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Piazzale Michelangelo a Firenze

Turismo, Bocca annuncia: «Evviva, tornano gli americani!»

Panorama di Firenze
Panorama di Firenze

FIRENZE – «Vedo una bella primavera-estate per Firenze: mi hanno informato che stanno arrivando tante prenotazioni dagli Usa. E se ci penso è normale: in America l’economia è ripartita. E se hanno soldi, gli americani vogliono viaggiare. Per loro il viaggio vuol dire Italia e Italia significa Firenze».

Bernabò Bocca,  senatore di Forza Italia, ma in questo caso soprattutto presidente di Federalberghi, smentisce  di volersi candidare a sindaco del capoluogo toscano, ma lancia un ottimo segnale per questa città: il turismo americano riguadagna la rotta europea dopo cinque anni di crisi in cui la gente, a New York e San Francisco, i soldi li aveva però preferiva non spenderli, oppure investirli in voli di medio raggio, puntando su Caraibi e dintorni. Ma l’arte, il Rinascimento, Dante, gli Uffizi, la Cupola del Brunelleschi hanno ricominciato a esercitare l’irresistibile fascino. Così prima di Pasqua riascolteremo il piacevole slang: cioè l’inglese parlato dagli americani in piazza della Signoria e al Duomo, ma anche a Fiesole e in provincia.

«Il 2013, turisticamente parlando, non è andato male, ma il 2014 lo vedo molto meglio», riattacca Bocca. Che continua: «Firenze  mi pare in coda nel trio delle città d’arte, con Venezia e Roma, però ha la possibilità di recuperare. Come? Aumentando la sua attrattiva, per esempio la vita notturna».

Bernabò Bocca
Bernabò Bocca

Ahi, la movida tanto contestata? Bocca scuote la testa: «No, mi riferisco  ad attrattive di classe, tipo piano bar, ristoranti con la musica dal vivo che non chiudano la cucina alle 10 di sera, ma accolgano il cliente anche alle 10,30 o alle 11, come avviene a Roma e ovunque ci sia turismo che spende. Perché sia chiara una cosa: una volta il ricco era l’uomo di 75 anni, con moglie, che  non tirava tardi. Oggi i soldi li hanno i quarantenni che vogliono restare svegli, e divertirsi, anche dopo mezzanotte».

Vogliamo parlare dei problemi, magari partendo dalla nuova pista dell’aeroporto di Peretola, capace di spaccare il Pd che governa la Toscana e non solo? Bocca riscuote la testa: «Un city airport è indispensabile. Non si possono tagliare le ali a Firenze. Vogliamo smetterla di litigare e pensare a cose vere, concrete, positive?».

Chiusura con Firenze Fiera, un altro pantano nel quale gli amministratori, regionali e comunali, rischiano di affogare. Il presidente di Federalberghi è categorico: «Mi hanno detto che il presidente uscente, Antonio Brotini, si è lamentato perché alcuni dirigenti non conoscono l’inglese. Mi pare una favola… Non entro nel merito, dico solo che Firenze deve avere un polo fieristico efficiente e dinamico. Altrimenti, senza convegni e congressi, ci saranno sempre problemi nella bassa stagione. Così come dico: non sparate sull’Enit, l’ente nazionale per il turismo, che deve fare da ambasciatore dell’Italia nel mondo, perché la promozione non può essere frammentata e conflittuale, in mano alle Regioni».

La chicca finale? Bocca rivela il risultato di un altro studio. Made in Italy, nel mondo, è la seconda sigla più conosciuta dopo la Coca Cola. E Firenze, nessuno se n’abbia a male, è il cuore del made… di casa nostra.

 

 

città d'arte, Turismo


Sandro Bennucci

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