Il presidente della Regione Toscana detta le condizioni a Renzi

Concordia, diktat di Rossi: non farà partire il relitto per Genova senza la garanzia di rottamare a Piombino le navi militari

di Sandro Bennucci - - Cronaca, Economia, Politica, Primo piano, Top News

I lavori attorno alla Concordia per farla tornare a galleggiare

I lavori attorno alla Concordia per farla tornare a galleggiare

FIRENZE – «Il prefetto Gabrielli mi ha chiesto di accordare la mia intesa all’ordinanza che consentirà di trasportare a Genova il relitto della Costa Concordia. Intendo evitare contenziosi che non appartengono alla mia visione dei rapporti istituzionali, ma porrò una condizione: che venga assegnato a Piombino, come promesso, lo smantellamento di 44 mila tonnellate di navi militari da rottamare».

Dopo che per tutta la giornata si sono diffuse, soprattutto dall’isola del Giglio, le notizie sul rigalleggiamento della Concordia e della partenza, ormai vicina per Genova, Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, convoca una conferenza stampa per fare le sue precisazioni. Ma soprattutto per dettare la sua condizione al premier Matteo Renzi: non firmerà il nulla osta per la partenza del relitto della nave di Schettino se il governo non procederà all’attuazione dell’accordo di programma per Piombino e allo stanziamento dei 40 milioni di euro necessari all’Autorità portuale di Piombino per procedere alla gara necessaria per lo smaltimento delle navi militari in disarmo che stazionano in vari porti italiani. Lo può fare? Il presidente della Regione è la massima autorità sanitaria della Toscana e il suo nullaosta, in questo caso, risulta indispensabile.

Ancora Rossi: «Naturalmebnte dovranno essere rispettate tutte le condizioni di tutela ambientale per il Giglio e per il mare. Voglio comunque esprimere il mio rammarico perché non si è voluto prendere neppure in considerazione l’ipotesi di Piombino, come avevo chiesto in occasione della conferenza dei servizi, né procedere a un confronto tra progetti, nonostante sia sempre vigente una delibera del Consiglio dei ministri che indicava proprio in Piombino, il porto più vicino, come la destinazione del relitto. Ripeto anche la preoccupazione che ho sempre espresso da un punto di vista ambientale per i rischi cinque volte più grandi nel trasporto della nave a Genova anziché a Piombino. Voglio aggiungere che la Costa Concordia a Piombino avrebbe potuto anche risolvere una questione sociale enorme. Capisco che si colloca su un altro piano, ma devo farlo presente: una grande questione sociale esploderà a ottobre con 2000 cassintegrati, più o meno questa è la previsione che viene fatta a seguito della chiusura della siderurgia Lucchini».

Enrico Rossi ha premiato con il Pegaso Sara Morganti

Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana

Tutto qui? No, il governatore è un fiume in piena: «Sarebbe cosa giusta e corretta se il giorno prima dell’intesa, che io darò sulla rimozione della nave e sul suo trasporto a Genova, venisse da parte del Governo un segnale concreto, per tempistica e risorse, sull’accordo per il naviglio militare a Piombino, l’unico porto che ha ad oggi tutti i permessi in regola per lo smantellamento di questi scafi. Un accordo che è stato fatto ancora prima di conoscere la destinazione di Costa Concordia (un relitto da 60 mila tonnellate contro le 44 mila delle navi militari) e che è l’anello di un progetto più generale, di filiera corta, per la ripresa della siderurgia a Piombino. Anche se Costa Concordia andrà a Genova questo non significa che il valore complessivo del progetto venga meno».

Rossi ha anche detto di aver avuto un colloquio telefonico con Luca Lotti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che ha detto di stare lavorando per reperire i finanziamenti.

Intanto, al Giglio si lavora intorno alla Concordia per favorire il rigalleggiamento. Il sindaco, Sergio Ortelli, ha paura di quel che resterà dopo la partenza del relitto. La società armatrice non ha fatto conoscere il suo piano definitivo. La neve è immersa per 30 metri. Con il rigalleggiamento dovrà emergere di circa 12 per ottenere un pescaggio di circa 18 metri e mezzo: poi potrà essere trainata via mare e, soprattutto, potrà accedere alla diga foranea e al molo est del porto di Genova Voltri. Dal 14 luglio si devono far emergere gradualmente quattro ponti, dal 6 fino al ponte 3 compreso. La nuova linea di galleggiamento sarà quindi fra il ponte 2 e il 3. Una volta a Voltri,  spiegano dal consorzio Titan Micoperi, il progetto di smaltimento e riciclo prevede una prima fase in cui il relitto sarà alleggerito con attività quali la rimozione di arredi interni e degli allestimenti dei ponti emersi. In questo modo si dovranno guadagnare alcuni metri in più, circa tre da definire a seconda dell’effettivo pescaggio del relitto una volta rigalleggiato.

Nei giorni scorsi, al processo di Grosseto era stato chiesto da Costa spa di dissequestrare la nave dovendo intervenire per smantellare presto una parte cosi’ da togliere pesi, migliorarne il pescaggio e farla agevolmente avvicinare alle banchine dove verrà demolita.

Ma non è ancora tutto. L’Osservatorio che si occupa del rigalleggiamento del relitto, chiede almeno quattro giorni di tempo per leggere le carte. Lo afferma, durante la conferenza stampa convocata da Rossi, Maria Sargentini, presidente dell’organismo di garanzia: «Abbiamo chiesto a Costa un’integrazione della documentazione» per quanto riguarda ad esempio le operazioni da fare subito per il ripristino del fondale marino e appena arriveranno i documenti ci impegniamo a esaminarli subito, ma ragionevolmente serviranno 4 giorni» perché «senza quei documenti l’Osservatorio non si può  esprimere». I documenti richiesti, spiega Sargentini, «devono chiarire una serie di esigenze e riscontri sulla fattibilità delle operazioni». Insomma, senza le salvaguardie richieste, e se non arriveranno precisi impegni del governo per Piombino, la Concordia rischia di non muoversi dal Giglio.

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Sandro Bennucci

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Direttore del Firenze Post
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