Per riequilibrare le finanze pubbliche continuano ad essere considerati il bancomat del governo

Pensionati sotto assedio: ancora tagli in vista per gli assegni più alti

di Paolo Padoin - - Cronaca, il Blog di Paolo Padoin, Lente d'Ingrandimento, Politica

Il governo vuole usare i pensionati come bancomat

Il governo vuole usare i pensionati come bancomat

Si riapre il caso pensioni: i conti per ora sono al sicuro, i futuri assegni degli italiani un po’ meno. La legge Fornero-Monti del 2011 era stata la sesta riforma della previdenza nell`arco di quindici anni e nelle intenzioni doveva essere quella definitiva. In realtà non è così. Recentemente il governo ha rimesso mano a quella riforma, ma sulla prevista uscita anticipata dei 4.000 professori la Ragioneria ha bocciato la deroga perché le coperture sono insufficienti. Occorre reperire altri fondi per coprire questo eventuale buco, e quindi si riaffaccia l`ipotesi di un prelievo sugli assegni più alti, per i quali dovrebbero essere colpiti i vantaggi derivanti dal sistema retributivo.

SPESA – In base al modello previsionale dell`Inps, anche tenendo conto delle tutele previste per i cosiddetti esodati, la spesa prevista per le quattro principali gestioni dell`istituto si ridurrà di oltre 80 miliardi nel solo decennio 2012-2021, grazie ai requisiti più stringenti previsti dalla riforma Fornero. E i risparmi proseguiranno negli anni fino ad azzerarsi intorno al 2045. Vanno nella stessa direzione le stime della Ragioneria generale dello Stato, che prendono in considerazione la spesa pensionistica complessiva. In totale le riforme approvate dal 2004 in poi (quindi la cosiddetta Maroni-Tremonti, l`introduzione dell`uscita legata all`aspettativa di vita, e infine appunto la legge Fornero) hanno prodotto risparmi pari a sessanta punti di Pil cumulati, fino al 2050. Di questi, circa un terzo deriva dalle sole norme del 2011. L`effetto è crescente nel tempo a partire dal 2012 e toccherà il livello massimo nel 2020, con una minore spesa pari all`1,4 per cento del Pil, ossia a oltre 25 miliardi. A partire dal 2045 la riduzione del numero di pensioni dovrebbe essere compensata dagli importi medi più elevati derivati dall`applicazione del sistema di calcolo contributivo.

CONTRIBUTIVO – Con un sistema previdenziale pubblico che resta a ripartizione (chi è al lavoro paga con i propri contributi le pensioni di chi è a riposo) si rischia però uno squilibrio crescente tra le pensioni assicurate agli anziani di oggi e quelle a cui potranno puntare gli anziani di domani, ovvero gli attuali giovani. Le previsioni della stessa Ragioneria generale dello stato sui tassi di sostituzione (il rapporto percentuale tra la prima pensione e l`ultimo reddito da lavoro) evidenziano per i lavoratori dipendenti una discesa dall`attuale 70 per cento (ipotizzando 36 anni di contribuzione) al 58 per cento nel 2035-2040.

AUTONOMI – Per i lavoratori autonomi (che hanno versamenti contributivi più bassi) va anche peggio perché il tasso crollerebbe al 54,4 per cento già nel 2015 per poi scendere fino al 43 per cento. Sono dati già di per sé non molto confortanti, ma suppongono appunto che si possa vantare una carriera lavorativa di almeno 36 anni, e sono basati inoltre su uno scenario economico che – pur se prudente – con le lenti dell`attualità potrebbe apparire addirittura ottimistico: una crescita del Pil reale pari a circa 1 – 1,5 per cento medio annuo e tassi di occupazione superiori a quelli attuali.

Prima o poi anche questi problemi andranno affrontati e probabilmente saranno affrontati con i tagli alle pensioni più alte. Ma anche in questo caso, come per il passato pioveranno i ricorsi alla Corte Costituzionale, che già nel 2013, per il prelievo sulle pensioni pubbliche, ha dato ragione ai ricorrenti. Perché non puntare invece su maggiori tagli ai costi della politica (parlamento, enti centrali, regioni, comuni) per reperire da lì i fondi per le future pensioni dei giovani? Ma questo governo sembra essere sordo da quest’orecchio e mira invece a continuare nella perversa abitudine di considerare i pensionati come suo bancomat privilegiato.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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