Sanità toscana: restano i ticket, nessun taglio agli apparati

L'Azienda Ospedaliero Universitaria di Careggi a Firenze
L'Azienda Ospedaliero Universitaria di Careggi a Firenze
L’Azienda Ospedaliero Universitaria di Careggi a Firenze

FIRENZE – Il nuovo piano sanitario della Toscana, imposto dalla crisi e dai cambiamenti sociali, è bloccato da forti contrasti in seno al Pd. E la situazione si sarebbe complicata, qualche giorno fa, durante un vertice di maggioranza per lo scontro fra chi vorrebbe tagliare subito le Asl e le poltrone dei dirigenti e chi, invece, tende a conservare posizioni costose e non più sostenibili.

Morale? Tutto bloccato. Con ripercussioni  sull’assistenza e sui costi. Nel senso che non si riducono le Asl (come invece hanno fatto in Emilia Romagna), non si sopprimono le società della salute, non si riducono da tre a uno gli Estav (i centri d’acquisto della sanità). E sempre per contrasti interni al Pd non si riorganizzano, secondo i programmi iniziali, le centrali del 118. Sono 12: ne doveva restare sola in tutta la Toscana. Poi si è pensato di ridurle a 3. Troppi scontenti? Allora 6. Ma Prato, che avrebbe dovuto rinunciare alla sua centrale, è in rivolta.

In questo quadro sono rimasti tali e quali i ticket a carico dei cittadini su farmaci, visite specialistiche, analisi. Significa che non si toccano gli apparati, ma si continua a far pagare tanto alla gente, già spremuta dalla crisi e dalle tasse.

Stefano Mugnai
Stefano Mugnai

Per questo Stefano Mugnai (Pdl-Forza Italia)  vicepresidente della commissione sanità del Consiglio regionale, ha preparato una maxi interrogazione che potrebbe anche sfociare nella rihista di una seduta straordinaria in Aula proprio sull’emergenza sanità. “E’ una sanità che tassa con i ticket e spende in apparati e burocrazie”, scrive Mugnai. Che aggiunge: “E’ vero che l’assessore di settore Luigi Marroni sommerge i media di comunicati in cui dà per fatti l’accorpamento degli Estav da 3 a 1 (operazione frutto di una nostra battaglia storica tradottasi in mozione approvata all’unanimità da tutto il consiglio niente meno che nel maggio 2011) e il superamento delle Società della Salute (ma c’è voluto un mio emendamento in Finanziaria per fissare la data al 31 marzo prossimo…), ma è altrettanto vero che, nei fatti, ci troviamo sul gobbo tutti  i 21 enti sanitari di sempre. Sì sì, proprio 21: sono 12 infatti le Asl, a cui si aggiungono le 3 Aziende ospedaliero universitarie di Careggi a Firenze, Cisanello-Santa Chiara a Pisa e Le Scotte a Siena, e poi ancora il pediatrico Meyer, la Fondazione Monasterio, l’Ispo e, per l’appunto, i 3 Estav. Anche le Sds sono ancora tutte in piedi, salvo quelle che si sono autocensurate in un responsabile hara hiri. Tutto questo serve? No, o almeno non in questa maniera se è vero come è vero che dalle Apuane alla Maremma via Appennini si registrano un giorno dopo l’altro casi di liste d’attesa fuori controllo per accedere alle prestazioni, con episodi di agende 2014 già chiuse per alcune specialità o di appuntamenti conferiti già per il 2015. Alla faccia del diritto alla salute”.

Riguardo al privato, Mugnai sostiene che le Asl chiudono le convenzioni esterne per costringere i pazienti a rivolgersi all’intramoeania col risultato di “guadagnarci due volte”.

 

 

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Sandro Bennucci

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