A Firenze il nuovo allestimento della commedia di Natalia Ginzburg

RECENSIONE «Ti ho sposato per allegria»

Chiara Francini Emanuele Salce
ti ho sposato per allegria©Mario D’Angelo
Ti ho sposato per allegria©Mario D’Angelo

FIRENZE – Ha debuttato fra gli applausi il nuovo allestimento della commedia di Natalia Ginzburg «Ti ho sposato per allegria» (Teatro della Pergola, Via della Pergola 32, tel. 055 22641; inizio spettacoli ore 20.45, domenica 15.45, biglietti da 7 a 30 euro; prima nazionale; info: www.teatrodellapergola.com), che vede come protagonisti Chiara Francini ed Emanuele Salce, figlio di Luciano Salce, che nel 1965 fu il primo regista della commedia in teatro e che nel 1967, visto lo strepitoso successo, ne trasse anche un film con Monica Vitti e Giorgio Albertazzi.

Il soggetto per l’epoca era rivoluzionario: appena un anno dopo l’invenzione della minigonna e ben prima del dilagare delle proteste di fine decennio (e del cinema di Woody Allen), vi si parla di rapporti di coppia da un’angolazione poco comune e insieme si chiamano in causa l’ateismo (nell’Italietta ipercattolica tanto ben rappresentata da «Signori e signore» di Pietro Germi, pure uscito nel 1965), lo sfascio dei matrimoni e il divorzio, che in Italia non c’era ancora ma all’estero sì, l’aborto,  la sessualità fuori dal matrimonio e il matrimonio col solo rito civile (quando neanche gli atei osavano in genere sottrarsi al matrimonio in chiesa). Adesso paiono temi datati, ma non è male che ogni tanto sia recuperato in teatro qualche testo “d’epoca” (e d’autore) che ne parli, specie se lo fa con leggerezza, ironia e allegria com’è il caso di questa commedia.

La prima scena mostra Giuliana e Pietro, sposini novelli, al risveglio; rimasta sola con la cameriera, la logorroica Giuliana racconta la sua vita alla cameriera appena assunta: a diciassette anni ha lasciato una famiglia sfasciata in un paesino della Romagna ed è arrivata a Roma, spiantata e con poche idee confuse sul da farsi. Disordinata, ingenua e sventata, perde due lavori da commessa e finisce in balia di Manolo,  scrittore frustrato, oltre che sposato, che l’abbandona appena rimane incinta; provvederà la moglie di Manolo, pure abbandonata (benché lui racconti il contrario), ma che se la cava girando il mondo come fotografa e che diviene la migliore amica di Giuliana, ad aiutarla ad abortire. La sbornia presa a una festa, con tanto di collasso dopo un ballo solitario con le scarpe in mano, le fa incontrare Pietro, giovane avvocato di solida estrazione borghese, che non solo la soccorre, ma in meno di tre settimane la sposa, forse non per vero amore, ma per allegria: quella che nemmeno la miseria e le sventure sono riuscite a cancellare in Giuliana. Una settimana dopo il matrimonio, Pietro convince la madre ad accettare un invito a pranzo per conoscere la sposa; sulla difficile interazione fra nuora svitata e suocera bigotta e ligia a tutte le regole (ma in realtà, per fortuna, piuttosto “svaporita”, come a visita conclusa la definisce la stessa Giuliana: le donne, in questa commedia protofemminista, qualcosa da salvare ce l’hanno sempre, mentre il solo maschio positivo è Pietro: l’unico che consideri l’allegria un valore) si gioca il terzo atto, in cui maggiormente emerge l’ironia dell’autrice.

Spiega il regista Piero Maccarinelli: «Testo atemporale per eccellenza, non ha bisogno di essere trasportato all’oggi. Perché è già oggi. Anche se scritto negli anni Sessanta, forse gli ultimi anni in cui una generazione di scrittori e intellettuali ha saputo proiettare ombre di preveggenza su questi nostri anni più poveri e grigi. Il testo ha bisogno di interpreti “leggeri”, ma capaci di improvvise profondità, e mi sembra che li abbiamo trovati».

In realtà, la protagonista femminile Chiara Francini (beniamina del pubblico televisivo e cinematografico, anche per l’accentuata mimica facciale ideale per i ruoli comici e brillanti) è certo adeguata per età e verve, ma appare ancora un po’ acerba per un ruolo che fu scritto su misura per un’attrice del calibro di Adriana Asti e che, specie nel lunghissimo monologo-autobiografia del primo atto, è molto impegnativo. Un po’ stagionato come Pietro, ma senz’altro ben calato nel ruolo è Emanuele Salce, nato proprio durante la prima tournée dello spettacolo (che fu replicato per più stagioni), e che al padre Luciano Salce e al patrigno Vittorio Gassman ha dedicato di recente lo spettacolo «Mumble Mumble. Confessioni di un orfano d’arte», molto ben accolto dalla critica e che ha registrato il tutto esaurito ovunque sia andato in scena. La sua presenza nell’allestimento fiorentino di «Ti ho sposato per allegria» segna in un certo senso la continuazione di questo suo appassionato lavoro.

Il pubblico della “prima” ha accolto molto bene lo spettacolo, senza lesinare le risate durante e gli applausi dopo.

dal 28 dicembre al 5 gennaio 2014 – Lunedì 30 dicembre riposo

Orario spettacoli: dal martedì al sabato: ore 20.45, domenica: ore 15.45. Lunedì riposo. Recita del 31 dicembre ore 20.30

Info: www.teatrodellapergola.com

 

Uno spettacolo prodotto da Roberto Toni in collaborazione con la Fondazione Teatro della Pergola

 

Chiara Francini Emanuele Salce in

TI HO SPOSATO PER ALLEGRIA di Natalia Ginzburg

  • con Anita Bartolucci, Giulia Weber, Valentina Virando
  • scene Paola Comencini
  • costumi Sandra Cardini
  • musiche Antonio Di Pofi
  • disegno luci Gianni Staropoli
  • regia di Piero Maccarinelli

commedia, prosa, Teatro della Pergola

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