Nessuno può fare più finta di niente o voltarsi dall'altra parte

Immigrati: servono solidarietà e modi risoluti (anche con l’UE)

di Il Centurione - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento, Politica

Immigrati

Immigrati in attesa di sbarcare sulla costa siciliana

L’ inarrestabile flusso di migranti verso le coste meridionali italiane, con il drammatico carico di tragedie, conferma i limiti di governi e burocrazie, nazionali ed europee, rispetto alla più grande sfida dell’ oggi e, temiamo, del domani. L’approccio al problema dell’ immigrazione  si declina difatti secondo orizzonti modesti. Nonostante ariosi dibattiti e spocchiosi proclami, si finisce per concentrarsi sull’ entità degli ingressi, ricercando il modo più indolore per sostenere la pressione di masse crescenti che si affollano sulle coste settentrionali dell’ Africa ed ai confini dell’ area balcanica. Per rimanere a “Mare nostrum” si tratta di un‘ iniziativa che al massimo mette in luce il coraggio e la buona volontà del nostro personale, mentre è ormai chiaro che si tratta di un’ operazione concettualmente sbagliata: i naufragi continuano e gli arrivi  nei primi mesi del 2014 sono addirittura incrementati dell’ 800% rispetto all’ anno precedente. E si vede anche nella città di Firenze, salvo voltarsi dall’ altra parte con l’ illusoria speranza che se ne occupino gli enti pubblici ed i volontari.

SFRUTTAMENTO. A fronte di una risposta inadeguata agiscono invece forti elementi propellenti. L’ astuto atteggiamento di alcuni governi che utilizzano l’ emigrazione come forma di pressione sull’ Occidente. I gruppi criminali che organizzano i movimenti ed i trasporti. E per venire a noi un sistema economico dove le vie al lavoro nero sono facili ed ancor più favorite dalla crisi feroce in atto da anni. La collocazione degli immigrati in aree non più appetibili per i residenti ed in edifici talvolta fatiscenti, su cui comunque si lucrano affitti altrimenti irrealizzabili.

FIUME. L’ Europa e l’Italia scontano la loro comoda ignavia riguardo al  problema dello squilibrio economico che affligge il pianeta, fino ad oggi colpevolmente eluso. Una volta la fame era geograficamente lontana. Oggi bussa alle nostre porte.  Muove tante persone a cercare condizioni di sussistenza e di vivibilità di cui ora hanno cognizione, mentre prima erano a loro ignote. Un fiume impetuoso non può essere arrestato. L’ uomo, ove abbia acume ed intelligenza, può soltanto porre solidi argini per ridurne gli effetti devastanti, sfruttandone altresì le risorse benefiche.

INIZIATIVE. Allora quali argini erigere? Quello maestro non può che essere la costruzione di relazioni internazionali orientate  alla crescita economica diffusa, che diminuisca ed annulli ogni esistente sacca di miseria e di sottosviluppo. E poi sottrarre i flussi alla  criminalità, non rinunciando a metodi risoluti ma inevitabili, anche se non graditi ad una certa cultura sicuramente evoluta, ma  troppo distante dalla realtà. Accogliere nel rispetto delle leggi, da parte di chi riceve e di chi arriva: il nostro sistema è già troppo ammalato per reggere l’ impatto di ulteriori illegalità. Sogni? Probabilmente sì. Ma a che serve vivere  sotto il campanile di Giotto se il nostro sguardo non sa rivolgersi a mete elevate e se non saremo capaci di esprimere una classe dirigente all’ altezza di tempi?  Ma forse la nostra attuale aspirazione è principalmente  quella di riempire di turisti i  fast food, anzi i kebab, e di vendere qualche borsa in più,  possibilmente contraffatta.

 

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