La strage di Prato, nel 2011 un rapporto del Cnel lanciava l’allarme

La strage di Prato l'allarme era stato lanciato nel 2011
La strage di Prato l'allarme era stato lanciato nel 2011
La strage di Prato l’allarme era stato lanciato nel 2011

PRATO – Un rapporto del Cnel nel 2011 parlava del rischio rappresentato dall’infiltrazione della criminalità cinese in molte città italiane ed a Prato in particolare, mettendo in luce anche il pericolo dei laboratori trasformati in dormitori clandestini.

Sarebbe dunque relativa la sorpresa per quanto accaduto a Prato, con il rogo della ditta cinese che si è portato via 7 operai, sembra aver colto tutti di sorpresa. Il Consiglio nazionale economia e lavoro aveva lanciato l’allarme sul rischio reale.

Lo studio riporta anche una dichiarazione, datata 1994, del Sindaco di Campi Bisenzio: «Al capannone Ugolini si ammassavano 250-300 persone, laddove  storicamente stavano 40 italiani a lavorare, con divisori fatti in legno, scatoloni (pieni o vuoti), tendaggi… Lavoravano a turni per 24 ore su 24. L’unica entrata consisteva in una scala a chiocciola, ogni ‘abitazione’ consisteva in due letti con 10 centimetri attorno».

Per quanto riguarda invece il contesto della criminalità organizzata cinese a Prato, il rapporto spiega che «in città vi sono almeno tre bande, ciascuna costituita da alcune  decine di elementi di età variabile fra i 16 e i 25 anni. Si identificano con lo pseudonimo adottato dal loro capo, come ad esempio il caso della banda del ‘Monaco’, il cui appellativo evoca vaghi riferimenti alla tradizione dell’associazionismo segreto cinese. Queste formazioni criminali sono coinvolte in varie attività illecite, come l’importazione e il commercio di sostanze stupefacenti (ecstasy, chetamina e kefen) che fanno arrivare da alcuni paesi del Nord Europa tramite una propria rete di connazionali, e lo sfruttamento della prostituzione».

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