La strana guerra della Provincia di Firenze

Arno, la burocrazia ferma i lavori e sfascia i Canottieri

di Sandro Bennucci - - Cronaca, il Blog di Sandro Bennucci, Sport, Top News

La sede dei Canottieri Comunali, sul lungarno Ferrucci, a Firenze, minacciata di demolizione

La sede dei Canottieri Comunali, sul lungarno Ferrucci, a Firenze, minacciata di demolizione

Ci sono due tipi di alluvione che minacciano Firenze. La prima riguarda l’Arno e l’antica maledizione che pesa su Firenze e due terzi della Toscana dal 1177, tanto che ogni generazione ne ha vista almeno una (Dante Alighieri addirittura due). L’altra è l’alluvione burocratica, fatta di vecchie carte (il regio decreto del 1904 e una legge degli anni Venti…) usate per terrorizzare privati e società sportive che da decenni hanno la sede sulle rive del fiume. A meno di dieci metri dal fiume, è vero, ma con pericolosità pari a zero.

DEMOLIZIONE – Risultato? La burocrazia è devastante sia sull’uno che sull’altro fronte. Per quanto riguarda la prevenzione, quei (pochi) lavori progettati per trattenere l’acqua a monte di Firenze, attraverso piccole casse d’espansione valdarnesi, siano fermi e si diano proroghe ai proprietari dei terreni da espropriare. Mentre a Firenze si minaccia di demolire la vita e l’attività, oltre alle strutture, di una gloriosa società: la Canottieri Comunali. Che è appollaiata là, vicino al Ponte Da Verrazzano, e ha ricevuto l’avviso di abbandonare tutto entro il 5 maggio. Da chi? Da un ente teoricamente moribondo: la Provincia. Un ente che, a Firenze, non si accontenta di aver perso altre battaglie, per esempio contro la Rari Nantes Florentia, vincitrice davanti alla Corte di Cassazione, nel dicembre 2013, con la benedizione dell’Autorità di bacino dell’Arno. Il cui segretario generale, Gaia Checcucci, ha escluso, attraverso il Pai (Piano di assetto idrogeologico), la mancanza di qualsiasi rischio. La Rari non provoca alluvioni. Così come non le provocano i Canottieri Firenze, nella straordinaria sede fra Uffizi e Ponte Vecchio, minacciati, una quindicina d’anni fa, dal furore di un funzionario del Provveditorato alle Opere pubbliche, che sventolava, appunto, il regio decreto e la legge degli anni Venti.

ESPROPRI – Ora è nel mirino quest’altra Canottieri, quella dei Comunali, che celebra gli ottant’anni dalla fondazione (1934) si trova nelle condizioni delle consorelle. La Canottieri Comunali non è un pericolo per nessuno. Ma viene attaccata dalla Provincia che sbandiera l’ascia burocratica. Incredibile! Così com’è incredibile che a monte, nel comune di Figline Valdarno, il commissario regionale, Oreste Tavanti, ha concesso una proroga di due anni ai proprietari dei terreni dove dovrebbe sorgere la cassa d’espansione di Pizziconi. Attraverso la Regione, Tavanti ha fatto sapere a FirenzePost, che aveva rivelato la sua scelta di accordare proroghe ai proprietari, che il provvedimento era necessaria perché il vincolo sta per scadere. Certo. Ma è il segnale che anche quest’ opera (praticamente l’unica progettata dal 1966 a oggi) si rinvia. Per inadempienza burocratica.

PANICO – Il vincolo all’esproprio scade proprio perché progettazione e realizzazione ora sono in clamoroso ritardo. Il problema? La bonifica, a quanto pare un modello di mala programmazione. Chi la doveva portare avanti? Guarda caso la Provincia. Che nella conferenza dei servizi svoltasi oggi, 14 aprile, ha fatto sapere di non essere in grado di prevedere quando potrà farla. Morale? Sarebbe semplice scrivere che la Provincia avrebbe dovuto pensare più ai lavori antialluvione che alle demolizioni della casa degli inoffensivi canottieri. L’auspicio è un altro: che Matteo Renzi (o chi per lui) sburocratizzi questo Paese e snellisca le competenze. Qui nessuno potrà far nulla finchè ci saranno pezzettini di potere affidati a chiunque. A Londra, il Tamigi è regolato da una sola autorità. Che non si sogna di seminare il panico fra chi rema sul fiume.

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Sandro Bennucci

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