Mercoledì 30 aprile (ore 19) la prima al Teatro Comunale di Firenze

«Tristan und Isolde» inaugura il 77° Maggio Musicale Fiorentino

di Roberta Manetti - - Cultura, Eventi

Il nuovo allestimento di «Tristan Und Isolde»

Il nuovo allestimento di «Tristan Und Isolde»

FIRENZE – Si inaugura con «Tristan und Isolde» di Richard Wagner il 77° Maggio Musicale Fiorentino. Sul podio il Maestro Zubin Mehta, mentre i ruoli dei protagonisti saranno affidati a Torsten Kerl, Heldentenor che ha esperito più o meno tutti i ruoli wagneriani, e Lioba Braun, mezzosoprano che non sdegna ruoli di soprano drammatico, tant’è che nel «Tristan und Isolde» è stata tanto Brangäne (nel 1994, con Barenboim) quanto Isolde.

Un’opera dalla genesi un po’ curiosa: ispirata dalla passione di Wagner per Mathilde Wesendonck e terminata nel 1859, poté essere rappresentata solo sei anni dopo, grazie alla passione di Ludwig II di Baviera per il compositore.

Scriveva Wagner all’ancora amata Mathilde nel 1859: «Temo che l’opera sarà vietata […] Se venisse rappresentata perfettamente porterebbe la gente alla pazzia. Non riesco a immaginare altrimenti», mentre lo scrittore Mark Twain così raccontava le emozioni del pubblico di Bayreuth: «Ho sentito dire di molti che, dopo averlo visto [il «T. u. I.»], non sono riusciti a dormire e hanno pianto tutta la notte».

Forse gli spettatori del 2014 avranno la lacrima meno facile (forse), ma è certo che, tra le opere di Wagner, «Tristan und Isolde» è quella che emoziona il pubblico più trasversale, dal melomane al metallaro. Ricordo che, in occasione della precedente messa in scena fiorentina (1999, direttore sempre Zubin Mehta, che per Wagner ha una sensibilità straordinaria), fu offerta una recita a prezzo popolarissimo, 20.000 lire posto unico. Per una volta la platea non fu il solito placido lago di teste d’argento: età media inferiore ai trent’anni; alcuni crani rasati, molte treccine rasta e soprattutto un mare di chiome maschili fluenti fino a mezza schiena, da praticanti dell’heavy metal. Tutti incantati col fiato sospeso, in silenzio perfetto (a parte il solito trillo di cellulare su un pianissimo; ma questo è incidente che nei teatri capita spesso). D’altronde pure Friedrich Nietzsche commentava: «sono ancora alla ricerca di un’opera che eserciti un fascino così pericoloso, come un brivido per la schiena e una infinità beata come Tristan und Isolde – ma ho cercato invano, in ogni arte».

Sarà perché con «Tristan und Isolde» Wagner non compose un melodramma nella scia di quelli che andavano di moda e che pur commuovevano e continuano a commuovere gli appassionati del genere (anche a ragione: chi mai metterebbe in dubbio l’impatto emotivo della «Traviata», scritta solo otto anni prima?), ma trascese la tragedia, dando vita a un’opera enigmatica, un magma che non si afferra mai del tutto e continua a sfuggire perfino ai grandi direttori dopo cinquant’anni di pratica. Parole di Zubin Mehta, che la dirige dagli anni Sessanta e tutt’ora, dopo, non riesce a dormire… proprio come gli spettatori ottocenteschi di Bayreuth.

Della storia composta nella Francia del nord nel XII secolo (che avrà fruito soprattutto nelle versioni tedesche di poco successive prodotte da Eilhart von Oberg e Gottfried von Strasbourg, benché non sia improbabile anche la conoscenza diretta dei frammenti francesi superstiti) Wagner ritiene pochi eventi e personaggi essenziali (la trama dell’opera è leggibile qui). Dopo che i protagonisti hanno sorbito il filtro, musica e parole iniziano a fondersi (“Versmelodie”), addirittura la musica si fa predominante, mentre si scivola dal giorno alla notte, dal razionale al trascendente, per non dire al mistico. Non per nulla uno sbilanciamento ancor più deciso verso la musica Wagner lo raggiunse nell’esplicitamente mistico «Parsifal» (la sua opera più lunga, ma col libretto più breve).

Nel «Tristan und Isolde» il famoso «Liebestod» finale di Isotta non è l’acme di una tragedia, ma un’ascesa trionfale verso l’unico mondo, al di là della morte, che permetta una vera vita e un’unione amorosa perfetta. Nulla di nuovo sotto il sole, in fondo, dal punto di vista concettuale (non c’era intellettuale cristiano che non esprimesse idee simili, dai Padri della Chiesa agli scrittori medievali oggi ritenuti più profani di quanto non fossero), ma non c’è quasi pagina che non contenga qualcosa di assolutamente nuovo dal punto di vista musicale.

Il regista Stefano Poda parlerà dei criteri che hanno guidato il suo allestimento martedì 29 alle ore 21 nella Sala del Buonumore al Conservatorio (Piazzetta delle Belle Arti, Firenze; un sunto leggibile già qui).

Teatro Comunale (Corso Italia, 16, Firenze; biglietti acquistabili online qui; ulteriori info qui)

«Tristan und Isolde». Azione in tre atti. Musica e libretto di Richard Wagner

Nuovo allestimento. Lingua originale, con sopratitoli in tedesco e italiano.

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Direttore: Zubin Mehta, Maestro del coro: Lorenzo Fratini

Regia, scene, costumi, luci, coreografia: Stefano Poda, Drammaturgo e assistente regia, scene, costumi, luci, coreografia: Paolo Giani

Tristan: Torsten Kerl

Isolde: Lioba Braun

Kurwenal: Martin Gantner / Juha Uusitalo (7,11)

König Marke: Stephen Milling

Brangäne: Julia Rutigliano

Melot: Kurt Azesberger

Ein Hirt / Ein Junger Seemann: Gregory Warren

Ein Steuermann: Italo Proferisce

Mercoledì 30 aprile, ore 19:00
Domenica 4 maggio, ore 15:30
Mercoledì 7 maggio, ore 19:00
Domenica 11 maggio, ore 15:30 

Guide all’ascolto al Piccolo Teatro del Comunale: 4 maggio, ore 14.45, 7 maggio, ore 18.15, 11 maggio, ore 14.45

 

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