L'ultima parola spetterà al consiglio dei ministri

Concordia: tutti vogliono demolirla a Genova. Rossi insiste per Piombino: e si appella a Renzi

di Ernesto Giusti - - Cronaca, Economia, Primo piano

La Costa Concordia al Giglio

La Costa Concordia al Giglio

ROMA – Sarà il consiglio dei ministri, l’arbitro che sceglierà, fra Genova e Piombino, il porto in cui verrà demolita la Concordia. Ma si tratterà di un giudizio solo teoricamente super partes: perché Franco Gabrielli, capo della protezione civile, ha già detto stamani, durante la conferenza dei servizi riunita a Roma, che la società armatrice,la Costa, ha optato per Genova. Due i motivi principali: un risparmio nelle opere di demolizione calcolato in circa 10 milioni di euro e il fatto che, secondo loro, il porto di Piombino non sarebbe pronto prima di settembre. Ossia in ritardo, visto che ci sarebbe l’intenzione di portar via il relitto dal Giglio poco dopo la metà di luglio.

TOSCANA – Ma contro l’ipotesi Genova si è scagliato Enrico Rossi, governatore della Toscana: che ha votato contro Genova insieme alla Provincia di Grosseto. Perdendo nettamente (17-2), ma anche costringendo Gabrielli a rimandare la scelta finale al governo, quindi a Matteo Renzi, visto che non è stata raggiunta l’unanimità. Rossi insiste per Piombino, dove, anche con il contributo del governo (un’ottantina di milioni), sta nascendo un polo per demolire le grandi navi, anche con il timbro dell’Unione Europea. La Concordia potrebbe essere la prima, poi seguirebbero le navi militari in via di dismissione.Ma ora è braccio di ferro. Rossi sostiene che la scelta di Genova espone una bella fetta di Mar Tirreno a un rischio grave: cinque giorni di navigazione del «cadavere» della Concordia attraverso il santuario dei cetacei e in balìa delle condizioni meteo. Che potrebbero non essere buone per cinque giorni di fila. Piombino, invece, sarebbe raggiungibile dal Giglio in appena un giorno di navigazione. Rossi non riesce a capacitarsi per l’orientamento favorevole di Gabrielli verso Genova.

SPACCATURA – Una nota della Protezione civile spiega che «non si è giunti all’unanimità poiché, ai pareri favorevoli, espressi con prescrizioni, di tutte le amministrazioni centrali (ministeri dell’Interno, dell’Ambiente, delle Infrastrutture e dei Trasporti, della Salute e dei Beni e delle Attivita’ Culturali, Ispra, Istituto Superiore di Sanita’, Agenzia delle Dogane) e di quelle liguri (Regione, Provincia e Comune di Genova, Arpal, Autorita’ Portuale di Genova, Azienda Sanitaria di Genova), del Comune di Isola del Giglio, di Arpat Toscana e dell’Azienda sanitaria di Grosseto si sono affiancate le dichiarazioni di contrarietà da parte della Regione Toscana e della Provincia di Grosseto».

ARMATORE– Costa Crociere ha ribadito le motivazioni a sostegno della scelta del trasferimento del relitto della Concordia a Genova per la sua demolizione e riciclo: «Genova è l’unico porto italiano in cui le attività di demolizione e riciclo del relitto possono essere avviate immediatamente contando sulle migliori tecnologie possibili e sui più elevati standard di sicurezza ambientale». «Come azienda abbiamo preso un impegno preciso che intendiamo onorare: rimuovere il relitto della Concordia il prima possibile, in totale sicurezza e con la massima attenzione nei confronti dell’ambiente», ha affermato dice Michael Thamm, amministratore delegato di Costa.

SPERANZA – Rossi ha detto che accetterà le decisioni del Governo, ma spera fino all’ultimo che Genova venga messa in discussione. Affermando: «Se Piombino fosse pronta a  settembre, come chiedo di verificare, non mi interessa chi dovrà fare i lavori, ma il tragitto non è questione privata. Si sono fatte  riunioni numerosissime e tutti quanti riuniti per dire sì a Costa Crociere. Mi sembra una rinuncia da parte dello Stato ad esercitare le sue  prerogative su un bene comune».

 

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Ernesto Giusti

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