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Una scena di Elisir d'amore in versione moderna 2

Tanti giovani applaudono «Elisir d’amore»

Una scena di Elisir d'amore in versione moderna 2
Una scena di Elisir d’amore in versione moderna

FIRENZE – Debutto convincente  ieri sera al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino di «Elisir d’amore»di Gaetano Donizetti (1832, su libretto di Felice Romani) nell’allestimento del Teatro Comunale di Bologna. La regia attualizzante di Rosetta Cucchi sposta l’azione da un villaggio basco alla fine del XVIII secolo a una scuola d’arte americana, con abbondanza di citazioni, nelle scene e negli abiti, da «Fames» («Saranno famosi»), la serie televisiva cui esplicitamente fa riferimento la rilettura della Cucchi, ma anche da «Grease», dai «Blues Brothers», da «Happy days», addirittura da «Easy rider» (l’ex-studente fallito Dulcamara, che arriva a cavalcioni di un chopper, nell’aspetto e nell’abbigliamento pare una caricatura di Dennis Hopper nel noto cult movie).

La protagonista Adina, da fittavola che era, diventa una specie di capoclasse, mentre l’ingenuo contadinello Nemorino è trasformato nel prototipo del “nord”, infagottato e goffo. Di Dulcamara, il ciarlatano che vende ai creduloni il favoloso elisir capace di curare tutti i male e perfino di fungere da filtro d’amore (questo, suggestionato dalla storia di Tristano e Isotta, cerca Nemorino per conquistare l’algida Adina e questo il furbo dottore gli serve, inebriandolo a carissimo prezzo di banale Bordeaux), si è detto, mentre il sergente Belcore diventa una specie di bullo alla «Fronte del porto», pur capeggiando una regolamentare guarnigione.

Abbastanza invariato il lieto fine: Nemorino vende a Belcore, che Adina si accinge a sposare per dispetto, la propria libertà per pagare una seconda dose d’elisir onde anticiparne l’effetto, annunciato per 24 ore dopo, a prima del matrimonio; Adina, informata da Dulcamara e commossa dal gesto, ricompra il contratto d’arruolamento di Nemorino, che intanto eredita cospicue ricchezze da uno zio di città, ma è convinto che tutte le ragazze del paese lo corteggino per merito del filtro; infine, dopo la celeberrima romanza «Una furtiva lagrima», Adina cede e prende per marito Nemorino invece di Belcore, che non se mostra afflitto, visto che ci sono altre migliaia di donne a disposizione.

Ovvio che, come capita spesso con le trasposizioni in epoca moderna delle opere ambientate in altri secoli, specie se dalla campagna si catapulta, come in questo caso, l’azione in una città, restino un po’ di contraddizioni che a tratti cadono nel ridicolo; è stata ogni tanto introdotta una gestualità un po’ troppo sguaiatamente televisiva, come quando Dulcamara invita sbraitando gli astanti ad ascoltare la barcarola in duetto-karaoke con Adina. Nel complesso, tuttavia, le scene non risultano sgradevoli alla vista, specie nella prima parte. Senz’altro pare aver gradito il tutto il settore più giovane del pubblico, eccezionalmente costituito, ieri sera, in parte da intere scolaresche.

Una scena di Elisir d'amore in versione moderna

Iniziativa encomiabile, visto che l’«Elisir d’amore», con la sua grazia e la sua comicità, può essere perfetto per avviare i bambini all’apprezzamento di un genere che fu tanto popolare fino a qualche decennio fa, ma cui ora non è facile che si venga avvicinati in famiglia, dove imperversano semmai i cosiddetti “talent show” televisivi, diffusori di musica ben più rozza e scadente.

La sivigliana Rocio Ignacio, dalla voce ancora perfettibile, ma certo molto interessante, è un’Adina convincente e vivace, nonostante la direzione di Giuseppe La Malfa, che è parsa un po’ malsicura e priva del brio necessario per questo genere di opera, non le abbia permesso di mostrare adeguatamente le sue potenzialità di interprete. Un po’ indietro la voce di Giorgio Berrugi-Nemorino, che è comunque andato migliorando nel corso dell’opera e ha dato un’interpretazione nettamente godibile della romanza-clou «Una furtiva lagrima». Sicura la recitazione di tutti coro compreso, pure questo un po’ penalizzato, alle orecchie di chi ne conosce l’eccellenza, dalla direzione. Nel complesso, un Elisir forse non proprio magico, ma bevibile, per cui val la pena di profittare delle numerose offerte e agevolazioni messe a disposizione dalla biglietteria per le repliche; ne sono previste quattro serali (16, 19, 20, 21) e una pomeridiana (domenica 17, ore 15.30).

 

Teatro del Maggio Musicale Fiorentino – Stagione 2013
«L’elisir d’amore» di Gaetano Donizetti
Teatro Comunale (Corso Italia, 12; tel. 055 277 9350)
Dal 15 al 21 novembre
 
Nuova produzione
Allestimento del Teatro Comunale di Bologna
 
Adina: Rocio Ignacio (15, 17, 20) / Auxiliadora Toledano (16, 19, 21)
Nemorino: Giorgio Berrugi (15, 17, 20) / Alessandro Scotto di Luzio (16, 19, 21)
Belcore: Mario Cassi (15, 17, 20) / Julian Kim (16, 19, 21)
Il Dottor Dulcamara: Marco Camastra (15, 17, 20) / Giulio Mastrototaro (16, 19, 21)
Giannetta: Elena Borin
 
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Maestro del Coro: Lorenzo Fratini
 
Direttore: Giuseppe La Malfa
Regia: Rosetta Cucchi
Scene: Tiziano Santi
Costumi: Claudia Pernigotti
Luci: Daniele Naldi
Video proiezioni: Roberto Recchia
 
 

lirica, Maggio Musicale, opera

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