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Carabinieri cinofili su elicottero

Carabinieri: in azione i bloodhound, detectives a quattro zampe della squadra speciale

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FIRENZE – Nome dei componenti la squadra speciale: Gringo, Giove, Gandalf, Golf. Non sono l’alias di detectives che agiscono sotto copertura, ma il loro vero nome da quando sono nati: due anni e mezzo fa. Carabinieri a tutti gli effetti, con tanto di numero di matricola ma con quattro zampe ciascuno. Razza: Bloodhound, altrimenti detto Cane di Sant’Uberto. Specialità: ricerca persone scomparse che si pensa possano essere ancora vive. Tempo di attivazione: pronti a partire al massimo entro mezz’ora dalla chiamata di emergenza. Destinazione: ovunque in Italia, via terra o con elicottero. Né più né meno come le leggendarie teste di cuoio dei Gis, i «colleghi» umani del Gruppo d’Intervento Speciale.

CENTRO CINOFILI – Sono questi quattro cani bloodhound le nuove matricole, anzi il fiore all’occhiello, del Centro Cinofili Carabinieri che ha sede a Castello nell’immediata periferia di Firenze. Unica struttura di questo tipo a livello nazionale, dove vengono addestrati per un periodo che varia da 6 a 8 mesi i «militari a quattro zampe» prima di essere utilizzati per le quotidiane necessità di servizio, tra cui in particolare la ricerca di droga o di esplosivi e in operazioni di polizia giudiziaria. Un’attività per cui sono normalmente addestrati ottimi pastori tedeschi e labrador, che poi andranno in uno dei 24 Nuclei cinofili dell’Arma presenti in tutte le regioni italiane, dove complessivamente sono operativi oltre 300 cani «con le stellette». Non è così per i bloodhound, che restano invece in servizio esclusivamente a Castello, pronti ad essere impiegati ovunque ci sia un’emergenza.

OLFATTO – La scelta di utilizzare questa particolare razza di cani – di fatto il segugio più famoso al mondo – deriva dalle loro particolari caratteristiche olfattive. Quest’ultime sono ancora più sviluppate dello stesso pastore tedesco, che mediamente ha una capacità olfattiva già quaranta volte superiore a quella dell’uomo. Il muso è inoltre più lungo e affusolato per poter «puntare» meglio verso il bersaglio. Anche le orecchie sono lunghe e pendenti, tali da coprire molto spesso la visuale allo stesso cane in modo che possa ancora di più concentrarsi nella sua ricerca.

TARGET – Il target? È la persona scomparsa, che si ritiene possa essere ancora viva. Basta far annusare a Gringo, Giove, Gandalf o Golf una molecola anche minima (da qui il termine «cani molecolari» che però è generico per molte razze canine) di una persona di cui non si hanno più notizie: da un indumento per arrivare anche ad una piccola goccia di sangue o di sudore. Il bloodhound riesce a fissare «solo» quell’odore, in mezzo a migliaia di altri. Da quel momento parte la «caccia» che può durare a lungo. Basta pensare che il cane è in grado di riconoscere quel singolo odore anche a 5 chilometri di distanza e può conservarselo «in memoria» anche per un paio di giorni. Naturalmente tutto dipende dal tipo e dalle condizioni di superficie dove si opera. Un conto sono le strade di una città, un altro un sentiero di campagna dove non smette di piovere da ore. Ma con quasi assoluta certezza, quando non si arriva a trovare lo scomparso, i cani possono dare preziose informazioni sul percorso che ha seguito, restringendo così il campo di azione e ottimizzando i tempi della ricerca.

CONDUTTORE – Naturalmente i quattro della «squadra speciale», come i loro colleghi pastori tedeschi e labrador, non operano mai da soli ma in coppia fissa con i rispettivi conduttori. Obbediscono solo a loro e sono in grado di riconoscere un loro ordine o semplicemente la loro voce in mezzo alla folla. Il momento peggiore? Quello del distacco tra il carabiniere conduttore e il cane che è rimasto al suo fianco per molti mesi, condividendo ogni sguardo e ogni gesto. L’animale – al termine dell’addestramento – lascia il Centro di Castello ed entra in servizio «permanente effettivo» in un’altra città d’Italia. Troverà un nuovo conduttore con cui resterà per anni, ma il cuore all’inizio per un po’ resta a Firenze e quello del suo primo conduttore vorrebbe seguirlo nella nuova sede. Come è il caso del carabiniere scelto Alessia de Donatis, una delle prime conduttrici donna dell’Arma, che si è dovuta a malincuore separare da Yago, e che ora dedica comunque tutto il suo tempo ad Athos, un pastore tedesco di poco meno di 2 anni, ottima promessa nella ricerca di droga.

WHATSAPP – Tanti casi, uno diverso dall’altro, ma legati da un unico comune sentire che non può interrompersi come una lampadina che si spenge con un click. I legami comunque restano. Come il caso di ieri 7 agosto quando ad un carabiniere del Centro, ancora turbato per aver visto partire pochi giorni fa il «suo» cane per la nuova destinazione di Napoli, è arrivato improvvisamente un messaggino WhatsApp. Era il nuovo conduttore del cane che si premurava di informarlo che al suo primo servizio Zidane (questo il nome del pastore tedesco) aveva scoperto circa mezzo chilo di hashish. Come il figlio che ha preso un buon voto a scuola.

CITTADINI – Durante tutta la carriera di un cane sono frequenti i contatti con il Centro Cinofili, per scambiarsi notizie sulle sue condizioni di salute e sui suoi progressi professionali. Ma altrettanto frequenti sono i contatti con la cittadinanza e le scuole, che sempre più numerose chiedono di poter visitare il Centro, accolte con soddisfazione dal comandante colonnello Gianfranco Di Fiore. Spesso squilla il telefono anche da parte di persone che vorrebbero regalare ai Carabinieri un proprio cucciolo: l’offerta prima deve passare attraverso il severo vaglio di una commissione, ma se ottiene segnale verde l’Arma sarà ben lieta di un nuovo «arruolamento». Ancora più frequenti i casi di richieste di ottenere l’affidamento di un cane al termine del suo servizio attivo. E qui la cosa si complica perché nella maggior parte dei casi sono gli stessi conduttori a chiedere (e ottenere) di tenere in casa propria l’animale con cui ha passato tanti anni di servizio, giorno e notte, ricevendo in cambio tenerezza e rispetto. È ormai un membro della famiglia a tutti gli effetti. Quasi impossibile staccarsene. Sarebbe una crudeltà reciproca.

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Sandro Addario

Giornalista

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