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L'avvio scoppiettante fra Bianchi e Azzurri (foto Umberto Visintini)

Calcio storico: finale appesa a un filo. Bianchi a rischio squalifica. Regole applicate a singhiozzo

L'avvio scoppiettante fra Bianchi e Azzurri (foto Umberto Visintini)
I calcianti Azzurri e Bianchi si fronteggiano in mezzo alla piazza (foto Umberto Visintini)

FIRENZE – Dopo la bufera il caos. Rischia di saltare la finale del Calcio storico nella fatidica data del 24 giugno, festa di San Giovanni Battista patrono di Firenze. Soprattutto perché non si sa ancora quali saranno le finaliste. Dopo la sospensione della partita fra Verdi e Rossi, di domenica 15 giugno, con vittoria a tavolino a quest’ultimi perchè un calciante verde espulso non era uscito dal campo, è finita nel mirino anche la semifinale Bianchi-Azzurri di sabato 14. I Bianchi avevano vinto per due a cacce a una, segnando agli ultimi minuti. Ma è venuto fuori che anche in questa partita ci sarebbe stata un’irregolarità: un calciante bianco espulso sarebbe rientrato in campo.

GIUDICI – Gli Azzurri, che hanno presentato ricorso, sostengono di aver segnalato l’anomalia ai giudici di campo già durante la partita, ma aggiungono che questi li avrebbero sollecitati a continuare giocare senza prendere provvedimenti. Perché? E perché i giudici, il giorno dopo, per un episodio analogo, hanno sospeso la partita? Ora ogni decisione è nelle mani della commissione disciplinare che si riunirà giovedì 20 giugno. Ma c’è molta perplessità a far disputare una finale Azzurri-Rossi, ossia fra due squadre vincitrici a tavolino. Perplessità che animano gli stessi calcianti possibili finalisti. Alle quali possiamo aggiungere quelle su un regolamento che ha snaturato completamente il gioco: che non è certo quello del 17 febbraio 1530, quando i fiorentini giocarono in scherno a Carlo V che assediava la città. Ora due schiere di calcianti si fronteggiano al centro della piazza, agitando i pugni, per decine di minuti. Senza che succeda quasi nulla al di là di qualche inutile scazzottata.

Vogliamo ricordare com’erano diverse le partite degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta? Poi vennero i placcaggi programmati. Con la piazza popolata di mucchietti di calcianti avvinghiati, due a due. Quando uno riusciva a liberarsi, scavalcava i mucchietti e correva in caccia. Non era calcio storico nemmeno quello.

STORTURE – A questo punto, è evidente che le storture non si devono cercare solo nel comportamento di qualche calciante che ha fatto le bizze nel non voler abbandonare il campo dopo l’espulsione. Le stortura stanno in un regolamento assurdo e nell’incapacità di farlo rispettare al capitolo espulsioni. Chi era incaricato di applicare le norme non l’ha saputo fare. O almeno non completamente. Non si può avere un regolamento applicato a orologeria, cioè di volta in volta e, a quanto pare, con una discrezionalità capace di sfiorare l’arbitrio. E’ giusto, in queste condizioni, far giocare la finale alla squadra che ha perso la semifinale?

COMMISSIONE – Gli stessi Azzurri, che potrebbero essere beneficiati dalla decisione della commissione disciplinare, manifestano perplessità sul fatto di scendere in campo se la commissione disciplinare dovesse assegnare anche a loro la vittoria a tavolino. Se anche fosse giusto nella contingenza del momento, regolamentare, sarebbe singolare, sul piano sportivo, attribuire, il 24 giugno, palio e vitella agli Azzurri sconfitti dai Bianchi. Oppure ai Rossi che, è vero, stavano vincendo per mezza caccia a zero la semifinale con i Verdi al momento della sospensione, ma è altrettanto vero che era il 37’ minuto e che ne restavano da giocare altri 13 minuti. Ancora: gli Azzurri affermano che il bianco espulso è colui che ha fatto il passaggio per la caccia decisiva. I Bianchi ribattono che nella finale di un anno fa, un azzurro espulso fece il passaggio per la prima delle due cacce decisive. I giudici non se ne accorsero e convalidarono.

OPTIONAL – Morale? La certezza sulle espulsioni sembra un optional. In alcuni casi i giudici lasciano correre, in altri usano il pugno di ferro. Così addio certezze, addio regole, addio credibilità del Calcio storico. Che ora appare affidato a una gestione regolamentare davvero approssimativa. E attenzione: i calcianti, che sono stati sempre colpevolizzati per agonismo e irruenza, stavolta appaiono i meno responsabili. E’ l’organizzazione, attraverso l’applicazione puntuale delle regole, che deve garantire l’uscita dal campo degli espulsi. Anche per tutelare i calcianti rimasti in campo nel rispetto del regolamento. Applicare le norme a singhiozzo, un po’ si e un po’ no, non è tollerabile. Anche perché si provoca danno all’immagine di Firenze. Perché val la pena ricordare quel che abbiamo accennato: questo non è un gioco qualsiasi, ma la rievocazione di una pagina di storia, di un evento glorioso e tragico: appunto la partita giocata il 17 febbraio 1530 per prendere in giro l’imperatore Carlo V che voleva riportare i Medici al potere contro la volontà dei fiorentini che avevano proclamato la Repubblica.

NARDELLA – Il nuovo sindaco, Dario Nardella, che come Renzi ama farsi intervistare in tribuna davanti ai figuranti del corteo, deve intervenire per evitare un avvitamento verso il ridicolo. Non giocare la finale sarebbe uno schiaffo per Firenze e una figuraccia davanti ai turisti e alle troupe televisive di tutto il mondo. Ma anche giocarla dopo l’eventuale squalifica dell’unica squadra che ha vinto sul campo al termine dei cinquanta minuti regolamentari non andrebbe bene. Rifondare è la parola che, ora, ricorre sulla bocca di chi pratica e ama il calcio storico.

Calcio storico, palazzo vecchio


Sandro Bennucci

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