Tour de France, Nibali vittoria epica: piange durante l’inno di Mameli. E i francesi …

Vincenzo Nibali sul podio più alto, a Parigi
Vincenzo Nibali sul podio più alto, a Parigi

PARIGI – Emozionato fino alle lacrime che gli hanno rigato il viso. Ecco Vincenzo Nibali sul gradino piu’ alto del podio del Tour de France. Del resto, provoca sempre i brividi ascoltare l’inno di Mameli a Parigi, dopo una gara. E lui ha ammesso di non aver provato mai una sensazione così. Da oggi entra nel ristrettissimo novero di corridori che hanno vinto Tour, Giro d’Italia e Vuelta di Spagna. Prima di lui c’erano riusciti solo in cinque: Eddy Merckx, Felice Gimondi, Bernard Hinault, Jacques Anquetil, Alberto Contador.

 

DOMINATORE – Nato a Messina  trent’anni fa (li compirà il 14 novembre),  trapiantato prima in Toscana e (da poco) a Lugano, Nibali corre per l’Astana. Soprannominato lo “Squalo dello Stretto” per il suo modo di correre sempre all’attacco, approdò al professionismo nel 2005 con la Fassa Bortolo. Nel 2006 entrò a far parte della Liquigas ottenendo il prestigioso Grand Prix de Ouest-France e la convocazione al Mondiale nella prova a cronometro (risultò sedicesimo). Ha stradominato questo Tour, anche grazie al ritiro dell’unico concorrente (Contador) che avrebbe potuto contrastarlo. Ha dominato la corsa gialla dall’inizio alla fine, indossando la maglia di leader della classifica generale al termine di 19 delle 21 frazioni totali della Grande Boucle di quest’anno. Solo alla fine della prima e della nona tappa Nibali non ha indossato la maglia gialla. In tutto, invece, ha vinto quattro frazioni: la seconda, in Inghilterra, con prima azione perentoria; la decima, la piu’ bella, sul pave’ di Rubaix e dintorni; la tredicesima, sulle Alpi, a Chamrousse; infine la diciottesima, sui Pirenei, ad Hautacam, dimostrando di essere il piu’ forte di tutti, su qualsiasi percorso, asfalto e pendenza.

 

PAOLO CONTE – E i francesi? Non importa essere psicologi per capire il loro stato d’animo. Oppure basta citare la rima di Paolo Conte, oggi sicuramente gettonatissima: “I francesi  ci rispettano, che le balle ancora gli girano”. Musica e parole erano dedicate a Gino Bartali, capace di far inchinare i francesi in un dopoguerra difficile per loro come per gli italiani. Sì, les italiannes, quei “cugini” d’Oltralpe mai digeriti quando sono capaci di vincere. O stravincere. Non è mai stato facile per gli italiani dominare il Tour, ma le vittorie segnate dal tricolore bianco rosso e verde sono sempre state esemplari. Memorabili.

BOTTECCHIA – La prima volta 90 anni fa. Ottavo figlio di una coppia povera, bersagliere ciclista decorato con medaglia di bronzo nella Prima guerra mondiale, Ottavio Bottecchia è noto tra l’altro perché durante la Milano-Sanremo del 1923 non consumò il sacchetto di rifornimento per portarlo, in treno, ai familiari a casa. Nello stesso anno giunse secondo al Tour, che vinse nel 1924,

conseguendo un record rimasto imbattuto: vinse la prima e indossò la maglia gialla fino all’ultima delle 34 tappe. Il trionfo del ‘muratore del Friuli’, accolto in patria come un eroe e celebrato da Mussolini, fu utile al regime fascista per far passare in secondo piano il delitto Matteotti. Bottecchia si ripetè nel 1925, primo di tre italiani a fare il bis.

BARTALI –Dopo 13 anni brillò la stella di Gino Bartali, protagonista sulle Alpi – storica la fuga sull’Izoard e l’arrivo a Briancon con cinque minuti di vantaggio – e vincitore del Tour. A differenza della Nazionale di Vittorio Pozzo, consacrata il mese prima campione del mondo di calcio, dopo l’arrivo sugli Champs-Elysees, il 31 luglio 1938, Gino non volle fare il saluto romano. Passato l’incubo della guerra – anni in cui l’uomo i Ponte a Ema toscano si dette tanto da fare per salvare gli ebrei (è stato riconosciuto Giusto tra le Nazioni da parte di Israele), Bartali ridominò il Tour.”Quel naso triste come una salita, quegli occhi allegri da italiano in gita”, sempre per citare Paolo Conte, si riaffacciano alla Grande Boucle. E’ il 1948: con le elezioni del 18 aprile vinte dalla Democrazia Cristiana. Il 14 luglio Palmiro Togliatti venne  ferito in un attentato. L’Italia rischiò la guerra civile. Il giorno dopo Bartali stravinse la tappa di montagna Cannes-Briancon. E due giorni dopo si ripetè a Aix-les Bains conquistando la maglia gialla. Il 25, a Parigi, vinse, a 34 anni, il suo secondo Tour. Forse è troppo attribuirgli il merito di aver evitato un bagno di sangue, ma è indubbio che il successo bartaliano, insieme agli inviti alla calma dello stesso Togliatti, stemperarono la tensione.

COPPI – L’anno dopo bis azzurro. Con Fausto Coppi che, dopo aver vinto il Giro d’Italia, s’impose in Francia. Battendo proprio  Bartali. Il Campionissimo ripeterà l’accoppiata Giro-Tour nel 1952, l’anno della famosa foto dello scambio della borraccia sul Galibier (anche se non e’ chiaro se Fausto l’abbia passata a Gino o viceversa, o addirittura se non sia stata una messinscena).

NENCINI – La settima vittoria di un italiano (il quarto) al Tour arrivò nel 1960. Anche stavolta il successo di Gastone Nencini, un mugellano, s’intrecciò con le vicende politiche, seguendo di pochi giorni le proteste contro il congresso dell’ Msi a Genova, le manifestazioni e gli scontri tra dimostranti e forze dell’ordine in diverse citta’, i morti di Reggio Emilia; eventi che portarono alla caduta del governo Tambroni.

GIMONDI – Nel 1965 esplose Felice Gimondi, che conosceva la Francia per aver vinto, prima, il “Tour de l’avenir” riservato ai giovani. Quindi fu la volta del compianto Marco Pantani (1998) e di un lungo periodo, 16 anni, senza che un italiano potesse arrivare a Parigi in giallo. Fino a oggi, 27 luglio 2014, quando Vincenzo Nibali, con il voto rigato dalle lacrime durante l’inno di Mameli, ha fatto di nuovo “girar le palle” ai francesi.

 

 

 

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Sandro Bennucci

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