In piazza del Duomo angolo via Ricasoli

Storia di Firenze: il canto del Cornacchione

di Luciano Artusi - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento

Il canto del Cornacchione

Il canto del Cornacchione

Da un certo Cornacchio, vissuto a Firenze nella prima metà del XIII secolo, sarebbe originata la famiglia dei Cornacchini. Il loro palazzo si trovava proprio di fronte alla fiancata della cattedrale, sull’angolo di Piazza del Duomo, dove ancora sono conservate le trecentesche arcate di base. Altre case possedute dalla famiglia nel popolo di Santa Reparata, si estendevano lungo Via del Cocomero, oggi Via dei Ricasoli, ma antecedentemente denominata Via de’ Cornacchini nel tratto dal Duomo a Via de’ Pucci. Diverse loro sepolture erano nella vicina chiesa di San Michele Visdomini e in quella di San Michele Bertelde.

I Cornacchini furono guelfi e alcuni ebbero anche cariche di governo nella Repubblica fiorentina. La loro arme parlante vedeva in campo argento, tre nere cornacchie disposte due su una. Certamente questo stemma sarà stato apposto sulle proprietà della famiglia che, se pur con la storpiatura del nome in Cornacchione, dovuta al salace e arguto spirito fiorentino, avrà originato il toponimo della cantonata.

Dal Boccaccio, veniamo a conoscenza di un certo Niccolò Cornacchini che fece decorare una sua villa posta alle pendici della collina di Camerata dalla quale si godeva una notevole vista sulla città. Nel cortile di questo «palagio» il boccaccio ambientò la novella con Calandrino, Buffalmacco e la bella Niccolosa (Decamerone, IX^ novella):

“Niccolò Cornacchini fu nostro cittadino e ricco uomo, e tra l’altre sue possessioni una bella n’ebbe in Camerata, sopra la quale fece fare uno orrevole e bello casamento, e  con  Bruno e  con  Buffalmacco   che  tutto gliele dipingessero si convenne; li quali, per ciò che il lavorio era molto,  seco aggiunsero e Nello  e Calandrino,  e cominciarono a lavorare».

Naturalmente il pittore Giovannozzo, o Nozzo, di Perino «vocato Calandrino» uomo dal bonario e ingenuo carattere, fu la vittima designata della divertente narrazione».

Altre notizie su questa famiglia ci pervengono dall’opera «I Canti» del 1984, di Roberto Ciabani che testualmente riportiamo:

«Nel 1321 incontriamo un Zanobi de’ Cornacchini, che redige a Treviso un testamento  per conto di Beatrice, figlia di Gherardo da Camino  e sposa del Conte  di Gorizia. Nel 1329 i Cornacchini subirono un tracollo finanziario, fatto abbastanza frequente in quel periodo di crisi per l’economia della città. Tra i sindaci che sovrintendevano alla cura del loro fallimento, v’era lo storico Giovanni Villani».

Sul canto, con ingresso dal numero civico 10, per tantissimi anni vi è stata l’oreficeria Torrini con annesso al primo piano, un piccolo museo privato dove era possibile ammirare esemplari unici di argenteria, gioielli e orologi.

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Dal libro di Luciano e Ricciardo Artusi «A occhio e croce» – Passo dopo passo curiosando in piazza del Duomo – Firenze Leonardo Edizioni 2013. Per gentile concessione dell’Editore.
 
 

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