L'attore a Firenze ospite di Lions Academy

Verdone: «Più spazio ai giovani nel cinema italiano»

di Marianna Feo - - Cultura

Carlo Verdone

Carlo Verdone

FIRENZE  – «Non so ancora se sono tra i più bravi a fare questo lavoro e ogni volta che realizzo un film, non mi sento mai completato. Forse è per questo che sono riuscito a continuare tale mestiere, dal 1970 ad oggi». Così Carlo Verdone ha incontrato il pubblico fiorentino al Cinema Odeon, per un confronto sui cambiamenti della società e le sue nuove prospettive cinematografiche aperte alle prossime generazioni.  Tema dell’incontro «In viaggio nel cinema italiano», promosso da Fiorenzo Smalzi Governatore del Distretto 108La Toscana del Lions Club International, nell’ambito delle iniziative Lions Academy.

Da grande osservatore della gente ed entusiasta di guardare la realtà, memorizzando scene e situazioni, Verdone ha spiegato «Mi piace raccontare le nevrosi e le fragilità che ci appartengono e le emergenze della gente comune».

Nel corso della sua filmografia, dal 1978 a oggi, l’attore  ha riproposto l’evolversi della società e pian piano il peggioramento che si è andato a riversare nei rapporti interpersonali. Dalle difficoltà a mantenere un amore duraturo tra marito e moglie (L’amore è eterno finché dura, 2004), le problematiche legate alla disoccupazione e alla separazione (Posti in piedi in paradiso, 2012) fino al difficile rapporto con i figli, che emergerà nel suo ultimo film Sotto una buona stella, in uscita il prossimo 14 febbraio, di cui alcune scene sono state girate a Firenze, al Piazzale Michelangelo e al Tepidarium del Roster.

Carlo Verdone con umiltà e compostezza ha evidenziato come il successo de La grande bellezza di Paolo Sorrentino agli Oscar, sia stato un segnale di rinascita del cinema italiano. La carta vincente in questo film, per il quale Verdone ha vinto il Nastro d’Argento per il miglior attore non protagonista, è la narrazione di un dramma umano che ci sta coinvolgendo, il cinismo, la follia e la solitudine. «E’ stato un lavoro che è  costato molto», ha detto Verdone, «certe scene sono state girate con quattro macchine e registrato su pellicola invece che su digitale».

Una generazione sballata quella di oggi, ma fortunatamente con tante isole all’orizzonte, dove Carlo ritrova una speranza. Molti giovani combattono per affrontare le degenerazioni, soprattutto contro la cultura che si è prostituita al consumismo e per cui vediamo sparire cinema, teatri e librerie dalle città. Carlo ha ricordato il vecchio Teatro Niccolini, raccontando la sua esperienza a Firenze con lo spettacolo Senti chi Parla nel 1980.

Il nuovo film, Sotto la buona stella vorrà essere un buon auspicio per i giovani. «Rispetto a qualche anno fa, sono molto proiettato verso i giovani, a cominciare dai miei figli, con i quali trascorro più tempo. Nel mio lavoro ho scelto di dare atto a un cambio generazionale».Per questo nuovo film, Carlo Verdone ha assunto tanti ragazzi, non solo tra gli attori, Tea Falco e Lorenzo Richelmy, ma anche dietro le quinte come assistenti macchinisti e luci. Verdone spiega che, diversamente dall’epoca in cui lui aveva iniziato, «per loro non è semplice fare cinema in Italia, molti hanno dovuto studiare all’estero. I giovani riescono a darmi nuove energie, mentre io do a loro la mia esperienza».

A introdurre l’incontro con Carlo Verdone è stata la proiezione di «Alberto il Grande», da lui diretto con Luca Verdone. Un lavoro che è stato diffuso a scopo didattico-culturale, per raccontare la vita, non solo artistica, ma anche privata di Alberto Sordi.

 

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