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Attacco ai pensionati, retroscena: il governo cerca soldi perchè le riforme sono lente

Renzi e Padoan
Conciliabolo fra il premier, Matteo Renzi, e  il ministro dell’Economia, Carlo Padoan

ROMA – L’accanimento con il quale il Governo rivolge la sua attenzione verso le pensioni, per batter cassa su una categoria senza difese, deriva soprattutto dalla constatazione che la crescita, nel 2014, sarà «molto inferiore» al previsto. E anche le tanto sbandierate riforme, che dovrebbero salvare l’Italia,  «dispiegheranno i loro effetti nel medio termine, ciò significa nei prossimi due anni». Lo ha affermato recentemente il ministro dell’economia, Carlo Padoan, che ha inoltre precisato: «Per vedere un effetto delle riforme sulla crescita c’è bisogno di tempo. Pochi trimestri non sono sufficienti» ha precisato il ministro. E se l’economia italiana si sta contraendo, il ministro sostiene che ciò «non dipende dalle riforme, ma riflette problemi che esistono da tempo». Non nasconde che «il percorso delle riforme in Italia non è stato brillante», ma rivendica le scelte del governo:«Il governo attuale è diverso. Noi stiamo lavorando proprio per fare le riforme e renderle effettive».

RIFORME – Il programma delle riforme, quindi, non cambia, non subisce accelerazioni. «Quello che cambia è che per la ripresa in Italia, ma anche in Europa, ci vorrà più tempo del previsto. Sfortunatamente – ha detto Padoan –  ci siamo tutti sbagliati. Intendo organizzazioni internazionali, governi e via di seguito. Tutti prevedevamo una crescita maggiore per quest’anno nella zona euro e nessuno fino ad ora ci ha visto giusto».

EUROPA – La stessa situazione  «è osservabile in diversi paesi in Europa, ma altrove le riforme hanno un impatto efficace sulla crescita, ma ci vuole del tempo e alcuni trimestri semplicemente non sono sufficienti» ha detto ancora Padoan. «Quindi l’economia italiana ha avuto una contrazione dello 0,2%, come anche la Germania – prosegue -, ma ciò non è causato da un ritardo nelle riforme: riflette problemi preesistenti da tempo. E io sono sicuro che le riforme che stiamo mettendo in campo porteranno benefici nel medio termine, ovvero nei prossimi due anni».

BCE –  «Tutti gli attori in campo facciano la loro parte» ha puntualizzato Padoan. «Quello che vorrei vedere è che tutti facciano la loro parte, che vuol dire per la Bce essere coerente nel portare l’inflazione nuovamente vicina al 2% che è una cifra ragionevole», ma «molto lontana dai livelli attuali».  E proprio Draghi ha annunciato che le misure già decise dalla Bce “concorreranno a riportare i tassi d’inflazione in prossimità del 2%”. Inoltre a settembre entreranno nel vivo le procedure per le nuove Tltro, i finanziamenti che la Bce concederà alle banche per ridare slancio al credito all’economia reale. E a questo punto le banche non avranno più alibi per concedere prestiti a imprese e famiglie.

Con parole sfumate dunque anche il ministro ha riconosciuto che le riforme avviate dal governo Renzi e pubblicizzate con montagne di slides e tweet finora non hanno avuto alcun risultato, e che ci vorranno almeno due anni per vederne i primi effetti. Ripensiamo al primo programma renziano (una riforma al mese), alla fissazione di una  prima scadenza di 100 giorni, per passare poi alla più prudente indicazione dei 1000 giorni, alla previsione mutevole dei termini di approvazione della riforma del senato e di quella elettorale. Nessuna delle scadenze programmate da Renzi è stata rispettata, e questo è un segno dell’inattendibilità delle sue promesse, ma anche delle rilevanti difficoltà per arrivare all’approvazione di un provvedimento. È questo il nodo che il Governo dovrebbe cercare di risolvere, ma in fretta perché la Ue sembra non sia più disponibile ad aspettare ancora.

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Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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