«È il momento di ripartire, ma la politica torni a decidere»

Bettini Confindustria: «Finito il tempo delle chiacchiere»

di Sandro Addario - - Cronaca

da sin. il direttore Sandro Bennucci, il presidente Lions George Georgescu, il presidente di Confindustria Firenze Simone Bettini

Da sinistra il direttore Sandro Bennucci, il presidente Lions George Georgescu e il presidente di Confindustria Firenze Simone Bettini

FIRENZE – «È finito il tempo delle chiacchere. Non si tratta più di pensare a cosa poter fare tra sei mesi, tra un anno magari, ma a quello che va fatto da domani stesso per ripartire».  Non usa mezzi termini Simone Bettini, presidente di Confindustria Firenze, mentre ai soci del Lions Club Cosimo de’ Medici presieduto da George Georgescu, parla sul tema «Imprese ed imprenditori come antidoto alla crisi».

RICOSTRUIRE – «Per 23 mesi consecutivi – dice Bettini – la crescita del Pil ha avuto un segno negativo, ora si è avuta una leggera inversione di tendenza con un +0,1%. Per crescere naturalmente non ci vuole un incremento con lo zerovirgola, ma almeno sembra che siamo arrivati alla fine della discesa».  Dopo tanta ricchezza bruciata ed un costante incremento del ricorso alla cassa integrazione (2,7 milioni di ore solo a Firenze, tra luglio e settembre 2013) «questo è il momento di ricostruire e di capire da dove si deve ripartire senza più indugi».

DECIDERE – Gli imprenditori dovranno fare la loro parte e avere la forza ed il coraggio di affrontare le sfide del mercato, ma – per il presidente di Confindustria Firenze – anche «la politica deve riprendere il coraggio di decidere.  E varare una buona volta un piano industriale per tutto il Paese, stabilendo priorità e strategie».

AEROPORTOFirenze? Deve davvero smettere di vivere di rendita passata e pensare ad attrarre sempre più capitali anche stranieri. Ma per far questo sono necessarie valide infrastrutture in grado di reggere alla concorrenza non solo straniera ma anche di altre città italiane. Un caso su tutti l’aeroporto di Peretola «dove si continua a discutere su 200 metri di pista in più o in  meno, mentre gli aeromobili sono intanto costretti a viaggiare con metà carico per poter affrontare decollo e atterraggio in condizioni di sicurezza». Nel frattempo, conclude Bettini, «gli operatori stranieri scelgono altre destinazioni, quando scoprono che per raggiungere Firenze occorre almeno un cambio di aereo e una permanenza maggiore, con un aumento di costi che non tutti sono più intenzionati a sostenere».

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Sandro Addario

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Giornalista
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