Il mondo del pallone s'inchina a un vero maestro

Calcio, addio al grande Di Stefano (anche con un lontano ricordo legato alla Fiorentina)

di Ernesto Giusti - - Sport

Alfredo Di Stefano con le cinque coppe dei Campioni vinte durante la sua straordinaria carriera

Alfredo Di Stefano con le cinque coppe dei Campioni vinte durante la sua straordinaria carriera

Commosso addio del mondo del calcio a un grandissimo: Alfredo Di Stefano, stella del Real Madrid, morto oggi, 7 luglio, a 88 anni. Per Pelè è stato un innovatore e una leggenda, per Messi un mito anche fuori dal campo. Maradona sceglie il silenzio, pubblicando una foto del giovane ‘pibe de

oro’ con Di Stefano.

CARRIERA – Senza il supporto di televisioni e pubblicità il campione argentino, soprannominato ‘la Saeta Rubia’, ‘la saetta bionda’, è diventato un mito del pallone che ha travalicato i confini della Spagna dove ha giocato con il Real Madrid dal 1953 al 1964 realizzando 216 reti vincendo due palloni d’oro, 8 campionati e 5 Coppe dei campioni. Il suo nome è brillato in ogni angolo del pianeta, come quelli di Pelé e Maradona con cui si gioca il titolo di miglior giocatore nella storia del calcio. “Di Stefano è stato il primo giocatore cinematografico che il calcio ha avuto. Prima di lui il pallone era fotografico. Era un rivoluzionario del pallone”, sottolinea in una intervista l’argentino Jorge Valdano ricordando come sia stato un anticipatore del calcio universale di oggi.

REAL – L’esordio di Di Stefano, nato a Buenos Aires il 4 luglio 1926, è con la maglia del River Plate nel ’45. Nella stagione successiva passa all’Huracan per poi trasferirsi ai Millonarios in Colombia. Ed è una amichevole giocata nel ’52 contro il Real Madrid che permette all’attaccante di fare il salto di qualità. A colpire i dirigenti del Real il gioco a tutto campo della ‘saeta rubia’. Quando passa nel ’53 ai ‘blancos’ il Real è a secco di vittorie in Liga da 21 anni. Con Di Stefano il Madrid prende il volo. Il grande rimpianto di Di Stefano restano i Mondiali, con l’Argentina gioca 6 partite segnando altrettante reti ma senza giocare la Coppa; dal ’57 al ’61 veste come oriundo la maglia della Spagna con cui colleziona 31 presenze e 28 gol ma senza giocare mai un match ai Mondiali. Il grande rimpianto è la Coppa del mondo del 1962 in Cile: “Certo che facevo parte dei 22 ma non ho giocato per una lesione alla colonna vertebrale”, ricordava Di Stefano

PELE‘ – Sì, un innovatore, una leggenda del calcio, è stato lui ad aprire per primo le porte dei club europei ai giocatori sudamericani: così lo ricorda Pelè, uno dei più grandi calciatori della storia. Lo fa con una sequenza di quattro tweet, dichiarandosi “triste di apprendere la morte del grande Alfredo Di Stefano“. Ai nostri tempi, ricorda O Rey, il Santos e il Real Madrid sono stati rivali diretti per numerosi anni, per possedere lemigliori squadra di calcio del mondo.

MESSI – “Addio Don Alfredo Di Stefano, una leggenda, un grande dentro e fuori dal campo. Sono vicino a tutta la sua famiglia e agli amici”. Il capitano dell’Argentina, Lionel Messi, piange la morte del connazionale Di Stefano sulla sua pagina Facebook.

CRISTIANO RONALDO – “Don Alfredo ci lascia, ma la sua memoria rimarrà per sempre nei nostro cuori. Le leggende non muoiono mai. Grazie per tutto Maestro”. Con questo messaggio Twitter Cristiano Ronaldo ricorda infine il presidente onorario del Real Madrid. “E’ una giornata molto triste -aggiunge l’attaccante del Real in un secondo cinguettio -. Per me, per tutti i madridisti, per il mondo del calcio”.

FIORENTINA – Grande Di Stefano! Ma a questo punto permettete un ricordo in chiave viola, inteso come Fiorentina. Era il 30 maggio 1957 e i viola, straordinari campioni d’Italia nel 1955-56, con una squadra meraviglia guidata da Miguel Montuori e Julinho, approdò alla finale della Coppa dei Campioni 1956-57. Dove? Proprio a Madrid, nella tana del mitico Real capitanato, appunto, da Alfredo Di Stefano. Che nel primo tempo non riuscì a far breccia nella granitica difesa dietro alla quale c’era Giuliano Sarti, portiere paratutto. E chissà se ce l’avrebbe fatta, il Real, a passare se, al 23’ del secondo tempo, un arbitro un po’ troppo generoso non avesse giudicato da rigore un presunto fallo  di Ardico Magnini fuori area. Dito sul dischetto. Proprio Di Stefano alla battuta: gol. Addio sogno dei viola. Sette minuti dopo arrivò il raddoppio di Gento. Due a zero, per la gioia di tutta Madrid e la sensazione, da parte della Fiorentina, di essere stata un po’ sacrificata alla gloria merengue. Di Stefano, comunque, si comportò da signore. E vabbè: sono passati 57 anni e ormai tutto è in archivio. Addio grande Alfredo, ci resta la soddisfazione di averti fatto sudare più di quanto ti saresti aspettato.

 

 

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Ernesto Giusti

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