componente elicotteri, nell’ambito dell’operazione «Atalanta» in oceano Indiano.

Striscioni da tifo sportivo, scritti con il cuore a caratteri cubitali, purché si vedano da più lontano possibile.  «Bentornata Nave Zeffiro: 280 marinai, tu uno di loro» con la foto di un congiunto. «Bentornati Aldo e Anto». «Bentornato papino e bentornato da tutti noi». «Bentornato Alessandro». «Sara 6 il nostro orgoglio! Siamo fieri di te». «Bentornato zio Peppe».

Accolta dalle sirene delle unità navali in porto e dalla fanfara Fanfara del Dipartimento militare marittimo dello Ionio e del Canale d’Otranto di Taranto, la prua dello Zeffiro si avvicina lentamente alla banchina. Da quel momento il gesto è unico: il dito puntato verso lo scafo per capire dove sia il «marinaio di casa», accompagnato da un «guarda lì, sì è lui, no forse…». Tante braccia alzate in segno di saluto, qualche volta indefinito perché non è facile capire bene a  distanza. «Per vedere dove fosse mio figlio, cercavo tutti quelli che avessero la barba, sono tutti vestiti uguali» confesserà una madre più tardi. Tanti i cellulari accesi, un’unica domanda: «Dove sei?» .

«Avete svolto con efficacia il ruolo di ambasciatori dell’Italia. Avete dimostrato la capacità di garantire gli interessi nazionali e la sicurezza della navigazione in mari lontani e non facili. Tornate fieri di aver svolto la vostra missione e aver dimostrato cosa vuol dire essere un equipaggio: un solo cuore che batte insieme e un respiro all’unisono» ha detto agli uomini e alle donne schierati sul ponte di volo l’ammiraglio Filippo Maria Foffi, comandante in capo della Squadra navale, arrivato a Taranto per accogliere lo Zeffiro.

Soddisfazione nei volti dei marinai, al termine delle manovre di ormeggio. Un sorriso allontana rapidamente cinque mesi di lontananza da casa, vissuti con impegno e spirito di squadra, ma sempre lunghi da passare. Di giorno come nell’assordante buio della notte, durante i turni di guardia. Ma quegli striscioni e tutta quella gente accorsa ad abbracciarli sono la conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, che il sostegno delle famiglie non è mai mancato. Questa è una delle forze, forse la più importante, che permette al marinaio di andar via e svolgere la propria missione con lucidità e sicurezza.  Pronto a ripartire alla prima chiamata.

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Atalanta, marina militare, Nave Zeffiro


Sandro Addario

Giornalista

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