Toscana, consumi a picco e disoccupazione all’8,7%. Ci salva un po’ l’export. Ripresa (forse) dal 2015

Economia toscana, timidi segnali di ripresa in una situazione grave
Enrico Rossi, Presidente della Regione Toscana
Enrico Rossi, Presidente della Regione Toscana

FIRENZE – Se il 2013 è stato ancora un anno di recessione, il 2014 si prefigura ancora di crisi. Ma il 2015 dovrebbe diventare il momento di avvio della ripresa. È la sintesi del rapporto 2013 sulla situazione economica in Toscana, presentato ieri 10 giugno a Firenze e realizzato dall’Irpet, l’istituto regionale di programmazione economica, e da Unioncamere Toscana. Sono crollati gli investimenti, con 30 miliardi, tra pubblico e privato, persi per strada dal 2009 a ora. Una crisi grave perché ha colpito di più l’industria, dove un posto di lavoro su cinque è andato perso, e per gli effetti sul mercato del lavoro: 158 mila disoccupati, 45 mila tra i giovani.

ROSSI – Alla presentazione dei dati è intervenuto anche il presidente della Regione, Enrico Rossi, il cui mandato di governo è ormai nell’ultimo anno (le elezioni regionali si terranno a primavera 2015). Per il governatore un’occasione, quella del rapporto Irpet, di presentare anche un bilancio delle proprie iniziative contro la crisi, pensando forse anche al suo ruolo personale nella prossima legislatura. Il Partito democratico deciderà infatti ufficialmente, ma solo «a fine autunno», aveva precisato il segretario toscano Dario Parrini, se e come fare le primarie interne per la candidatura alla presidenza della Regione nel 2015. Sul punto, però, Enrico Rossi, che in passato aveva pubblicamente chiesto che si facessero le primarie a cui lui si candidava a partecipare, resta abbottonato. E al cronista, che poco prima della presentazione del rapporto Irpet, gli pone la questione, replica: «Sono in linea con la segreteria del mio partito. Di primarie si parlerà solo quando sarà il momento».

Sull’economia toscana il governatore chiede un passo più deciso, con l’aiuto anche delle categorie economiche, contro il sommerso e l’economia illegale, «che mangia l’economia sana», e un allentamento delle politiche pubbliche di rigore e austerità volute dall’Europa e «che nel medio periodo non hanno pagato». «Giuste sulla spesa corrente – dice Rossi – ma non sugli investimenti».

«Tre anni fa ad ottobre, quando la crisi ha ripreso a correre e pesante si è fatto il taglio sulle risorse pubbliche, ho pensato che la Toscana rischiava di non farcela – ha detto ancora Rossi – ma ci siamo messi a testa bassa e dopo tre anni possiamo dire che la Toscana è in piedi e tiene». «Adesso però – ammette – siamo a un punto limite. Che alla pubblica amministrazione sia concesso di spendere un po’ di più: per ultimare le opere infrastrutturali che mancano, per potenziare il trasporto ferroviario o realizzare le terze corsie in autostrada dove servono». Tutte opere bloccate o rallentate dal patto di stabilità e dalla spending review, ma a volte anche da «un eccesso di burocrazia». Opere da mezzo miliardo che renderebbero la Toscana più competitiva e che «peserebbero con un mutuo solo per 40 o 50 milioni l’anno sui bilanci regionali», dice Rossi. Come dire, si può fare. Basterebbe poco.

 EXPORT  E TURISMO – L’economia toscana, spiega il rapporto di Irpet e Unioncamere, ha affrontato il peso della crisi in questi anni, e anche nel 2013, grazie soprattutto alle esportazioni, che sono cresciute: un balzo dal 2008 del 16,6%, il più alto tra le regioni italiane. Anche il turismo ha retto grazie agli stranieri. Due punti di forza, in un presente fatto di recessione e posti di lavoro persi, dove crescono, di poco, solo agricoltura, non come produzione ma valore aggiunto, e terziario high tech. Due punti di forza da cui la Toscana potrebbe ripartire per costruire lo sviluppo di domani.

CONSUMI E INVESTIMENTI – Il 2013 si è confermato un anno di recessione. Colpa dell’ulteriore calo dei consumi delle famiglie, della domanda pubblica che ha continuato a contrarsi e colpa degli investimenti privati anch’essi in calo. La flessione dell’attività economica in Toscana è andata comunque via via rallentando e le aspettative degli operatori economici hanno evidenziato sintomi di progressivo miglioramento verso la fine dell’anno. La caduta del Pil 2013 in Toscana è stimabile attorno a 1,4 punti percentuali: il Pil dell’Italia ha perso l’1,9 per cento.

DISOCCUPAZIONE ALL’8,7% – In questo contesto è soprattutto la situazione del lavoro a presentare le più forti criticità: il tasso di disoccupazione, pur restando ben al di sotto della media nazionale, ha raggiunto l’8,7%, pari a 158 mila toscani (12,2% il dato italiano). Rispetto al 2008 si sono registrati a fine dello scorso anno, quasi 22 mila occupati in meno e 65 mila disoccupati in più raggiungendo, quindi, le 150 mila unità. A essere colpiti dalla debolezza della domanda di lavoro sono stati più i giovani, con un tasso di disoccupazione degli under 30 al 22%. Tra le probabilità di ingresso nel mondo del lavoro, hanno la meglio le modalità più flessibili. Quanto a disoccupazione e inattività, le due facce del fenomeno Neet, si viaggia oramai attorno al 20,2%, superando le 100 mila unità, oltre 50 mila dei quali disoccupati ed altri 30 mila scoraggiate.

STAGNAZIONE – Le previsioni indicano che il 2014 sarà un anno di stagnazione, ma senza perdite. Questo sarà il frutto, ancora una volta, di forze che agiscono in direzione opposta e che si bilanceranno quasi perfettamente: da un lato la domanda interna ancora in flessione (anche se più attenuata rispetto al 2013), dall’altro la domanda estera ancora in espansione. La vera ripresa sembrerebbe dunque rimandata al 2015 quando ci si attende una crescita del Pil attorno all’1,3%, non particolarmente vigorosa e quindi insufficiente a recuperare le perdite accumulate nel corso di questa crisi, ma comunque importante per reintrodurre elementi di fiducia tra gli operatori economici.

 

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Domenico Coviello

Giornalista

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