Va punito chi sbaglia, ma chi ricopre cariche istituzionali non deve sparare nel mucchio

Le forze dell’ordine meritano rispetto: anche dal presidente della Camera

di Paolo Padoin - - Cronaca, il Blog di Paolo Padoin, Lente d'Ingrandimento

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Una manifestazione romana

Oggi 10 maggio, nella ricorrenza del 162 anniversario della fondazione della polizia di Stato, nella sala Luca Giordano di Palazzo Medici Riccardi le autorità e i colleghi si sono stretti intorno al questore, Raffaele Micillo, e ai suoi poliziotti per ringraziarli e attribuire loro il giusto riconoscimento per l’azione essenziale che ogni giorno, insieme alle altre forze dell’ordine, svolgono a tutela della nostra sicurezza e della nostra libertà.

POLIZIA – Un lungo applauso e un virtuale abbraccio hanno sottolineato non solo il brillante successo dell’ultima operazione che ha portato alla cattura del presunto assassino di Cristina,  la donna barbaramente uccisa a Ugnano, ma soprattutto l’enunciazione di tutta la lunga serie di attività svolte dalla polizia nel corso dell’anno. Non voglio qui fare la cronaca della giornata (che trovate in altra parte di FirenzePost), ma credo che la ricorrenza ci offra l’opportunità per sottolineare da un lato l’azione fondamentale di chi garantisce la civile e ordinata convivenza – non sottacendo alcuni comportamenti disdicevoli  che  hanno giustamente posto sotto una luce negativa singoli appartenenti al corpo – e dall’altro di rimarcare alcune circostanze che non consentono spesso alle forze dell’ordine di svolgere con serenità ed efficacia il loro servizio.

ORDINE – Partiamo da alcuni episodi recenti che hanno visto polizia, carabinieri e altre forze dell’ordine impegnate allo stadio, per arginare la violenza di gruppi di tifosi delinquenti e teppisti, e in altre manifestazioni a Roma o in Val di Susa.
Sull’onda emotiva di alcuni episodi certamente da condannare (e per i quali alcuni poliziotti giustamente sono stati condannati o verranno sottoposti a procedimento disciplinare) o di comportamenti controproducenti di esponenti sindacali (applausi del Sap ai responsabili dell’uccisione di Federico Aldrovandi) si è imbastita una campagna denigratoria, nata dalle dichiarazioni di parenti delle vittime di poliziotti. L’iniziativa ha subito ottenuto l’appoggio di alcuni esponenti politici pronti a cavalcare la situazione, fra i quali – e la cosa ha francamente stupito –  la presidente della Camera, Laura Boldrini.

PROPOSTE – Si propone di porre un id number sulla divisa dei poliziotti, si chiede di rendere pubblici, eliminando il segreto, i procedimenti disciplinari interni al corpo, si sollecita l’introduzione rapida del reato di tortura. Tutto come se i nemici pubblici numero 1 fossero le forze dell’ordine. Ovviamente al coro di denigrazione delle forze di polizia, in altro contesto, quello della Val di Susa, si sono associati intellettuali della sinistra radical chic che se la sono presa anche con la magistratura.

NAPOLITANO – In questo clima, per fortuna, è intervenuto il Capo dello Stato il quale, ricevendo i rappresentanti della polizia, ha ribadito la propria stima e vicinanza alle forze dell’ordine e ha puntato il dito contro un «clima di diffidenza nei confronti delle forze di polizia», soprattutto quando impegnate in compiti di ordine pubblico, con «polemiche indiscriminate alle quali sapremo reagire, e lo faccio io stesso». Giorgio Napolitano ha perciò invocato «intransigenza assoluta e rigore» contro chi si presenta alle manifestazioni «con spranghe e bombe-carta, chi attacca senza scrupolo anche sapendo di poter colpire molto gravemente, chi incendia e devasta». Pur non tacendo che «comportamenti scorretti e abusivi di singoli», debbono essere colpiti con «regole anche più chiare e vincolanti, nell’interesse del Corpo». Tuttavia – ha concluso il presidente- «mai questi fatti possono oscurare il rispetto dovuto, alla maggioranza degli appartenenti alle forze di polizia e all’istituzione Polizia di Stato».

PANSA – Confortato da queste dichiarazioni il capo della polizia, prefetto Alessandro Pansa, ha annunciato che saranno adottate nuove regole d’ingaggio per chi opera in ordine pubblico, anche a difesa del personale impiegato. Oggi i telefonini riprendono ogni azione e ogni atto di chi agisce sulla piazza, i manifestanti possono quasi impunemente attaccare gli agenti e filmarne l’azione, pubblicando poi su internet quello che a loro interessa, a danno delle forze dell’ordine. Più volte chi opera per la sicurezza ha chiesto che alle manifestazioni siano presenti anche magistrati che possano verificare anche di persona quello che accade e possano intervenire con procedimenti immediati contro chi delinque. In uno degli ultimi attacchi dei No – Tav al cantiere di Chiomonte erano presenti, accanto alle forze dei polizia, anche due pubblici ministeri della procura di Torino. Può essere anche questo un deterrente forte contro chi agisce illegalmente confidando nell’impunità.

Occorre perciò che lo Stato sia sempre più vicino ai tutori dell’ordine, che intervenga quando sbagliano, ma punisca in modo severo, determinato e soprattutto immediato coloro che in occasione di qualsiasi tipo di manifestazione delinquono o attuano comportamenti violenti. Occorre infine che la classe politica più responsabile reagisca decisamente per controbattere affermazioni e accuse deliranti che comitati vari, alcune parti politiche e intellettuali radical chic muovono troppo spesso a magistratura e istituzioni, delegittimandole. Polizia, carabinieri, forze dell’ordine in genere sono uno dei pilastri della nostra democrazia. Ricordiamolo più spesso, e non soltanto quando piangiamo qualche caduto per servizio o qualche ferito grave. Difendendo loro, rendendo più agevole e sicura la loro azione tuteliamo anche la nostra sicurezza e la nostra comunità nazionale.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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