Un bagno di folla durante i due viaggi nel 1986

A fianco di Giovanni Paolo II a Firenze, Fiesole e Prato

di Paolo Padoin - - Cronaca

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La visita di Papa Giovanni Paolo II a Firenze

Non capita spesso a un funzionario dello stato di organizzare due visite ufficiali di un Papa nello stesso anno e nella stessa provincia.  Quando ero Capo gabinetto della Prefettura di Firenze, nel 1986, ho avuto la fortuna di occuparmi (e preoccuparmi) delle tre giornate trascorse da Papa Giovanni Paolo II il 19 marzo 1986 a Prato e il 18 e 19  ottobre successivo  a Fiesole e Firenze. Ne conservo un ricordo indimenticabile. Servizi di sicurezza, percorsi, tappe dell’incontro dovevano essere meticolosamente esaminati e predisposti: il cerimoniale vaticano era giustamente rigoroso e inflessibile. I punti di atterraggio dell’elicottero, gli spostamenti della papamobile, gli omaggi delle autorità religiose e civili, le messe e i discorsi: ogni cosa doveva essere preventivamente esaminata e decisa, con ripetuti sopralluoghi. Furono necessari due mesi di verifiche, decine e decine di riunioni e incontri con le autorità locali. In questi  casi, il prefetto e la prefettura sono gli attori principali.

Cardinali, vescovi, canonici, curati, padri e madri superiori, associazionismo cattolico e semplici fedeli furono tutti mobilitati per l’occasione e offrirono alle autorità civili la massima collaborazione per il miglior successo dell’iniziativa. E le autorità locali moltiplicarono gli sforzi per  accogliere degnamente Sua Santità. Ricordo non soltanto i preparativi  lunghi e complicati, ma soprattutto lo svolgimento delle visite.

PRATO –  Il 19 marzo  Prato, la grande città industriale allora ancora in provincia di Firenze – dieci anni dopo diventerà provincia autonoma e io ne sono stato il Commissario fondatore –, accolse il Papa con eccezionale entusiasmo. Prima in Piazza del comune, col saluto delle Autorità e dei cittadini, poi al Macrolotto, dentro le grandi fabbriche, a contatto con la realtà dell’industria tessile, infine nella sua bella Cattedrale, dove si venera una reliquia, il Sacro cingolo, che viene esposta nel giorno della Festa del Patrono della città. Dopo una breve parentesi per il pranzo e il riposo del Sommo Pontefice presso un convento di clausura –  in quest’occasione ho scoperto che la… pennichella del Papa viene definita “sosta silenziosa” –, l’atto finale fu la messa nella più vasta piazza cittadina, Piazza Mercatale, davanti a una grande folla.

FIESOLE – Il 18 ottobre a Fiesole: l’atterraggio dell’elicottero era previsto in un’area protetta non lontano da Piazza Mino da Fiesole, dove si svolgeva il primo incontro. Per ragioni di protocollo e sicurezza ero in contatto radio con il collega Carmelo Aronica, adesso Commissario dello Stato nella regione Sicilia. Su quel canale radio si recepiva ogni dettaglio degli spostamenti del Santo Padre nelle varie tappe della visita , in modo da essere continuamente in contatto con i responsabili  del cerimoniale e dei servizi di sicurezza per qualsiasi emergenza. Mentre aspettavamo l’atterraggio, che avvenne con un leggero ritardo, avemmo conferma, via radioricevitore, che tutto era a posto e ne fummo grandemente sollevati. Il Papa salutò le Autorità e la cittadinanza in piazza Mino da Fiesole, celebrò messa nella splendida cornice dell’anfiteatro  romano e si trasferì subito nel Capoluogo.

FIRENZE – Il 18 e 19 ottobre a Firenze. Dopo la messa  a Fiesole e una sosta a San Domenico, cominciò la discesa a rotta di collo verso Firenze, dove erano in programma numerosi appuntamenti.  Il saluto ufficiale avvenne in Piazza della Signoria, alla presenza del Cardinale Silvano Piovanelli, del sindaco Massimo Bogianckino, del prefetto Giovanni Mannoni e delle maggiori Autorità regionali, provinciali e cittadine. Insieme all’allora Capo di gabinetto del sindaco, Enio Tonveronachi, abbiamo avuto il nostro daffare per far rispettare protocolli e priorità. Tutti volevano porgere l’ambito saluto al Papa, ma per fortuna il cerimoniale del Vaticano è ferreo e non ammette sorprese o strappi alla regola. Una serie fitta di appuntamenti attendeva il Santo Padre, che confermò anche in questa occasione il suo grande carisma, unito a un’eccezionale resistenza  fisica e a una  grande comunicativa. A Palazzo Vecchio e a Piazza S. Croce si svolsero i principali incontri con la società civile, le comunità religiose, i giovani. Una tappa particolare al centro tecnico di Coverciano, già allora guidato da Fino Fini, dove il Papa fu accolto dal  mondo dello sport. La messa che concluse la visita fiorentina del Papa  venne officiata allo Stadio  in un bagno di folla, così come è avvenuto  puntualmente  in ogni  altro appuntamento nelle città toscane visitate.

Al termine, prima del decollo verso Roma, il saluto e la benedizione personale di Giovanni Paolo II a tutti coloro che avevano contribuito all’organizzazione dell’evento è stato il miglior premio per tanto impegno e tanta tensione. Non nascondo che sono stati per noi giorni di apprensione, d’impegno psicologico e fisico enorme, ma la vicinanza del Santo Padre e le Sue parole di conforto e di ringraziamento hanno fatto sparire in un attimo tutta la fatica accumulata in quei giorni emozionanti e pieni di soddisfazione. Un compito difficile attende i miei colleghi e le autorità cittadine nel 2015, quando Papa Francesco verrà in visita alla nostra città. Ma la società civile e religiosa fiorentina saprà far fronte anche a quest’evento.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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